2 maggio: anniversario della morte di un Genio

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-di Giuseppe Esposito-

Ricorre il 2 maggio l’anniversario della morte di Leonardo da Vinci, avvenuta appunto il 2 maggio del 1519. Leonardo era figlio naturale di ser Pero notaio e di una donna di umili origini, Caterina.

Il nonno Antonio, anch’egli notaio annotò su un registro notarile quanto segue:

Nacque un mio nipote, figlio di ser Piero, mio figliolo, a dì 15 aprile, sabato a ore 3 di notte (secondo il calendario gregoriano la data sarebbe stata invece quella del 23 aprile, ore 21.40). Ebbe nome Lionardo. Battizzollo prete Piero di Bartolomeo da Vinci in presenza di Papino di Nanni, Meo di Tonino, Pier di Malvolto, Nanni di Venzo, Arigo di Giovanni Tedesco, monna Lisa di Domenico di Brettone, monna Antonia di giuliano, monna Niccolosa di Borna, monna Maria figlia di Nanni di Venzo, monna Titta di Previcone.”

Al battesimo, avvenuto nella chiesa parrocchiale di Santa Croce, non erano presenti i genitori poiché non sposati. Più tardi la famiglia si trasferì a Firenze, dove il padre Piero divenne notaio della Signoria. Qui Leonardo ancor giovane andò a bottega dal Verrocchio e cominciò a mostrare precocemente il suo talento. Da autodidatta si applicò agli studi di architettura, ingegneria ed anatomia. Scriveva da destra a sinistra , anagrammando spesso le parole affinchè i suoi appunti restassero segreti. Lavorò a Firenze, a Roma ed a Milano, ma come dire delle sue opere? Lasciamo che a parlare sia l’Anonimo Gaddiano che così scriveva nel 1542:

Fu tanto raro ed universale, che dalla sua natura, per suo miracolo esser producto dir si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva  non meno ed operò di scultura et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché, si dice, mai a sé medesmo avere soddisfatto, et però sono tante rare le  opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira … et fu valentissimo in tirari et edifizi di acque et altri ghiribizzi, né mai con l’animo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove.”

Nel 1506 , dopo aver errato per l’Italia tutta era tornato a Firenze, dove fu raggiunto dalle sollecitazioni del governatore francese di Milano, Charles d’Amboise, che lo invitava ad entrare al servizio del re di Francia Luigi XII. L’anno successivo fu il re stesso a sollecitarlo e quindi Leonardo tornò a Milano. Tuttavia dopo la morte del suo mecenate D’Amboise ed alla cacciata dei francesi da Milano si trasferì a Roma. Lì ancora nel 1517 gli giunse l’invito del re di Francia a trasferirsi oltralpe. Alla fine Leonardo accettò e si mise in viaggio con Francesco Melzi ed il suo servitore Battista de Vilanis. Fu alloggiato dal re nel castello di Clos-Lucé, presso Amboise e nominato premier peintre, architecte e mecanicien du roi, con una rendita di 5000 ducati. A lUigi XII era succeduto Francesco I che era un sovrano colto e raffinato, amante dell’arte ed in specie di quella italiana. Leonardo aveva portato con sé il ritrattp di Monna Lisa che iniziato a Firenze, fu completato ad Aboise e donato ai francesi, divenendo il quadro più famoso del mondo. Quello francese fu il periodo più sereno della sua vita, che ebbe termine con la sua morte avvenuta il 2 maggio del 1519. Fu sepolto, come da suo desiderio nella chiesa di Saint Florentin ad Amboise.

 

 

 

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