Archeologia … industriale

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Archeologia … industriale di Giuseppe Esposito-

Spigolando sul web mi imbatto in una notizia, neppure tanto recente, ma risalente al marzo del 2015. Eppure è una notizia che colpisce la fantasia. Leggo:

Egitto, scavi archeologici

Uno strano reperto archeologico emerge dalle sabbie della regione egiziana della Nubia. Sono barattoli di latta con  etichette Cirio, databili al 1923.

Quel nome fa scattare in me il flash della memoria e torno agli anni Cinquanta nei quali frequentavo le elementari presso l’Istituto delle suore Compassioniste, in vicolo Sacramento 11 a Foria. Era l’epoca in cui, a casa, mia madre utilizzava per le sue note e per trarne suggerimenti e ricette, un vecchio  volume con copertina cartonata, azzurra a pallini bianchi, su cui si leggeva Cirio, Il libro di casa.

E sotto l’anno 1937, in cui il  volume era stato stampato e distribuito alle signore acquirenti dei prodotti della Cirio. Era quella l’epoca del pieno fulgore dell’azienda. Fondata da Francesco Cirio piemontese di  Nizza Monferrato, era stato uno dei pionieri nell’applicazione del metodo della apperizzazione, un metodo di conservazione dei cibi freschi in scatola messo a punto dal francese Nicols Apper. Dopo aver fondato la sua prima fabbrica in Piemonte, verso la metà del XIX secolo venne ad aprire altre fabbriche al sud, intorno a Napoli. Alla sua morte, avvenuta nel 1900 la Cirio era ormai una delle maggiori industrie conserviere d’Europa. Il suo posto fu preso prima da Pietro Signorini e poi da suo fratello Paolo.

Alla metà degli anni venti Napoli il centro da cui si irradiava la grande forza dell’azienda che esportava in tutto il mondo, dalle Americhe all’Australia ed il suo motto era:

Come natura crea, Cirio conserva.

L’azienda fondata da Francesco era diventata una realtà di grande importanza oramai stabilmente trapiantata al sud con diversi stabilimenti e quattro tenute agricole Dagli stabilimenti Cirio escono ormai i prodotti più diversi ed apprezzati dalle conserve vegetali, a quelle di e di carne e di pesce, dal caffè alla pasta, al latte e alle marmellate.

I prodotti Cirio sono entrati nel vissuto degli italiani tutti e gli stabilimenti assorbono più di diecimila addetti, di cui tremila solo negli stabilimenti di San Giovanni a Teduccio e Vigliena. Un orgoglio tutto meridionale. La storia prosegue per decenni fino ai primi anni settanta, quando la crisi comincia a mordere. La famiglia Signorini è costretta a passare la mano e l‘azienda è ceduta alla SME. Successivamente viene privatizzata, ma la parabole discendente è ormai avviata. Gli stabilimenti e le tenute agricole meridionali sono chiuse. La Cirio entra nell’orbita del Gruppo Cooperativo Conserve Italia e diviene una delle tante aziende minori del made in Italy alimentare. I tempi della leadership mondiale non sono ormai che un ricordo. E sembra davvero emblematico che la memoria di quel passato glorioso riemerga ora dalle sabbie dell’Egitto. La produzione odierna della Cirio esce esclusivamente da stabilimenti settentrionali ed l sud ed il passato glorioso non è altro che memoria testimoniata da reperti archeologici.

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