Con Camilleri la cultura ritorna in prima serata

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Al Teatro Greco di Siracusa rivive il mito di Tiresia- di Claudia Izzo-

Sul palcoscenico millenario del Teatro Greco di Siracusa, in una cavea spoglia con un’atmosfera dettata da un lume acceso, un tavolinetto, una poltrona ed un grande schermo, Andrea Camilleri ha portato in prima serata su RAI1  “Conversazioni su Tiresia”, spettacolo da lui scritto e interpretato la scorsa estate. Camilleri entra sulla scena accompagnato da  un ragazzino che  resta accovacciato per un’ora e mezza accanto a lui ad ascoltare. La RAI, dopo il fortunato esperimento di Alberto Angela, continua a proporre temi culturali in prima serata con grande consenso di pubblico.

Con la complicità della magia di una notte d’estate siciliana, Camilleri, ormai cieco, si sofferma sulla figura dell ‘indovino della mitologia greca Tiresia, anch’egli cieco.

Tiresia è cieco secondo una leggenda perchè gli dei non volevano che profetizzasse su argomenti “segreti”; secondo un’altra  fu reso cieco da Atena per punizione perchè la vide nuda farsi il bagno, ma poi fu reso indovino dalla stessa dea. Secondo un’altra leggenda ancora fu tramutato in donna per sette anni,  dopo aver visto due serpenti che si stavano accoppiando e infastiditone ne uccise la femmina. Come donna provò tutti i piaceri che una donna può provare in amore. Poi, innanzi alla stessa scena dei due serpenti uccise il maschio e ridivenne uomo. Chiamato da Zeus ed Era per risolvere una disputa su chi provasse più piacere in amore tra l’uomo e la donna, Tiresia rispose che il piacere si compone di dieci parti, l’uomo ne prova una, la donna nove. Dunque, la donna prova un piacere nove volte più grande di quello dell’uomo. Era, infuriata perchè Tiresia aveva svelato il segreto, lo acceca; Zeus per ricompensarlo del danno subìto, gli dona la facoltà di vivere sette generazioni e di prevedere il futuro.

Camilleri, con la sua voce graffiante ammalia, dando vita ad una conversazione solitaria tra Camilleri e Camilleri, sulla cecità, sul tempo, sulla memoria,  sulla profezia, sulla storia, sull’esistenza tutta. Ma ci si rende ben presto conto che il monologo è in realtà un lungo messaggio intessuto d’ amore tra Camilleri ed i circa cinquemila spettatori seduti sulle gradinate del Teatro.

Il pubblico si alza in piedi. Applausi a scena aperta.

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