Edoardo Sanguineti, il danzatore mancato

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di Giuseppe Esposito-

Ieri l’altro cadeva l’anniversario della morte di Edoardo Sanguineti. Uomo poliedrico ed affascinante. Fu poeta, critico letterario, drammaturgo, traduttore e politico di grande coerenza ed impegno. Nato a Genova il 9 dicembre del 1930, è stato uno degli intellettuali più prestigiosi della seconda metà del Novecento. Un poeta, principalmente, in quel secondo scorcio di secolo che fu avaro di grandi poeti, a differenza della sua prima metà in cui erano comparsi sulla scena autori come Carducci e Pascoli, D’Annunzio e Gozzano, per non tacere poi, di quella schiera di poeti dialettali che nulla avevano di invidiare a quelli in lingua. Si pensi alla Napoli dei Di Giacomo, dei Russo, dei Viviani, dei Bovio per non dire che dei maggiori. Forse il cambiamento degli stili di vita e l’importanza, sempre crescente che il denaro ha assunto nella vita, in luogo di valori più profondi, hanno inaridito la Musa. Edoardo Sanguineti era  figlio di Giovanni, impiegato di banca ed all’età di 4 anni, si trasferì, con la famiglia,  a Torino.

Poco dopo gli fu diagnosticata una malattia cardiaca per la quale fu costretto ad una vita sedentaria. Per fortuna qualche anno dopo, uno specialista, chiamato per curargli una pertosse si accorse dell’errore commesso dal collega. Purtroppo a causa di quell’errore e dello stile di vita che gli era stato imposto, Edoardo fu costretto a rinunciare al suo sogno di diventare un danzatore. Dovette anzi praticare una intensa attività sportiva per riacquistare il tono muscolare compromesso dalla lunga inazione.  A Torino visse molto a contatto con lo zio materno Luigi Cocchi che era un musicologo ed era stato amico di Gobetti e di Gramsci ed aveva collaborato con la rivista gramsciana Ordine Nuovo. Tale frequentazione ebbe una notevole influenza sulla formazione di Edoardo. Se dallo zio mutò l’orientamento politico, in fatto di gusti musicali fu influenzato dal cugino Angelo Cervetto, col quale era solito passare le vacanze a Bordighera, prese la passione per il jazz.

Frequentò poi il liceo D’Azeglio ove fu allievo di Luigi Vigliani, cui dedicherà poi il suo saggio su Gozzano.

Nel 1951 inizia la prima stesura di “Laborintus”. Nel ’53, appeno dopo la morte della madre, conosce il critico letterario Luciano Anceschi, che letta la sua opera Laborintus decide di farla pubblicare. La prima edizione vede la luce nel 1956, dopo che il poeta ebbe conseguito la laurea. Intanto la famiglia cresceva con la nascita di Federico, nato nel ’55, cui seguiranno più tardi Alessandro (’58) e Michele (’62) ed ancora più tardi la figlia Giulia nel ’73.

Nel 1963 è all’università di Palermo dove fonda il “Gruppo ‘63” un movimento di critica letteraria, risultante da tutti i contatti che aveva, fino a quel momento coltivati. Nel ’65 è a Torino, docente di Letteratura Italiana. Il Gruppo ’63 si scioglie e Sanguineti si candida alla Camera nelle file del PCI. Il 1969 lo vede titolare delle cattedre di Letteratura Italiana Generale e di Letteratura Italiana Contemporanea a Salerno. Ancora oggi all’università di Fisciano vi sono docenti quali Emma Grimaldi, Renato Aymone e Antonio Pietropaoli che sono stati suoi allievi.

Il soggiorno salernitano fu per Sanguineti molto piacevole. Egli alloggiava con la famiglia in via Bendetto Croce, nel caratteristico palazzo barone e, di quegli anni, ebbe a dire in seguito:“sole, cucina e mare. Qui Paestum lì Pompei, qua Amalfi là Eboli. E poi la gente. Affamata di cultura, curiosa e disponibile.”

A giudizio di tanti, La sua presenza a Salerno innescò un fermento di vita culturale mai più visto in seguito. Una serie di iniziative attirarono nella città campana intellettuali da ogni parte d’Italia. Furono presenti in città personaggi quali Valentino Gerretana, Renzo De Felice, Gabriele De Rosa, Tullio De Mauro, Fulvio Tessitori e tanti altri. Per Sanguineti, secondo quanto egli stesso affermava: “Non c’era interruzione tra la vita universitaria e quella nella città.”

Nel 1974 ottenne la cattedra di Letteratura nella sua città natale, Genova e lasciò Salerno, dove fu a lungo rimpianto per le numerosissime iniziative culturali nate, proprio, grazie alla sua presenza.Dal 1976 al 1980 collaborò con l’Unità e con Il Lavoro di Genova. Furono anni in cui intensificò il suo impegno anche politico. Fu eletto consigliere comunale e poi deputato alla Camera nelle file del PCI. Dal 1981 al 1983 diresse la rivista “Cervo volante”.

La fondazione di  “Bollettario – quadrimestrale di scrittura e di critica” è del 1990 e ne mantenne la direzione fino alla morte.

Nel 1996 il presidente Scalfaro lo nominò Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Lasciò l’università nel 2000 dopo aver ottenuto numerosi riconoscimenti quali “La corona d’oro di Struga” e il “Premio Capri dell’enigma”.Fu membro della Academie Européenne de poesie e del Poetry International.

In un suo intervento al Festival dei Saperi di Pavia pronunciò un discorso in cui, tra l’altro affermò: “… quaranta ragazzetti innamorati del mito dell’Occidente e assetati di Coca Cola, hanno fatto più rumore di migliaia di operai massacrati in Cile, dove non si sa esattamente quanta gente sia stata uccisa dalle forze del governo e dai militari, durante i 17 anni in cui è stato al governo Pinochet.”

Nel 2006 gli fu assegnato il premio Librex Montale. Il 18 maggio del 2010 fu ricoverato in ospedale dove gli fu diagnosticato un aneurisma e trovò la morte sul tavolo operatorio.

Fu sepolto nel Cimitero Monumentale di Staglieno nonostante il suo ben noto ateismo.

Nella sua lunga carriera fu di una operosità inarrivabile ed ha lasciato una bibliografia in cui si contano più di 150 titoli tra opere di poesia, di narrativa, di critica letteraria, di opere teatrali e di traduzioni. Citarle tutte è impossibile per ovvi motivi di spazio, ma chiunque sia interessato non ha che da consultare su qualsiasi enciclopedia la voce a lui dedicata, per rendersi conto di quanto poliedrica sia stata la sua attività. Un artista che vien quasi vogli di considerare come un unicum nel panorama delle lettere italiane contemporanee.

 

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