Diario di un giornalista “embedded”

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Storie e dolori di terre martoriate-

“In questo viaggio alla scoperta della mia “vita sospesa” ho incrociato altre vite, altre storie. Alcune sembra quasi stessero aspettando la mia, altre invece l’hanno solo sfiorata. Ho incrociato “la vita sospesa” di un Maggiore dell’aeronautica … di un grande giornalista … di un fotoreporter silenzioso … di un giovane capitano dei carabinieri, oggi maggiore … vite nascoste negli occhi profondi di un bambino rom”…

Sono queste parole tratte dall’ ultimo libro di Lorenzo Peluso “As- salamu ‘alaykum- La pace sia con te, con tutti coloro che ogni giorno lavorano per la pace, diario di guerra di un giornalista embedded tra Afhanistan, Kosovo e Libano”, mai stanco di scrivere e documentare queste realtà che sembrano a noi lontane ma sono vicinissime.

Il testo, intenso e profondo, è stato presentato per la prima volta a Salerno nell’ambito di “Profili, incontro dal titolo “Scenari di guerra”, durante la manifestazione enoculturale Vinarte 2016, presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia.

Con Pierpaolo Fasano, Direttore di Produzione di Radio Alfa e Sergio Del Vecchio, inviato di SalernoNews24.it, si è analizzato il periodo storico trattato, i luoghi, la politica, i sentimenti che accompagnano viaggi simili, nel ruolo di giornalista “embedded”, aggregato agli eserciti negli scenari di guerra.

“Non esiste al mondo un cielo così bello…amo quel cielo che ha cambiato per sempre la mia vita …” scrive Peluso parlando del cielo del Paese degli aquiloni, l’ Afghanistan, lui che, da Sansa dove vive, è partito tante volte per quei luoghi di guerra e dolore.

Lorenzo, classe ’71, ha realizzato nei teatri di guerra reportage da Herat, Kabul, Afghanistan per il quotidiano “La Città” e per il “Corriere del Mezzogiorno”. Si è occupato della stabilizzazione dei Balcani e del Libano e delle vicende dei campi profughi. Attualmente è direttore di quasimezzogiono.it, giornalista RADIO ALFA e corrispondente del “Corriere del Mezzogiorno”.

Nel suo diario Peluso tratteggia profili di donne che ha incontrato, donne forti che indossano divise e prendono decisioni importanti, come Sima Pazhman, la donna colonnello, direttrice del carcere di Herat; Maria Bashir, il procuratore generale di Herat, la donna più temuta dai Talebani in Afghanistan; Suraya Pazdad che con il “giardino delle donne” cerca di realizzare un sogno , quello di ridare i diritti alle donne, ridare libertà ed istruzione.

Ritrae sguardi intensi, scruta cieli, annusa i colori di queste terre.
Narra di Francescani, militari, operazioni logistiche, luoghi, miserie, morti, dolori, dell’Italia vista da un’angolazione filantropica ed umanitaria, del “sangue versato che rende la terra fertile”, come afferma il Cappellano militare della Brigata Sassari. In quelle terre violate tantissimi giovani hanno perso la vita e tante madri “hanno accolto i feretri dei loro figli accolti nel tricolore”.

Ha 29 anni il giovane sergente di Buonabitacolo che Peluso incontra ad Herat, alla sua prima missione in teatro afghano, ne ha 26 il tenente Di Feo di Altavilla Silentina a difesa della comunità del monastero di Visoki Decani, patrimonio mondiale UNESCO. Peluso incontra anime e sembra portarle tutte via con sé, come quegli sguardi di bambini innocenti che arricchiscono il testo tra tante divise, accampamenti e visi solcati dalla ricerca affannosa di un domani migliore.

Scrive della mancanza di libertà e di diritti in Afghanistan a cui si associa la tossicodipendenza, un giro di affari di 1,4 miliardi di dollari, pari al 10% del PIL nazionale.
E se, soprattutto in questi luoghi si rende importante “narrare, comunicare”, non sfugge a Peluso, l’importanza dell’emittente Radio Byan West che trasmette in lingua dari e papashto, ed alla cui direzione artistica vi è il capitano italiano Alessandro Faraò.

Lorenzo ripercorre, nel suo diario, gli attentati terroristici degli ultimi tempi. L’ultimo pensiero vola a Valeria Solesin, “vittima italiana del Terrore a Parigi. Il lato bello dell’italia, l’essenza della bellezza del popolo italiano.”

Parla di luoghi e persone, di dolore e speranza, incantando. Ha reso suo tutto ciò che ha visto. Ma è pronto, instancabile, a ripartire. Perché,ormai, tutto ciò fa parte di sé.

Claudia Izzo

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