Il camerino di Eduardo

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-di Giuseppe Esposito-

Ritrovo da qualche parte un annuncio del 26 febbraio 2019 in cui si legge:

Visita guidata al Teatro San Ferdinando e al camerino di Eduardo

L’itinerario prevede la visita al camerino di Eduardo De Filippo e un percorso all’interno del foyer in cui è ospitata una esposizione permanente dedicata all’ Attore Napoletano : un vero e proprio museo, allestito da Giulio Baffi, che racconta la storia del Teatro Napoletano, dal café chantant all’avanspettacolo, dalla sceneggiata alla commedia, fino al teatro sperimentale d’avanguardia, attraverso 400 cimeli.

Mi sembra una buona notizia, poiché, spesso, la nostra storia e le sue testimonianze finiscono nel dimenticatoio a causa dell’incuria di chi dovrebbe custodirle.

Era il caso del teatro San Ferdinando che, con alle spalle una lunga storia, iniziata nel 1791, era stato completamente raso al suolo da un bombardamento durante l’ultimo conflitto mondiale. Eduardo De Filippo lo acquistò il 25 febbraio del 1948 per la ingente cifra di tre milioni. Dovette dar fondo a tutti i suoi risparmi ed indebitarsi con le banche per sostenere le spese di acquisto e ricostruzione del teatro. Purtroppo l’entità dei debiti e gli scarsi aiuti ricevuti causarono la fine dell’avventura e nel 1961 il teatro fu chiuso. Vi furono altri tentativi di riavviarlo, ma furono tutti destinati al fallimento. Infine nel 1980 viene chiuso definitivamente e diventa nient’altro che un magazzino di memorie e sede di buona parte dell’archivio dei documenti di Eduardo.

Nel 1996 Luca, il figlio di Eduardo, ne fa dono al Comune di Napoli nella speranza che questo riesca ad avviare un progetto di recupero. Per fortuna il Comune si fa carico della ristrutturazione del San Ferdinando ed i lavori hanno fine nel 2007. La nuova inaugurazione avviene il giorno 30 settembre con “La tempesta” di Shakespeare tradotta in napoletano barocco da Eduardo nel 1984. Poco dopo la riapertura un giornalista del Corriere del Mezzogiorno, chiese del vecchio camerino di Eduardo, gli mostrarono quello che restava del piccolo locale, praticamente nulla. Il camerino, durante i lavori di ristrutturazione era stato distrutto per far posto ad una scala antincendio ed il poco spazio avanzato era stato destinato a magazzino per le scope. La notizia fece molto scalpore e l’Ordine degli Ingegneri di Napoli si fece carico del ripristino del sancta sanctorum eduardiano, con un investimento di ventimila euro.

Il restauro fu portato a termine con estrema precisione e cura dei particolari. Furono recuperati tutti gli oggetti di arredo originari e persino la carta da parati scelta richiamava fedelmente quella di un tempo, riuscendo a ricreare l’antica atmosfera.

Ad accogliere i visitatori vi è una piccola anticamera in cui, in una teca è visibile il baule delle trasferte, di fronte la chaise longue di velluto e la poltrona con la cornice di legno intagliato, lo specchio lungo ed intorno le locandine di “Napoli milionaria” e di altri spettacoli. Un piccolo corridoio da accesso al camerino vero e proprio dove si può osservare la toeletta verde col vetro sul ripiano e lo specchio con ai lati due lampade di vetro soffiato. Nell’angolo una piccola poltrona per un eventuale ospite. Infine la porta di accesso al bagno. Persino l’antico interfono d’epoca e stato reinstallato e da esso si può attivare una registrazione della voce di Eduardo che completa l’emozione della visita.

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