Il compleanno del Signor Bonaventura

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Cade il 28 ottobre, l’anniversario della nascita del signor Bonaventura. Un personaggio che esordì sulle pagine del Corriere dei Piccoli nel 1917 e che era destinato ad avere un grande successo ed una lunga vita. Sarà infatti presente sulle pagine della rivista fino al 1978. Il giornale gli sopravvisse solo per altri 18 anni. Nato infatti nel 1908, cesserà le pubblicazioni nel 1996. Troppi erano stati i cambiamenti nel mondo e per la carta stampata cominciava un periodo di grandi difficoltà.

Di quel settimanale, che fu la prima rivista italiana a fumetti, il signor Bonaventura sarà uno dei personaggi più popolari e seguiti e dette al giornale la sua impronta. Ma il successo del signor Bonaventura non si limitò alle pagine della rivista, ma entrò nella cultura italiana del Novecento con il suo famoso “milione”.

Dopo la sua scomparsa dalle pagine del giornale la casa editrice Adelphi pubblicò in più riprese le tavole storiche delle sue avventure, ma de esse furono realizzate trasposizioni per il cinema, la televisione ed il teatro.

Le avventure del personaggio occupavano la prima pagina della rivista ed erano narrate in versi costituiti da distici ottonari a rima baciata. L’incipit era sovente lo stesso e suonava così:

Qui comincia l’avventura

Del signor Bonaventura

….

E quei distici divennero rapidamente una sorta di tormentone per i ragazzi di intere generazioni.

Io su quelle pagine e su quei distici imparai a leggere. Si era nei primi anni Cinquanta ed, ogni domenica, mio padre all’edicola del Rione Luzzatti, dove abitavamo, acquistava, insieme al suo giornale, anche una copia, per me, del Corriere dei Piccoli.  Tornati a casa, mi leggeva ad alta voce le storie in versi del signor Bonaventura ed io, seguendo la sua voce imparai ad associare i suoni ai segni grafici dell’alfabeto ed imparai a leggere e poi anche a scrivere. Non avevo ancora cominciato a frequentare le scuole elementari.

Talvolta l’autore cambiava l’incipit che diveniva:

 Il signor Bonaventura

Ricco ormai da far paura

…….

E l’andamento delle storie era abbastanza regolare: le disavventure del protagonista si risolvevano in un beneficio per qualcun altro e costui si sdebitava con lui ricompensandolo con la somma di un milione di lire. Cifra, a quei tempi davvero iperbolica e che veniva rappresentato nelle vignette con un enorme biglietto bianco su cui era scritto “Un milione”.

La figura del signor Bonaventura era uscita dalla matita di  Sergio Tofano, che firmava con la sigle Sto. Il personaggio vestiva immancabilmente con una giacca ed un cappello rosso, sopra larghissimi pantaloni bianchi. Al protagonista Tofano accoppiò un bassotto di colore giallo che era costantemente al suo fianco.

Tra gli altri personaggi che animavano il mondo di Bonaventura compariva spesso il “Bel Cecé”, un bellimbusto che a causa della sua vanità si ficcava sempre nei guai ed il signor Bonaventura doveva intervenire, ogni volta, per trarlo fuori. Altri personaggi, tutti piuttosto stravaganti, erano re generosissimi, baroni e contesse. Tutti personaggi buoni, ma in quel mondo vi erano anche i cattivi come Barbariccia che, invidioso della fortuna di Bonaventura, era sempre rappresentato con una maschera verdognola a coprirgli il volto, a significare proprio la sua invidia. Altro personaggio cattivo era il barone Partecipazio personaggio truffaldino e disonsesto.

Ben presto Tofano fece debuttare nelle storie anche Pizzirì, il figlio di Bonaventura che era la copia in piccolo del padre, ma che indossava calzoni alla zuava. Talvolta, ma di rado, fece la sua comparsa anche la moglie di Bonaventura.

Ogni storia era racchiusa in otto vignette disegnate da Tofano e sotto ad ogni vignetta vi era il racconto in versi. Negli anni Cinquanta, dopo il ritiro di Tofano il personaggio passò nelle mani di un altro disegnatore, Carlo Peroni, che continuò a disegnare le avventure del signor Bonaventura fino alla cessazione delle pubblicazioni.

Quelle storie e quei disegni restano nella memoria a testimonianza di un’epoca assai diversa da questa in cui viviamo ed essa si ammanta , nel ricordo, del velo di una dolce nostalgia. Ci sembra al confronto che quel mondo fosse migliore o forse più felice. Ma sarà forse colpa del velo attraverso cui filtrano i ricordi.

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