Fabrizio Moro al GFF: “scrivere canzoni per me è come lasciare fotografie della realtà”

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Calorosa accoglienza sulle note della sua Pensa, cantata dai ragazzi della Masterclass Music & Radio, per Fabrizio Moro, anche lui a Terravecchia questo pomeriggio. Tema dell’incontro, La canzone sociale nel 2018. “Canzone sociale? Per me vuol dire lasciare delle fotografie che possano essere indelebili nel tempo. Avevo 30 anni quando ho scritto Pensa e l’ho fatto senza pensare che potesse diventare un manifesto importante”. Tutto è nato, ha raccontato Moro, dalla visione dell’ultimo discorso di Paolo Borsellino prima dell’attentato di via D’Amelio. “Si intravedeva il coraggio di questa persona, che stava mettendo a disposizione del popolo italiano. Di getto ho scritto le parole di questa canzone con l’intento di lasciare una testimonianza nel tempo. E con la musica di può fare”. Tanti ragazzi delle scuole elementari e medie, ha aggiunto il cantautore romano, sono venuti a conoscenza di Falcone e Borsellino dopo avere ascoltato la mia canzone.

“Per me la musica deve essere impegno. Io scrivo canzoni per esorcizzare le mie paure. Quando una cosa mi dà fastidio devo scrivere, devo comunicarla” ha aggiunto, evidenziando come la maggior parte delle sue canzoni parlino di lati particolari della sua personalità: “le mie canzoni parlano di quello che vorrei essere e che ancora non sono» ha spiegato ai masterclasser. Il suo approccio alla canzone, ha confessato, è «trasparente, istintivo e semplice”, come è stato per la canzone vincitrice di Sanremo 2018 Non mi avete fatto niente, scritta a quattro mani con Ermal Meta. “L’abbiamo scritta insieme, ma di certo non pensavamo a cosa sarebbe successo dopo, al fatto che con quella canzone avremmo poi vinto Sanremo”.

 

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