Delle cause della guerra: da Stalin alla fine dell’URSS

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di Giuseppe Esposito

Dallo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina tutti i paesi occidentali si sono mostrati compatti nel sostenere la difesa dell’Ucraina. Tale compattezza si è basata su una narrazione monocorde, univoca e tutti coloro che cercavano di approfondire le ragioni del conflitto sono stati isolati e considerati come sostenitori di Putin, traditori delle ragioni di un paese aggredito. Una democrazia filo occidentale invasa dalle truppe di un bieco autocrate. Tale narrazione è stata considerata inviolabile al pari dei Vangeli e tutto il sistema dell’informazione è stato schierato a sua difesa. Non si era mai visto un simile manicheismo, e così monolitico. Ma come tutte le verità che si vogliono spacciare per assolute, suscitano sempre dubbi profondi e curiosità di scavare a fondo, di andare oltre le apparenze.

Lo schema del cinico  invasore e del candido aggredito è stato quello imposto sin dal primo momento. Nessuno che si sia mai preso la briga di indagare sugli antefatti.

Cosa è accaduto prima di quel fatale 24 febbraio 2022? Davvero la Russia ha invaso il paese confinante solo perché il suo dittatore preso da un accesso di follia, da un delirio di onnipotenza ha deciso, senza motivo alcuno di aggredire e seminare la morte in un paese democratico e pacifico?

Ci vengono mostrate immagini della guerra e delle atrocità che essa provoca ma non sono che solo gli ultimi fotogrammi di un film cominciato quasi cent’anni fa. E naturalmente la visione di quei soli fotogrammi non ci consente di immaginare la trama del film.

La pellicola è ambientata in un paese che è da sempre divisi tra due anime: quella ucraina e quella russa. Quella ucraina è insediata nella parte occidentale del paese, quella russa nella zona sudoccidentale. Nella parte centrale vi è una commistione delle due culture e delle due differenti lingue parlate dalle due diverse comunità.

I rapporti tra queste comunità sono sempre stati difficili nel corso dei secoli, ma a partire dagli anni Trenta dello scorso secolo essi sono stati caratterizzati da un odio profondo e viscerale  degli ucraini verso i russi.

L’origine di quest’odio è legato al periodo immediatamente successivo alla rivoluzione bolscevica, che portò all’annessione dell’Ucraina alla nascente Unione Sovietica. Annessione subita di mala voglia dalla maggioranza degli ucraini, molti dei quali combatterono nell’armata bianca, zarista, contro i bolscevichi. Purtroppo, a prevalere furono i russi che inglobarono l’Ucraina nella loro confederazione.

Ma ciò che contribuì a far inasprire l’odio verso i russi fu la politica condotta da Stalin che volle centralizzare e redistribuire tutte le risorse presenti nelle varie repubbliche in quella che fu definita la collettivizzazione. Secondo tale indirizzo i piccoli proprietari terrieri, detti kulaki, furono costretti a cedere le loro terre alle grandi organizzazioni statali dette kolkoz. Esse gestivano la produzione e la distribuzione di tutte le risorse agricole.

In tal modo l’Ucraina, ricchissima di grano, si vide espropriata delle sue principali risorse. Tutti coloro che si opponevano alla cessione delle loro terre furono esiliati, messi a morte ed interi paese e gruppi di famiglie furono sradicati dalla loro terra e dispersi. Molti morirono in Siberia. Ma per sradicare definitivamente la resistenza ucraina, Stalin provocò una grande carestia che durò alcuni anni e fece milioni di vittime.

Quella tragedia è presente nella memoria degli ucraini col nome di Holodomor.

 

author unknown, Public domain, via Wikimedia Commons

La violenza della politica staliniana provocò, nella zona occidentale dell’Ucraina, nella regione chiamata Galicia, la nascita di organizzazioni nazionaliste e filonaziste, organizzazioni che sotto il regime stalinista dovettero rimanere in clandestinità.  La più importante di queste organizzazione era la OUN, cioè l’organizzazione degli ucraini nazionalisti, nata nel 1929. Il suo leader più rappresentativo fu Stepan Bandera.

L’insegna dell’OUN era una bandiera rossa e nera, in cui il rosso rappresentava il sangue ed il nero la terra. Il suo leader Bandera era antirusso, antipolacco ed antisemita e proclamava la superiorità della razza ariana, al modo stesso dei nazisti tedeschi. Ancora oggi Bandera è considerato il simbolo del nazionalismo ucraino.

 

Bundesarchiv, Bild 183-H1216-0500-002 / CC-BY-SA

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Hitler lanciò la cosiddetta operazione Barbarossa contro l’Unione Sovietica e le sue truppe, lanciate verso Stalingrado attraversarono l’Ucraina, dove furono accolte come liberatori. Furono creati dei battaglioni di collaborazionisti ucraini. Tali truppe, sotto la protezione tedesca, poterono operare tranquillamente e si abbandonarono ad una cruenta pulizia etnica contro le popolazioni russofone, compiendo stragi in diverse parti del pase. La più terribile di quelle stragi fu quella di Baby Yar in cui in pochi giorni furono sterminati 33.000 ebrei. L’altra strage terribile ebbe luogo nella zona occidentale, in Galicia. In essa gli squadroni della morte al comando di Mykolo Lebed uccisero 37.000 polacchi.

Alla fine della guerra e con la sconfitta dei tedeschi quelle organizzazioni nazionaliste dovettero tornare in clandestinità.

Tuttavia, così come avvenuto in Germania, gli Stati Uniti favorirono la fuga di molti dei responsabili di quegli eventi. Tra essi Bandera potè rifugiarsi in Germania, dove visse, sotto falso nome, fino al 1959. Quando fu scoperto ed ucciso da agenti del KGB. Lebed invece, autore della strage di polacchi fu fatto espatriare negli USA, dove visse, sotto la protezione della CIA fino al 1998.

Per tuttala durata della guerra fredda gli aderenti alle organizzazioni nazionaliste costituirono una rete spionistica al servizio degli USA, in territorio sovietico.

In quegli anni che videro la contrapposizione dei due blocchi occidentale e sovietico avvennero due episodi di notevole importanza.

Nel 1954, Kruscev, succeduto a Stalin, regalò la Crimea, sua regione di nascita, all’Ucraina, ma i motivi di quella cessione non sono mai stati chiariti. Il solo porto di Sebastopoli rimase sotto il controllo di Mosca, poiché esso era la base della flotta sovietica del Mar Nero.

Nel 1961 vi fu la crisi dei missili sovietici a Cuba che portò lo scontro tra USA e URSS sull’orlo del conflitto nucleare. Per fortuna si addivenne ad un accordo secondo il quale i russi smantellarono le loro basi cubane e gli USA, in maniera discreta, quelle essi che avevano posto in Turchia.

La fine della guerra fredda, sancita dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, avvenne a causa della dissoluzione dell’URSS. L’implosione del regime comunista fece si che gran parte dei paesi del Patto di Varsavia conquistarono la loro indipendenza. L’indipendenza dell’Ucraina fu dichiarata nel 1991. Ma la storia sarebbe stata ancora piena di guerra e sangue…

 

 

 

 

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