Da Faicchio a Napoli, Giovanni Pascale, luminare della medicina

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-di Giuseppe Espositio-

A Napoli, sulla collina del Vomero, in quella che è oramai definita la Zona Ospedaliera, sorge, non lontano dallo svincolo della Tangenziale, sui Colli Aminei, il più grande Ospedale del Mezzogiorno, intitolato al più illustre dei medici italiani di tutti i tempi, Antonio Cardarelli.

Ma adiacente ad esso, sorge un altro vasto complesso ospedaliero, intitolato ad un altro illustre clinico napoletano, forse meno noto ai più. Si tratta dell’Istituto Italiano Tumori, intitolato a Giovanni Pascale, che ne fu il fondatore ed il primo presidente.  L’Istituto si occupa di cure oncologiche ed è un centro di eccellenza italiano dedicato alla ricerca, allo studio ed alla cura dei tumori. La sua costruzione risale al 1934  ed al 1940 il suo primo riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Oggi, con l’accorpamento anche dell’Ospedale Ascalesi di Napoli e del CROM di Mercogliano, costituisce il Polo Oncologico Mediterraneo.

Ma chi era il suo fondatore? Giovanni Pascale nacque a Faicchio, in provincia di Benevento, il 19 marzo 1859, da Alessio e da Filomena Palmieri. Era la sua una famiglia agiata, ma il desiderio di studiare medicina spinse il giovane a trasferirsi a Napoli, dove, nel 1878 si iscrisse alla Facoltà di Medicina.

Ebbe maestri illustri quali Antonio Cardarelli, il più grande medico italiano di tutti i tempi e rimasto famoso per il suo cosiddetto occhio clinico che gli permetteva di effettuare precise diagnosi al solo osservare i pazienti: un genio della semeiotica. Altro suo docente fu Antonino d’Antona che era un luminare della Patologia chirurgica.

Nel 1884, appena conseguita la laurea divenne assistente, fino al 1900, proprio del d’Antona. Successivamente, nel 1903, ottenne la cattedra di Patologia chirurgica come professore straordinario. Fu poi primario all’Ospedale di Santa Maria della Pace, posto in via dei Tribunali, non lontano da Castel Capuano. Nel 1908 il Ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Rova, istituì una commissione apposita che conferì al Pascale l’incarico di professore ordinario con questa motivazione : Per la indiscutibile abilità didattica e la capacità come direttore di un istituto clinico.

Negli anni che seguirono la sua fama professionale prese a crescere ed anche il numero delle sue pubblicazioni scientifiche su più vari argomenti, quali gli innesti ossei, la cirrosi epatica e la terapia chirurgica degli aneurismi. Fu un esempio in campo clinico per la cura posta nella formazione del personale del suo reparto sulla sterilizzazione a caldo die ferri chirurgici.

Nel 1912 tentò di entrare in politica e condusse nella sua terra natale una campagna elettorale. Purtroppo, anche se apprezzato dai suoi concittadini non fu eletto. Causa dell’insuccesso fu  la sua scarsa esperienza politica confrontata con quella di avversari come il D’Andrea e il  Venditti, politici di lungo corso e e dunque più radicati sui territori.

Dopo l’insuccesso Giovanni abbandonò, per il momento, la politica per dedicarsi alla carriera ospedaliera. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu nominato generale medico e posto a capo del comitato sanitario del X e XI Corpo d’Armata. Fu tra coloro che favorirono la nascita dell’Ospedale militare MMXVI, trasformato più tardi in asilo per le vittime di guerra. Nel 1915 fu a Benevento, a capo della Croce Rossa, di cui sarà poi eletto presidente. Alla fine del conflitto si adoperò a favore dei reduci di guerra affetti da tubercolosi, contratta a causa delle terribili condizioni della vita in trincea. Promosse la costruzione di strutture ospedaliere dedicate e la realizzazione di molte campagne di prevenzione, soprattutto a favore dei bambini.

Nel suo paese natale creò una fondazione per accogliere, assistere ed educare gli orfani di guerra.

Tornato a Napoli andò a svolgere la propria attività clinica nel Nuovo Policlinico fatto costruire tra il 1899 ed il 1907 dal sindaco Luigi Miraglia. Lì, nel nuovo Policlinico diede vita al Centro per la diagnosi e la cura dei tumori maligni.

Nel 1919 ritentò l’avventura politica ed ottenne un seggio al Senato del Regno che mantenne fino alla sua morte.

Da senatore dedicò molta attenzione ai bisogni dei malati di tubercolosi. La sua competenza ed il suo impegno gli valsero una fama che valicò i confini nazionali. Fu membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, Preside della Facoltà di Medicina di Napoli, fondatore della rivista scientifica Annali di chirurgia, Presidente della Società Italiana di Chirurgia e della Lega Italiana per la Lotta ai tumori.

La sera del 28 ottobre era in sala operatoria presso il policlinico per un intervento su un malato affetto da una strana forma di tumore, quando all’improvviso, avvertì un malore. Prima di accasciarsi a terra privo di conoscenza, ordinò ai suo assistenti, i chirurghi Pede e Tomazzelli: Voi proseguite, non pensate a me.

Morì due giorni dopo per quello che era stato un infarto. Alla salma fu reso onore nell’atrio dell’Università alla presenza del Rettore Giunio Salvi. Poi la salma fu scortata da un numeroso corteo, dalla sua casa di via Montecalvario alla stazione ferroviaria di Napoli. I funerali furono celebrati il giorno dopo a Faicchio e l’orazione funebre fu tenuta dal federale Alberto Lavigna.

Quando la salma arrivò alla stazione di Telese qualcuno commentò: Dalla stazione di Telese partì per conquistare il mondo. Alla stazione di Telese tornò per riposare in eterno.

Francesco Boggia, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons

Foto Istituto Pascale tratta da Fondazione Pascale

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