Cuore e ricordi ne “Il giardino del melangolo” di Leo Palladino

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Rivive nel testo un “piccolo mondo antico”-

“ Una buona regola di vita è avere sempre il cuore un po’ più tenero della testa .” ( John Graham ).
Se così fosse, veramente, come forse lo è, Leo Palladino ha dimostrato di avere adottata un’ottima regola di vita. Nel suo ultimo libro ci ha svelato anche un pezzo del suo cuore.

“ Il Giardino del Melangolo “, più che una raccolta di novelle, è un piccolo scrigno di piccole storie, talune amare, altre tenere ed altre grottesche. E’ un libro di piccoli sentimenti, di piccoli uomini, in un piccolo mondo, una narrazione di storie minori di due piccole città di provincia, Vallo della Lucania e Orsara di Puglia. Tutte le storie, scritte con mano leggera e raffinata compongono un mosaico dai colori tenui, pieno di dettagli ed ironia.

Pantaleo Palladino descrive la realtà di un mondo che conosce ed ama, tra tradizioni, modi di dire, usanze vecchie e nuove, regalandoci una varietà di personaggi con i propri difetti e le loro virtù. Lo scrittore dimostra un interesse autentico per le persone, le persone concrete, conosciute ed amate. In questi racconti emergono numerose tematiche.
Non è un libro esclusivamente autobiografico, anche se sono presenti molti aspetti personali, ma anche di costume, di ambiente e di società. Esperienze di un bambino curioso che ricorda con tanta nostalgia dove l’indifferenza non trova mai posto.

Le storie partono dal dopoguerra, con vivaci bozzetti della sua infanzia, proseguono con racconti del suo “periodo d’oro” come dice, con un pizzico di malizia, Rosanna, l’affascinante consorte, riferendosi agli anni dell’università. Continuano con l’arguta descrizione della sua seduta di laurea il 29/12/1973 – data più unica che rara – fino ad arrivare ai nostri giorni, dopo aver raggiunto apprezzatissimi traguardi professionali.

Con la sua scrittura raffinata Leo ci parla di una realtà fatta di principi e di valori che ora sembrano solo l’eco di un tempo passato, ma che egli ha saputo cogliere con la sua attenzione ai particolari, con il suo attaccamento al superfluo, perché attraverso il superfluo ed i piccoli particolari, spesso, si riesce a raggiungere l’animo delle persone e l’essenza delle cose.

Spirito caldo e poetico, ma nello stesso tempo chiaro, preso da tutti gli aspetti piacevoli della vita, appassionato per ogni forma d’arte –,come la cucina, sua grande passione.

Infatti il dottor Palladino oltre ad essere un valente medico è un ottimo ed estroso cuoco ed in una deliziosa novella ci racconta la preparazione dei dolci di Pasqua, facendocene quasi sentire i profumi dolci e delicati e presentandoci le creazioni di “Masto Magnifico”. Leo, con le sue doti di narratore riesce a raggiungere lo scopo fondamentale del suo libro, ovvero il recupero integrale di quello che potremmo chiamare “ Piccolo mondo antico”, donandoci un libro veramente bello, intelligente, arguto, a volte commovente.

Il mondo non è perfetto: scegliere come considerarlo è l’unico vero potere che abbiamo. Leo Palladino, credo , che abbia scelto, effettivamente, di guardarlo anche attraverso il cuore.

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