Salerno: dall’ Archivio Storico, cronache dal passato

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-di Giuseppe Esposito-

Da un fascicolo dell’Archivio Storico della Provincia di Salerno, emerge una cronaca di una giornata particolare di 161 anni. La riportiamo poiché dal linguaggio e da quanto riportato si avverte il gusto del tempo e si ha come l’impressione di veder scorrere i fotogrammi di un film. Sembra di essere confuso tra la folla che assiste alla scena, ci sentiamo, insomma coinvolti ed anche un po’ emozionati. Queste le parole del cronista anonimo, di un quotidiano cittadino dell’epoca:

Com’è noto il 22 maggio del 1859 S.M. Ferdinando II di Borbone venne a morte, dopo penosa malattia, assistito e curato da insigni medici, tra i quali il nostro conterraneo, il dottor Cristoforo Capone, ufficiale della regia marina. La notizia nella notte stessa fu comunicata per telegrafo a Salerno e l’indomani le truppe, che erano qui di guarnigione, cioè: i Cacciatori, i Provinciali e la Gendarmeria a piedi e a cavallo, sul marciapiede alla Marina diedero giuramento di fedeltà al nuovo Re; il Comandante della Provincia Grandel presiedeva, in mezzo ai capi della milizia.

Il giuramento fu prestato verso le 13 ore. Cadeva una continua acquerugiola, ma i curiosi non si allontanavano dal marciapiede e, forniti quasi tutti di ombrella, assistettero alla funzione e tutte quelle ombrella, che si toccavano, facevano un bel vedere  sembrando una colorata testuggine.

Si gridò tre volte dalle milizie: “Viva il Re!”

Il capitano di Gendarmeria, signor Morcaldi, cadde col cavallo e, imbratto di fango, si ritirò alla testa del suo plotone. Un silenzio perfetto era in Salerno, ma tutti, segretamente, godevano della elezione del Principe ereditario al trono.

Il Principe ereditario Francesco Maria Leopoldo, ai 16 di gennaio compì 23 anni, egli destò l’affezione sua nei popoli, per la ricordanza della madre Cristina, morta in odore di santità. Si dice che Francesco si rendesse amministratore della dote materna, consistente in 4 milioni e, della rendita, beneficiasse famiglie e luoghi di beneficenza, per legati fatti da sua madre.

Tutti accettavano di felice augurio la sua ascensione al trono, tanto più che era corsa voce ed in effetti vi era una congiura, alla cui testa vi era la matrigna, onde far gridare al trono il suo figliuolo, secondogenito del Re.

Cosa irregolare ed ingiusta per la legge del Regno e immorale, se vogliamo, tramandosi ciò, mentre il Re era moribondo.

Si vuole che nelle Puglie si fosse gridato: “Abbasso il Principe ereditario e viva il secondogenito!”

Anche in Napoli serpeggiava la congiura e, ieri, si voleva fare qualche dimostrazione dalla bassa plebe, anche pel secondo fine della santa fede, cioè saccheggiare le case; ma chi era al comando, fattosi chiamare il Commissario di Campagna, gli fece sentire che, se un piccolo tumulto succedeva, quattro palle avrebbero fatto amicizia col suo cervello.

E niente si verificò di anormale.

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