Coincidenze: a Pasqua ricordiamo la morte di San Giuseppe Moscati

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di Giuseppe Esposito-

Strane coincidenza avvengono talvolta, come quella che fa coincidere, oggi, la Pasqua con l’anniversario, il novatatreesimo, dalla morte di San Giuseppe Moscati. Le parole che egli ebbe a scrivere nel lontano ottobre del 1922, possono essere prese come manifesto della sua vita e della sua attività di medico:

Quale è la verità, mostrati come sei e senza infingimenti e paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione e tu accettala; e se tormento e tu accettalo. E se, per la verità, dovessi sacrificare te stesso e la tua vita e tu sii forte nel sacrificio.

Questo anniversario ricorre proprio in un periodo in cui tanti medici hanno perso la vita per tener fede al giuramento di Ippocrate e purtroppo per colpa di una classe politica inetta che li ha lasciati soli a combattere un male sconosciuto, privi di qualsiasi arma, di qualsiasi dispositivi di protezione ed essi non si sono tirati indietro ed insieme anche a tanto personale infermieristico sono stati falciati dal male. San Giuseppe Moscati sembra essere oggi più che mai l’emblema il simbolo di quella classe medica che ha trovato oggi una nuova legittimazione ed un nuovo riscatto.

San Giuseppe Moscati fu definito il medico dei poveri che egli assisteva spesso gratuitamente e che soccorreva anche economicamente. Abitava a Napoli in via Cisterna dell’Olio e nell’anticamera dello studio era il famoso tavolino col appello ed il cartello su cui si leggeva: Chi può metta e chi non può prenda.

Nel giorno della canonizzazione, Giovanni Paolo II ebbe a dire di lui:

Il dolore del malato giungeva a lui come il grido di dolore del fratello cui una altro fratello, il medico, deve accorrere con l’ardore dell’amore. Il movente della sua attività come medico non fu dunque solo il dovere professionale, ma la consapevolezza di essere stato posto da Dio nel mondo per operare secondo i suoi piani, per apportare con amore il sollievo che la scienza medica offre nel lenire il dolore e ridare la salute.

La tremenda sciagura che si è abbattuta su di noi ha permesso o ha costretto, a seconda della interpretazione che si vuol dare dei fatti, i medici d’oggi a seguire, talvolta inconsapevolmente le orme del loro antico collega.

E questo è forse uno dei rari aspetti positivi che possiamo trovare nelle pieghe di questa immane tragedia che ha coinvolto il mondo intero e di cui ognuno di noi si chiede come possa essere accaduto, in questo mondo in cui la scienza ed il progresso ci aveva fatti sentire al sicuro da sventure che sembravano appartenere ad epoche ormai tramontate. La natura o, se si vuole, l’Altissimo, si sono presi la briga di riportarci coi piedi per terra. Ci hanno fatto ricordare che noi non siamo i padroni del mondo e che si può andare avanti anche senza di noi. Infatti mentre noi umani siamo falciati senza pietà, intorno a noi la natura segue il suo corso e la primavera fa sbocciare di nuovo i fiori sugli alberi e nei prati. Speriamo che una volta superata questa difficile prova ci si ricordi della lezione impartitaci.

 

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