Il Museo delle Arti Sanitarie presso l’Ospedale degli Incurabili

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-di Giuseppe Esposito-

Sul versante sud del cortile degli Incurabili, un ampio scalone in piperno a doppia rampa conduce al corpo di fabbrica originario del Cinquecento, dove aveva sede il Monastero delle Convertite o, come si dice a Napoli, delle Pentite. Erano ex prostitute redente dalla nobile napoletana Maria Lorenza Longo. Esse erano impiegate per lo più nell’assistenza delle luetiche, ritenendo che essendo state, in gioventù, affette dal male ne fossero ormai immuni.

Sullo scalone è posto quello che è denominato “pozzo dei pazzi” a ricordo della presenza dei malati di mente, che qui furono ospitati fino all’apertura del Manicomio di Aversa, in epoca murattiana (1808 – 1815). A quel pozzo non fu mai attinta dell’acqua, ma esso aveva una funzione, per così dire punitiva o terapeutica al tempo del Mastro dei pazzi, Giorgio Cattaneo, figura leggendaria di cui è rimasta traccia nella lingua di Napoli, (Mastro Giorgio, da cui mastugiorgio, che a Napoli sta a significare castigamatti).

Oggi una parte dell’antico monastero delle Pentite ospita il Museo delle Arti Sanitarie e della Medicina.

Durante i lavori di sistemazione e tornato alla luce uno scalone di piperno con colonnato in marmo bianco a colonnine binate. Esso era utilizzato dalle Pentite per recarsi nelle corsie dell’ospedale.

Il primo nucleo del museo è stato inaugurato il 23 marzo del 2010, in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Ospedale. Nelle sale  del museo sono raccolti antichi ferri  chirurgici, strumenti medici, stampe e libri, in un luogo particolarmente adatto ad ospitare la memoria della scuola medica napoletana e della storia sanitaria di tutto il Sud.

L’idea di un museo non è nuova e risale a molto tempo fa. Lungo tutto il corso del XIX secolo essa è presente. Alla metà dell’Ottocento il Rosa, membro della Reale Accademia medico Chirurgica, trasferì, nei locali accanto alla Farmacia, la sua biblioteca, mentre in quelli dietro la Farmacia era già stata collocata quella del Tortora.

In un discorso tenuto all’Accademia nel giugno del 1885 si fa cenno alle raccolte di quadri,  stampe e busti di medici illustri nelle sale dell’Accademia stessa. Quella collezione era stata inaugurata nel 1818 e costituì il primo nucleo delle memorie sanitarie. Altri quadri e reperti erano collocati nel teatro anatomico posto al di sopra della farmacia e della biblioteca. La sua grandiosità rivela l’enorme importanza dell’Ateneo degli Incurabili, scuola presso cui si sono formate generazioni di illustri medici napoletani e regnicoli.

La realizzazione della Farmacia fu resa possibile dalla donazione di Antonio Magiocca che, alla metà del Settecento, era il rettore della Santa Casa degli Incurabili. Essa è un connubio mirabile tra Arte e Scienza e permetteva di risollevare lo spirito dei medici afflitto dallo spettacolo di sofferenza e morte cui erano esposti nelle corsie affollate dell’ospedale. Un esempio di anticipazione incredibile della terapia di quello che oggi si definisce burn-out del personale sanitario, attraverso la bellezza dell’Arte.

Secondo il Fiorillo, già alla fine dell’Ottocento, era presente un museo di carattere scientifico curato dal personale stesso dell’ospedale, ed in cui erano raccolti reperti medici, anatomo-patologici, strumenti medici e chirurgici e raccolte di riviste mediche, per recuperare la tradizione e le radici delle professioni sanitarie meridionali.

Purtroppo quel museo è andato disperso a causa del degrado che ha investito nel tempo l’ospedale. La dispersione delle collezioni del museo furono inoltre favorite da trasferimenti al Cardarelli e da prestiti fatti ad enti statali e municipali. Ad un certo punto fu necessario iniziare una precisa catalogazione delle opere al fine di ricostruire il contesto sociale, storico e ambientale e far luce sulla storia artistica legata agli antichi nosocomi della città di Napoli.

Custodire le memorie della Scuola Medica Napoletana è anche un contributo alla storia sanitaria del Paese ed il luogo più opportuno pare essere proprio l’Ospedale degli Incurabili presso cui si formarono generazioni di medici ed in cui operarono personaggi come Severino, Cotugno, Quadri, Amantea, Santoro, Boccanegra e Troja, medici che hanno lasciato larga traccia di sé ed hanno favorito i progressi della Scienza Medica.

 

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