Antonio Cardarelli, l’ “occhio clinico”

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di Giuseppe Esposito-

Napoli ha dato alla storia delle medicina contributi importanti. Si è già detto in un altro articolo del medico santo Giuseppe Moscati che fu ottimo e scrupoloso medico presso l’Ospedale degli Incurabili distinguendosi per l’attenzione e la umana pietas con cui si avvicinava ai malati, mettendo al centro della sua attenzione l’uomo.

In quello che era allora il più grande ospedale del mezzogiorno avvenne l’incontro tra due figure ineguagliate di medici: Antonio Cardarelli e Giuseppe Moscati. Il secondo era molto più givane del primo essendo nato nel 1880, mentre la data di nascita di Cardarelli risale al 1831. Per una strana coincidenza del destino l’anno della morte di entrambi coincide. Il giorno 8 gennaio del 1927, moriva infatti Cardarelli, seguito il 12 aprile da Moscati. Essi abitavano non distante l’uno dall’altro, Cardarelli aveva casa la numero 32 di via Costantinopoli, invece la casa di Moscati era al numero 11 di via Cisterna dell’Olio. Il più anziano Cardarelli nutriva per il giovane collega e per le sue diagnosi fulminee ed esatte, tanta stima da proporlo per la cattedra di Chimica fisiologica presso l’Università di Napoli.

Insomma due vite spese nel dar lustro alla medicina si incrociarono e si spensero poi quasi contemporaneamente.

Antonio Cardarelli è stato senza tema di smentite il più grande medico della storia ed a lui è dedicato l’Ospedale Cardarelli di Napoli, il più importante del sud. Matilde Serao scrisse di lui: “… tutta la gente lo chiamava, l’invocava, gli tendeva le mani chiedendo aiuto, assediando il portone e le scale, la sua porta … con la pazienza e la rassegnazione di chi aspetta un salvatore.”

Antonio Cardarelli era nato a Civitanova Marche da Urbano, medico della cittadina e da Clementina Lemma, baronessa di Belmonte del Sannio. Fece i suoi primi studi presso il Seminario vescovile di Trivento ed all’età di diciassette anni si trasferì a Napoli. Qui si iscrisse al biennio propedeutico al Corso di Medicina del Collegio Medico di Sant’Aniello a Caponapoli. Conseguì la laurea a soli ventidue anni, nel 1853 e decise di restare ad esercitare nella capitale. Poco dopo fu bandito un concorso per assistente medico dall’Ospedale degli Incurabili, il più importante de Regno, ma Antonio Cardarelli non aveva ancora requisiti per parteciparvi. Saputo però dell’assenza di un candidato che aveva un cognome simile al suo si presentò al suo posto e sostenne l’esame. Il suo colloquio fu così brillante da suscitare l’ammirazione di tutta la commissione. Il tema della prova era la scabbia, che a quell’epoca si riteneva fosse causata da un’alterazione degli umori. Cardarelli contestò radicalmente questa tesi e dimostrò la sua origine parassitaria, secondo quanto scoperto da poco dal Ranucci, presso l’ospedale Saint Louis di Parigi. Alla fine fu dichiarato primo su duecento concorrenti. Ma il suo successo fu contestato da moltissimi altri candidati avendo egli infranto le regole per l’ammissione. Tuttavia il presidente della stessa così si espresse: “O entra Cardarelli o ne usciamo noi tutti.”

Entrato in ospedale Cardarelli dette l’avvio ad una brillante carriere percorrendo tutte le tappe, assistente, aiuto, direttore di sala ed infine primario. La sua capacità di diagnosi coi pochi mezzi terapeutici allora a disposizione fece di lui uno dei clinici più illustri del suo tempo, a Napoli e nell’Italia intera. Le più importanti personalità del Regno si rivolgevano a lui per tutelare la propria salute. Suoi pazienti furono il papa Leone XIII, Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Umberto I, Giuseppe Verdi, Libero Bovio  Benedetto Croce, ma Cardarelli non trascurava tanta povera gente che andava a visitare nei bassi di Napoli.

Era così abile ed aveva un occhio clinico così infallibile che era in grado di diagnosticare qualunque malattia allora conosciuta. Gli bastava un’occhiata al paziente per stilare diagnosi rapide e precise. Per queste sue doti, in città, si diceva che facesse miracoli pur non essendo santo. La gelosia nei suoi confronti era così alta  negli ambienti accademici che egli ottenne la sua prima cattedra di Patologia medica solo all’età di cinquantotto anni.

Ma grazie al suo occhio clinico infallibile era diventato un vero e proprio mito. La sua vita è costellata da numerosissimi  aneddoti particolari. Uno di quelli più conosciuti è quello dello scherzo che un gruppo di colleghi cercò di fargli al fine di sbugiardarlo e farsi beffe di lui in pubblico. Gli mandarono un loro complice che si fingeva gravemente malato, per spingerlo a formulare una diagnosi inesatta e quindi prenderlo in giro e appannarne la reputazione. Cardarelli visitò il finto malato ed emise alla fine una diagnosi infausta: nefrite cronica che se non trattata avrebbe portato l’uomo, rapidamente alla morte. Gli prescrisse anche una precisa terapia che l’uomo si guardò bene dal seguire. I colleghi allora presero a diffondere la notizia del falso malato e della diagnosi formulata che, secondo loro, era campata in aria e sbeffeggiarono in ogni dove il collega famoso. Quando però dopo appena sette giorni l’uomo morì e dopo che fu riconosciuta come causa della morte una nefrite cronica furono costretti ad un silenzio imbarazzante. E ad essere sbeffeggiati furono loro.

La carriera clinica ed universitaria di Antonio Cardarelli fu particolarmente longeva, durò quasi sessantacinque anni ed egli abbandonò la cattedra, nel 1922,  alla veneranda età di novantadue anni, solo perché costrettovi dalla legge allora in vigore. Solo cinque anni più tardi si spegneva nella sua casa di via Costantinopoli.  Tutti i più grandi intellettuali del tempo ebbero a a commentare la sua scomparsa. Egli fu sepolto nel suo paesino natale e sulla sua tomba si leggono le parole dell’epitaffio che per lui dettò Gabriele D’Annunzio:

Sia venerata quest’urna che nel nome di Antonio Cardarelli clinico illustre e maestro insuperato d tre generazioni riassume e ricorda la genialità dell’intelletto sovrano, una pietà che non conobbe confini, un apostolato insofferente di riposo e di tregue.

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