Il Nobel per la Fisica a Giorgio Parisi, uno sprone per il nostro Paese

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-di Giuseppe Esposito-

Se non fosse per la pandemia perdurante e per le ombre che si addensano sul futuro economico del nostro paese, potremmo affermare che questo 2021 sia stato un anno fausto per l’Italia. Le vittorie in campo sportivo quali la vittoria agli Europei di calcio e la messe di medaglie guadagnate dai nostri atleti ai Giochi della XXXII Olimpiade svoltasi a Tokio, hanno contributo a rialzare il morale piuttosto depresso degli italiani.

Certamente l’avvenimento più importante è l’annuncio della attribuzione del Premio Nobel per la Fisica la nostro Giorgio Parisi. Quest’anno è come se il mondo si fosse accorto, all’improvviso che l’Italia, paese in declino da decenni, fosse in realtà ancora un paese vivo e non, come diceva il principe di Metternich, una semplice espressione geografica; un paese ancora in grado di produrre risultati apprezzabili in ogni campo e dunque un paese che può ancora credere nel proprio futuro, nonostante le difficoltà in cui, da decenni, è costretta a dibattersi.

Parisi è il ventunesimo italiano nella nostra storia ad aver vinto il prestigioso riconoscimento della Fondazione Nobel. Tra questi è stato attribuito per sei volte il premio per la Letteratura a Carducci, alla Deledda, a Pirandello, a Montale, Quasimodo e Fo. Sei sono i vincitori del premio per la Medicina: Golgi, Bovet, Luria, Dulbecco, Montalcini e Capecchi. Uno solo è il Nobel per la Pace ed è Teodoro Moneta. Uno quello per la Chimica ed è Natta. Uno quello per l’economia ed è Modigliani. I premi Nobel per la fisica sono sei e nell’ordine: Marconi nel 1909, Enrico Fermi nel 1938, Emilio Segré nel 1959, Carlo Rubbia nel 1984, Riccardo Capecchi nel 2002 ed infine Giorgio Parisi nel 2021.

Ma della piccola pattuglia occorre considerare che quella di Guglielmo Marconi fu una storia a sé, fu un pioniere che condusse la sua avventura in solitario. Riccardo Giacconi era italiano ma aveva studiato e lavorato sempre negli Stati Uniti. Gli altri sono tutti legati ad una realtà che vide la luce negli anni Trenta a Roma. Nel 1934 con la Creazione del Regio Istituto di Fisica dell’Università di Roma, sito in via Panisperna 90. In quell’istituto Enrico Fermi raccolse intorno a sé un piccolo gruppo di studiosi che poi, prese a chiamare, colloquialmente “il gruppo di via Panisperna”. Di quel gruppo facevano parte personalità quali Oscar D’Agostino, Edoardo Amaldi, Franco Rosetti ed Emilio Segré, anch’egli futuro premio Nobel.

La principale scoperta del gruppo fu la proprietà dei neutroni lenti in Fisica nucleare. Scoperta che portò alla realizzazione del primo reattore nucleare e poi, purtroppo alla bomba atomica sganciata irresponsabilmente, dagli americani su Hiroshima e Nagasaki.

Quel gruppo aveva fondato la tradizione degli studi di fisica che avrebbero portato poi all’assegnazione del Nobel a scienziati italiani e sempre nel campo della Fisica.

Per arrivare a vedere di nuovo il premio attribuito ad un italiano, abbiamo dovuto attendere ben 37 anni dopo quello attribuito a Carlo Rubbia.

Nel frattempo, il  declino del paese è apparso ai più inarrestabile. Molte sono le Cassandre che esprimono dubbi sul nostro futuro. Eppure questo Nobel ci dice che sotto la generale indifferenza alcuni piccoli focolai continuano ad ardere  e riscaldano le nostre speranze di poter risorgere, sebbene in questi decenni un classe politica indegna abbia devastato la Scuola e l’Università con interventi ignobili e privandola sempre più delle risorse necessarie a sopravvivere. Una classe politica che, ad un settore importante quale quello della ricerca scientifica, destina solo poche briciole del PIL nazionale e che lascia coloro che alla ricerca, nonostante tutto si dedicano, in uno stato di precarietà che dura per tutta una vita. Per questo motivo molte delle nostre migliori intelligenze sono costrette a cercare altrove la loro possibilità di avere una vita dignitosa ed il nostro paese si impoverisce sempre di più e sempre più marcatamente si priva delle risorse che possono garantire il necessario sviluppo in campo scientifico.

È per questo che il Nobel di Giorgio Parisi ci rincuora, anche se c’è, forse da considerare che lo scienziato ha compiuto quest’anno 73 anni e dunque si può dire che egli appartenga alla generazione precedente a quella di coloro che sono stati definitivamente precarizzati e costretti a partire.

Giorgio Parisi è nato a Roma il 4 agosto 1948. Conseguita la maturità scientifica si iscrisse all’Università La Sapienza di Roma, dove, nel 1970 si laureò in Fisica, sotto la guida di Nicola Cabibbo, con una tesi sul bosone di Higgs.

È stato ricercatore presso il CNR e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Ha lavorato presso la Columbia University e presso l’Institut de Hauts Etudes Scientifiques e l’ Ecole Normale Superieure di Parigi. In Italia è stato docente di Fisica teorica presso l’Università di Tor Vergata, prima e poi a La sapienza di Roma.

Nel 2018 è andato in quiescenza ed è stato nominato presidente dell’Accademia dei Lincei.

Gli studi che lo hanno reso noto in campo internazionale riguardavano la Fisica quantistica, la Teoria dei Campi, i Sistemi dinamici, la Fisica matematica e la Fisica della materia condensata.

La motivazione con la quale gli è stato assegnato il Nobel è stata: “Per la scoperta della interazione tra il disordine e le fluttuazioni nei sistemi fisici, dalla scala nucleare a quella planetaria.”

Nel corso della sua carriera ha vinto numerosissimi premi quali: Premio Feltrinelli nel 1986, Medaglia Boltzamann nel 1992, Medagli Dirac nel 1999, Premio Enrico Fermi nel 2002, Premio Nonino nel 2005, Premio Gaileo nel 2006, Medaglia Planck nel 2010d altri numerosissimi riconoscimenti. Nel 2005 è stato nominato Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e nel 1998 gli è stata attribuita la Medaglia d’oro dei benemeriti della scienza e della cultura.

All’annuncio della assegnazione del Nobel la sua prima dichiarazione è stata: “Sono felice. Non me l’aspettavo.” Ha poi aggiunto, polemicamente: “Il Nobel è un riconoscimento alla scienza italiana. Il Governo è orgoglioso? Lo dimostri nella prossima Finanziaria.”

Ha infine rivolto il pensiero al suo antico maestro, Nicola Cabibbo, così dicendo: “Il Nobel sarebbe dovuto andare a Nicola Cabibbo, mi dispiace che le scelte della Fondazione Nobel non siano andate in quella direzione.” Parole di rammarico che confermano la continuità con la tradizione, nel campo della Fisica,  nata col gruppo dei “Ragazzi di via Panisperna”, negli oramai lontani anni Trenta.

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