Andrea Camilleri ci lascia in eredità il dono della parola

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E’ il pensiero della morte che aiuta a vivere“- di Claudia Izzo-

Il finale del Commissario Montalbano, il maestro Camilleri l’aveva deciso un pò di tempo fa, consegnando all’editore Sellerio l’ultimo libro con il finale della storia, chiedendo che questo venisse pubblicato dopo la sua morte : “Ho scritto la fine dieci anni fa… ho trovato la soluzione che mi piaceva e l’ho scritta di getto, non si sa mai se poi arriva l’Alzheimer. Ecco, temendo l’Alzheimer ho preferito scrivere subito il finale.”

Il finale di Camilleri scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, insegnante italiano, è arrivato invece oggi, 17 luglio, un mese dopo dal  giorno del suo ricovero per arresto cardiocircolatorio, periodo in cui non ha più ripreso conoscenza. Camilleri ci lascia così a 93 anni con un’uscita di scena elegante e carica di eredità perchè Camilleri ha avuto la capacità di creare un linguaggio vero, con una Laurea in Lettere mai presa all’Università di Palermo,  ha saputo dar vita ad un narrare pulito, denso di contenuti, ha saputo affascinare persone appartenenti a fasce d’età e livelli culturali diversi. Perché Camilleri ha avuto il dono della parola, intesa proprio come mezzo di comunicazione. Ha comunicato contenuti, passione per la cultura, curiosità.

Ha affabulato.

Come si può dimenticare il suo monologo “Conversazione su Tiresia” al Teatro Greco di Siracusa, tenuto esattamente lo scorso giugno, in cui il maestro ha ripercorso la vita  dell’indovino cieco collegandola alla sua sopravvenuta cecità? Un’altra “genialata” del maestro siculo. Lui, cieco, riusciva a vedere benissimo il mondo e lo riportava nelle sue celebri pagine, con  un sentire che appartiene a pochi, una serenità che raggiungono solo le persone intelligenti che la vita l’hanno vissuta e compresa davvero anche attraverso i pensieri che si facevano più “tinti”, le ombre che nascevano, la paura del buio che invadeva il campo ottico. E poi grande è stato il suo carisma con  le idee chiare, la sua responsabilità politica che lo portarono a scrivere una poesia contro Silvio Berlusconi, ad irridere D’Alema, a prendere posizione contro Renzi e Salvini. Non ha mai temuto di perdere lettori e credo che mai ne abbia persi.

Classe ’25, nato a Porto Empedocle, diplomatosi al Liceo Classico nel 1943, Camilleri inizierà nello stesso anno  «una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure».

E’ durante il  periodo ennese, che vinse il Premio Firenze con alcune sue poesie creando il debito letterario verso Enna: “…Ed io, proprio in quelle due stanzette, credo di essermi formato come scrittore…”

Nel 1949 fu ammesso, unico allievo regista per quell’anno, all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica. Di qui la passione diventa realtà: è il primo a portare Beckett in Italia, di cui mette in scena “Finale di partita” nel 1958 a Roma; a lui si devono le rappresentazioni teatrali di Ionesco, Adamov, Strindberg, Eliot, Majakovskij. Titolare della cattedra di Regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, scoprirà di essere uno scrittore con “Il corso delle cose”, “Un filo di fumo”,”La strage dimenticata”, “La stagione della caccia”, “La bolla di componenda”, “La forma dell’acqua”, “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”,”La mossa del cavallo”, solo per citarne alcuni… Tradotto in 120 lingue, ha venduto più di 10 milioni di copie.

Nell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, “Il cuoco dell’Alcyon” (Sellerio) sembra quasi che i suoi personaggi piangano la sua dipartita con il  protagonista che in queste pagine, ironia della sorte, viene radiato dalla polizia, una cacciata che suscita la disperazione di tutti i suoi collaboratori.

“Montalbano non morirà” affermò il suo autore, ” ma non potrà più sbucare da nessun’altra parte. Se ne andrà, sparirà senza morire”, un pò come il suo stesso autore, padre, demiurgo Camilleri..

Camilleri entra anche nel mondo dei fumetti, divertendo e divertendosi. Nel numero 2994 del fumetto Topolino del 16 aprile 2013, appare d’altra parte la storia “Topolino e la promessa del gatto”, dove Topolino aiuta il commissario Salvo Topalbano, parodia del celebre commissario Salvo Montalbano. Un altro personaggio della storia, il signor Patò, è stato disegnato secondo la fisionomia dello scrittore siciliano. La storia, disegnata da Giorgio Cavazzano e tratta dai testi di Francesco Artibani, è stata supervisionata proprio da Camilleri.

Resta la lingua con cui Camilleri  ha delineato la Sicilia, i siciliani e la vita.  La sua lingua italiana e siciliana  ha fatto si che Camilleri stregasse letteralmente perchè, come egli stesso ha affermato «… Non si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c’è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane.»

In un mondo di messaggi sui social, frasi sempre più cifrate e professori sempre più stanchi di insegnare, Camilleri ha insegnato prima di tutto il valore ed il potere della parola e dei testi … “che cosa straordinaria possono essere i libri. Ti fanno vedere posti in cui agli uomini succedono cose meravigliose”…  perchè “le parole cose d’aria sono “…

Un mix di poesia, ironia, acume, sagacia che continuerà ad affollore le nostre librerie, in questa vita confusa, perchè “è il pensiero della morte che aiuta a vivere”

Buon viaggio maestro Camilleri, che la terra Le sia lieve…

 

 

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