Chi si ricorda di Zietta Liù

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-di Giuseppe Espsosito

 

Natale

Che neve, che sera

Ma a un tratto comparve una stella

Ed ecco sembrò primavera.

La siepe che dianzi era brulla

fiorì d’improvviso. S’udiva

leggero un pio ritmo di culla,

e un palpito d’ali d’argento,

un dolce tinnir di campane

portato giù a valle dal vento.

E vivo splendeva laggiù,

nell’umile grotta, a Betlemme

un fior divino, Gesù.

 

Questi giorni di metà ottobre, che ci hanno regalato, inopinatamente i primi brividi di freddo, di un inverno quasi prossimo a venire, mi hanno fatto avvertire, nell’aria, come un sentore di Natale. Così che i versi, di una di quelle poesie di tanti anni fa, sono riaffiorati alla memoria. Son quelli riportati qui sopra e recitandoli mi è parso di sentire come il profumo perduto delle aule e dei banchi della mia scuola elementare. Il profumo della mia infanzia perduta, nella nebbia del tempo.

La poesia reca la firma di Zietta Liù, un personaggio che non aveva, per noi, una identità precisa come accadeva per tutti gli altri autori, le cui poesie ci si imponeva di imparare a memoria ed è ben per questo, forse che brani di esse ancora scopriamo, impigliati nei labirinti della nostra mente. ma il nome di Zietta Liù si imponeva per la sua diversità, era altro rispetto ai nomi degli altri autori ed aveva un sapore quasi di famiglia. Ma nessuno, a quell’epoca, si preoccupava, tuttavia, di prendersi la briga di andare ad indagare su chi si celasse dietro quel nom de plume.

Oggi invece, che disponiamo di uno strumento eccezionale, assolutamente impensabile a quel tempo, spinto dalla curiosità rinfocolata, sono andato a cercare nel vasto pozzo del web.

L’indagine, con mia grande sorpresa mi ricondotto nella mia città, a Napoli cioè. In una Napoli dei primi del Novecento, infatti la data di nascita di quella autrice  coincide esattamente con l’inizio del secolo e segna un tondo 1900. Non che Lia Maggiulli Bartorelli, questo il vero nome di Zietta Liù, fosse nata a Napoli, ma elle vi giunse giovanissima ed a Napoli trascorse l’intera sua vita.

Il motivo del suo trasferimento dalla natia Pisa alla città di Partenope, fu la conseguenza del matrimonio contratto con un nostro concittadino. E a decidere del suo futuro fu il  caso. Lia infatti si era recata, per accompagnare una sua zia crocerossina, nell’ospedale militare della sua città e lì avvenne l’incontro fatale. Conobbe infatti un giovane soldato napoletano, si innamorarono e convolarono presto a nozze.  Finita la guerra Lia seguì il marito nella città dove egli viveva.

A Napoli, ella, figlia di due maestri, da cui aveva succhiato la passione per l’insegnamento, intraprese la carriera scolastica. L’amore che metteva in quel suo mestiere la rese ben presto nota tanto da guadagnarle l’appellativo di “Montessori napoletana“. Grazie a lei migliaia di piccoli furono contagiati dall’amore per lo studio.

Ma Lia era anche una donna dal carattere forte, di acuta intelligenza ed animata da una voglia di affermarsi che la distaccava dal prototipo femminile della sua epoca. Un’epoca in cui alla donna era destinato il ruolo, assai riduttivo di moglie e madre. Lia invece, aveva un’altra passione, oltre a quella dell’insegnamento, quella del giornalismo, un mondo di soli uomini, con poche eccezioni, tra cui l’altra napoletana d’adozione che rispondeva al nome di Matilde Serao. Ed in quel mondo Lia desiderava cimentarsi. Non sapendo da che parte cominciare, decise di scrivere una lettera ad Ugo Ricci. Era costui un giornalista del quotidiano napoletano IL MATTINO ed aveva preso il posto, proprio della Serao che, abbandonato il giornale, fondato col marito Eduardo Scarfoglio per fondarne uno tutto suo  che aveva intitolato “IL GIORNO”.

Ugo Ricci aveva rilevato la rubrica dei “Mosconi”, tenuta in precedenza, proprio da donna Matilde. Alla fine della sua lettera di presentazione Lia Bartorelli si firmò: “una bionda presuntuosa”.

La lettera e la sua firma incuriosirono Ricci che la convocò per un colloquio. Nel corso dell’incontro Lia espresse il desiderio di poter scrivere per i bambini e propose di adottare lo pseudonimo di Liù, essendo assai amante del personaggio della Turandot di Puccini.

L’interlocutore rispose assai bruscamente dicendo che Liù era il nome di una scimmia da lui posseduta, ma poi riprendendosi e considerando che la giovane età della aspirante giornalista andava occultata, le propose quello di Zietta Liù, che soddisfaceva ad entrambi gli obbiettivi.

Fu l’inizio della nuova carriera di Lia, destinata a conoscere un solido e duraturo successo. Cominciò a pubblicare, in gran copia, poesie e racconti per bambini, oltre ad opere teatrali ad essi destinate, quali ad esempio: “Tredicino”, “Il piccolo indiano”, “La favola più bella” e tante altre.

La sua notorietà crebbe al punto che persino il papa Pio XII volle incontrarla. Ottenne numerosissimi riconoscimenti, tra cui il Premio Columbus, la Medaglia d’oro della Pubblica Istruzione ed il Premio Città di Napoli per la poesia.

Abitò sempre in via Bausan 24, nel cuore di Napoli ed in quella casa, negli anni Trenta, fondò un laboratorio teatrale che fu frequentato da numerosi rampolli della buona borghesia di Napoli. Allievi di quel laboratorio furono personaggi destinati ad una grande notorietà nel campo dello spettacolo quali Roberto De Simone, Fausta Vetere, Peppe Barra, Franca Leosini, Alighiero Noschese ed infine Rosa Russo Iervolino, che prese però tutt’altra strada nel campo della politica.

Da quel laboratorio prese vita una compagnia teatrale per bambini chiamata “La Ribalta” ed attiva ancora oggi. All’avvento della televisione in Italia, alla metà degli anni Cinquanta prese a collaborare con gli studi napoletani della Rai. Fu infatti la conduttrice di una trasmissione dal titolo: “Il nostro piccolo mondo”. In essa fecero il loro debutto i fratelli Edoardo, Eugenio e Giorgio Bennato che, all’epoca, avevano formato un loro trio musicale e si esibivano nei locali di Napoli quali il Circolo Canottiri al Molo Siglio, il teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare ed il dopolavoro della Italsider a Bagnoli. Zietta Liù li conobbe nel corso di una loro esibizione e li invitò nella sua trasmissione, lanciandoli verso il successo.

Zietta Liù si spense il 16 marzo 1987. Sua figlia Velia seguì anch’ella le orme materne divenendo una apprezzata regista teatrale e fu molto amica di Peppe Barra, antico allievo della madre. Velia si è spenta nel corso di questo 2021, all’età di 90 anni, vittima del Covid 19.

Alla sua morte Peppe Barra ha scritto sul suo profilo facebook queste toccanti parole:

Avrei voluto vivere ancora un poco con te, per poter continuare ad assaporare i bei ricordi che ci univano da oltre 71 anni … Ma adesso che sei nella luce, mi piace pensarti insieme a  tua madre, la mia cara maestra Zietta Liù … Buon viaggio Velia, sei rimasta nel mio cuore.”

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