Da Monsignor de La Palice all’aggettivo “lapalissiano”

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Chi di noi non ha mai fatto ricorso all’aggettivo lapalissiano per indicare qualcosa di ovvio o di scontato? Nessuno, probabilmente e se andassimo a consultare un qualsiasi dizionario alla voce lapalissiano troveremmo una definizione del genere:

Lapalissiano- di fatto ovvio ed evidente tale che la comunicazione e la constatazione ne risulta ridicola. L’origine del termine è legata ad una canzone composta dai soldati del Maresciallo de La Palice, morto sotto le Mura di Pavia nel 1528.

In realtà noi diremo di più e cioè che il termine nasce non dalle parole della canzone originaria, ma da un equivoco sulla chiusura di una strofa della stessa. Infatti la strofa originaria era la seguente:

Hélas! La Palice est mort,     Ahimé!   La Palice è morto,                                   

il est mort devant Pavie.       È morto davanti a Pavia.

Hélas! S’il n’estoit mort        Ahimè! Se non fosse morto                             

Il feroit ancore envie.          Farebbe ancora invidia.

Come ognuno può constatare in questa strofa non v’è nulla di ovvio ed evidente. Ma accadde che nel trasmettere oralmente le parole, nel corso del tempo si fece confusione tra i termini envie, cioè invidia e quello di en vie, cioè in vita, poiché le due espressioni sono in francese omofone. L’altro scambio che ha concorso alla nascita dell’equivoco è stato lo scambio tra le voci verbali feroit e seroit, poiché all’epoca la “f” e la “s”, erano graficamente assai simili ed a distinguerle era solo il trattino orizzontale della f. Con tali variazioni la canzone divenne:

Hèla! La Palice est mort           Ahimé! La Palice è morto

Il est mort devant Pavie.       È morto davanti a Pavia,

Hélas! S’il n’estoit mort         Ahimé! Se non fosse morto

Il seroit encore en vie.         Sarebbe ancora vivo.

Ma perché proprio oggi facciamo riferimento a quel termine legato al suo nome? Il motivo è semplice, quella morte, avvenuta sotto le mura di Pavia risale al 24 febbraio del 1528. Ossia oggi, mercoledì 24 cade il 493° anniversario di quella morte.

Ma chi era monsignor de La Palice?

Jacques II Chabanne de La Palice, Pacy, Chauveroth, Bort Le Comte e Le Héron era un generale francese, Maresciallo di Francia caduto, come già accennato nell’assedio di Pavia del 1528.

Egli era nato a La Palice nel 1470 circa ed all’età di 15 anni era entrato al servizio del re di Francia Carlo VIII. Ricevtte il battesimo del fuoco nella battaglia di Saint-Aubin-Cornier, del 2 luglio 1488, nella quale furono sconfitti i brètoni. Nel gennaio 1492 sposò Marie de Montberon, figlia del ciambellano e consigliere reale Eustache.

L’anno successivo fu in Italia al seguito del suo re, chiamato da Ludovico il Moro in suo soccorso. Combatté a Valenza, Tortona, Alessandria e partecipò alla battaglia di Fornovo nella quale Carlo VIII riuscì a sfuggire agli eserciti della Lega antifrancese ed a tornare in patria. Morto Carlo, La Palice entrò al servizio del successore Luigi XII e tra il 1499 ed il 1500 è ancora in Italia con le truppe francesi, spingendosi fino a Napoli, contro gli spagnoli. Fu nominato viceré degli Abbruzzi, ma durante l’assedio di Ruvo di Puglia posto dagli spagnoli, nel 1502, fu fatto prigioniero. Fu liberato solo nel 1504, anno in cui muore sua moglie.

Nel 1507 guida l’assedio francese di Genova e durante gli scontri è ferito gravemente. Nel 1509 partecipa alla spedizione della Lega di Cambrai contro la Repubblica di Venezia.Nel 1511 è a capo dell’esercito francese nella guerra contro gli spagnoli e le truppe pontificie di papa Giulio II. Viene elevato alla dignità di Gran Maestro di Francia.Nel 1512 sconfigge gli spagnoli nella battaglia di Ravenna. Nel 1513 accorre a liberare i francesi stretti d’assedio dagli inglesi nella città di Therouane, nell’Artois e viene di nuovo ferito. Nel 1514 si ritira nel suo castello di La Palice dove contrae un nuovo matrimonio con Marie Melun dalla quale ebbe un figlio e quattro figlie.

Nel 1515 a Luigi XII succede Francesco I sul trono di Francia. La Palice rimette nelle mani del re il titolo di Gran Maestro, ma ne riceve, come ricompensa la nomina a Maresciallo di Francia. Nell’estate dello stesso anno scende di nuovo in Italia con le truppe francesi e strappa Milano agli spagnoli. Nel 1522 accorre in difesa delle truppe francesi assediate dagli spagnoli a Fuenterrabia, sui Pirenei e libera la città.

Nel 1528 lo troviamo ancora in Italia dove, il 28 ottobre pone sotto assedio la città di Pavia. Durante gli scontri sotto le mura, viene atterrato dagli archibugieri nemici e fatto prigioniero dal capitano italiano Castaldi. Mentre questi lo stava trasferendo in luogo sicuro viene avvistato dal capitano spagnolo Buzarto che osservatane l’eleganza e la dignità stimò di poterne ricavare un ottimo riscatto. Chiede così  dunque all’italiano di consegnargli il prigioniero. Al rifiuto di Castaldi imbraccia un archibugio ed uccide, vilmente La Palice, gridando: “Orbene, non sarà mio né tuo!”

 

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