Anche Dos Passos sulle tracce di Goethe

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-di Giuseppe Esposito-

John Dos Passos è uno scrittore, giornalista e drammaturgo americano affermatosi nella prima metà del secolo scorso. Nato nel 1896 e morto nel 1970. Pubblicò le sue prime opere a partire dal 1920, ma rispetto agli autori di quelli che furono definiti Roaring Twenty, cioè i Ruggenti Anni venti, egli occupa un posto a parte, grazie al suo impegno civile e politico ed all’attenzione posta, nelle sue opere, ai fatti ed all’osservazione sociologica. Fu dunque alieno da ogni mistificazione ideologico-letteraria che caratterizzava invece gli altri suoi contemporanei.

Da giovane Dos Passos era un radicale, il che nell’America di quegli anni, equivaleva ad essere considerato un anarchico. Fu infatti tra i più accaniti difensori di Sacco e Vanzetti, i due italiani processati ed impiccati proprio in virtù delle loro idee.

Nel 1916 cominciò gli studi di architettura, subito abbandonati per dedicarsi al giornalismo ed alla letteratura. Il suo libro di esordio fu “One Man Initiation”, uscito nel 1920, cioè nello stesso anno di “Di qua dal paradiso”, di Francis Scott Fitzegerald.

All’entrata in guerra degli Stati Uniti, nel 1917, lo troviamo sul fronte italiano alla guida delle ambulanze della Croce Rossa, come il suo connazionale Ernest Hemingway.

Ogni giorno – annoterà più tardi – è come giocare una partita con la morte. In attesa che loro diano ordini. Loro, cioè quelle entità astratte che decidevano del destino di tante giovani vite gettate nelle trincee, di quell’assurda guerra.

Nella primavera del 1918 a lui ed agli amici Dudley, Jack e Van viene concessa una licenza. Per l’euforia sbagliano treno ed invece che a Parigi si ritrovano su un treno diretto  al sud.

Il primo pensiero che formulò, quando scese dal treno alla stazione di Napoli fu:

 Nessun cenno della guerra.

Lo scorrere normale della vita in città colpisce la sua fantasia ed egli scrive:

Erano aperti i musei … la città era un carnevale … Il cielo era turchino. Il sole meraviglioso, dopo il gelo e il nevischio del Grappa. Il Vesuvio fumava un grosso sigaro scuro.

L’aria sembra infondergli serenità ed energia:

Camminavamo tutto il giorno, immersi in una specie di incantesimo. Forse non ci stavamo comportando bene, ma eravamo felici.

Il programma che si prefiggono è di arrivare fino a Paestum. Fanno una prima tappa a Pompei.  Gli scavi sono deserti, nessun altro turista in vista e lo scrittore annota:

Indimenticabile, migliaia di anni ci scorrevano davanti. Eravamo cittadini romani che scorrazzavano da un’osteria all’altra.

Nel silenzio della città morta e col vino portato da Napoli si aggirano tutto il giorno tra insulae e regiones. Non sentono il segnale di chiusura degli scavi e, quando le tenebre calano sulla città dissepolta, devono scavalcare il muro di cinta.

La mattina dopo vanno in tram a Sorrento ed il giorno successivo eccoli arrivare a Salerno. Da lì dopo un giorno, prendono un treno per Paestum. Sbagliano però la fermata e si ritrovano su una strada polverosa che mena alla spiaggia. Non si perdono d’animo e:

Dopo un bagno in quelle acque deliziose di cristallo, giungemmo alle rovine, come avevano fatto i vecchi viaggiatori.

Tra i templi: Nessuna cosa vivente sotto lo sguardo. L’umanità è tutta al fronte. Ridemmo a crepapelle. Ci arrampicammo su e giù sulle pietre rovesciate, ammirammo a sazietà le grandi colonne color miele e i capitelli dorici. Il più meraviglioso spettacolo della nostra spedizione.

Poi iniziò a piovere e, dopo aver scolato l’ultima bottiglia di un vino rossiccio, riprendono la via del rientro a Napoli. La licenza è finita e la dura realtà della guerra li attende.

Certo l’atmosfera di questa visita ai templi di Paestum fatta da Dos Passos e dai suoi amici si svolge in un’atmosfera piuttosto goliardica, assai diversa da quella che, 140 anni prima aveva avvolto la visita di  Goethe. Ma l’ammirazione per il luogo e per le memorie antiche è tuttavia rispettosa e sincera e suscita lo stupore dei giovani provenienti dal fronte di guerra. Rappresenta una pausa in quella loro partita con la morte. Una boccata di vita tra quelle antiche rovine in riva al mare. Un ricordo che resterà indelebile nelle loro menti.

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