Delle cause della guerra: da Zelenskij al potere e la richiesta dell’Ucraina di entrare alla NATO

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Il 24 marzo 2021 Zelenskij firma il decreto presidenziale di disoccupazione e reintegro del territorio temporaneamente occupato dalla Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli,  nei confini nazionali ucraini.  Ciò esplicita  semplicemente la volontà di riprendersi con la forza quei territori.

Il 28 giugno del 2021 nuova esercitazione congiunta Nato Ucraina nel Mar Nero.

Il 28 novembre la Russia allarmata da questo stato di cose, chiede di nuovo la garanzia che l’Ucraina non venga associata alla NATO. Richiesta, ovviamente completamente ignorata.

Il 30 novembre Putin traccia quelli che sono i liniti da non oltrepassare in Ucraina affermando:

Qualunque dispiegamento di forze e materiali NATO in Ucraina rappresenta la vilazione della linea rossa stabilita per il nostro paese.”

Tale dichiarazione è riferita essenzialmente all’installazione sul suolo ucraini di missili americani a lunga gittata, in grado di colpire Mosca in cinque minuti, egli inoltre afferma:

Spero che non si arrivi a questo e che il buon senso prevalga, insieme alla responsabilità verso i propri paesi e la comunità internazionale.”

Il primo dicembre 2021 Putin torna a chiedere garanzia che la NATO non si espanda ulteriormente verso est, ma dagli USA gli rispondono che per l’Ucraina le porte della NATO restano aperte.

In una conferenza stampa del 23 dicembre Putin torna ancora a ribadire il concetto che un ulteriore allargamento della NATO è, per la Russia, inaccettabile ed afferma:

Abbiamo detto espressamente che ogni ulteriore avanzamento della NATO verso est è, per noi, inaccettabile. Non vi è in questo niente di poco chiaro. Noi non stiamo mettendo i nostri missili ai confini degli Stati Uniti. Invece gli USA stanno piazzando i loro missili vicino casa nostra, davanti al cortile di casa. Stiamo forse chiedendo troppo? Stiamo solo chiedendo di non piazzare i loro sistemi di attacco sulle soglie di casa nostra. Cosa c’è di così strano in questo?”

Ancora una volta gli Stati Uniti ignorano le parole del presidente russo. L’8 febbraio 2022 Putin lancia un ultimo avvertimento ai media occidentali:

Lo voglio sottolineare ancora una volta, lo vado dicendo da tempo e voglio davvero che, ora, mi ascoltiate e lo comunichiate al vostro pubblico su stampa, tv e internet. Vi rendete conto che, se l’Ucraina entra nella NATO e cerca di riprendersi la Crimea per via militare,  i paesi europei si troveranno coinvolti in una conflitto militare con la Russia? Non ci saranno vincitori, vi troverete coinvolti in questa guerra contro la vostra stessa volontà.”

Avanza poi ancora una volta la richiesta agli USA di mettere per iscritto che l’Ucraina non entrerà nella NATO e che non ospiterà mai apparati balistici dell’alleanza atlantica.

La risposta o meglio l’affronto arriva direttamente dal segretario generale Stoltenberg:

Dal nostro punto di vista, non posso essere più chiaro: Le porte della NATO sono aperte e rimarranno aperte, questo è il nostro impegno.”

Tale risposta non lascia a Putin altra via, per avitare l’ingresso del’Ucraina nella NATO che l’intervento armato.

È praticamente lo stesso dilemma davanti al quale si  trovò il presidente americano Kennedy. Se i russi non avessero accettato di ritirare i loro missili da Cuba, non restava agli americani che occupare l’isola. Ci si può chiedere, allora, perché la logica di Kennedy fosse giustificata e quella di Putin non lo è.

Ma la cosa che suona strana è che appena iniziato il conflitto Zelenskij  si era dichiarato disposto a rinunciare all’ingresso nella NATO. Se gli Stati Uniti avessero accettato di fornire  a Putin la garanzia richiesta, il conflitto sarebbe, immediatamente, cessato. Ma gli americani si sono, provocatoriamente, rifiutati.

C’è dunque da pensare che i soli a volere la guerra fossero loro e che l’Ucraina è stata usata come esca, per indurre Putin alla mossa falsa di invaderla. Zelenskij non si è reso, forse, conto di essere stato usato dagli USA per i propri fini e per perseguire l’obbiettivo sempre presente nella loro strategia politica di annientare la Russia. Mentre i civili ucraini muoiono a migliaia gli USA hanno, cinicamente raggiunto parecchi risultati:

  1. Sono riusciti a staccare l’Europa dalla Russia.
  2. Spingere l’Europa a criminalizzare Putin per giustificare l’applicazione di sanzioni sempre più dure. In realtà non solo Zelenskij è stato raggirato ma la UE nella sua totalità.

È stata messa in atto la strategia delineata già vent’anni prima, dai neocons per fiaccare la Russia.

Si è applicata la tattica del win win, ossia quella che vuole la vittoria su tutti i fronti.

Il cancelliere Bismark, che conosceva bene i russi, una volta affermò:

Conso cento modi per far uscire l’orso russo dalla sua tana, ma nessuno per farcelo rientrare.”

Ecco ora l’orso è stato spinto fuori dagli americani e tutti noi corriamo il serio rischio che le cose si mettano davvero male.

 

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