Al Verdi il 2018 si chiude con Il Rigoletto diretto da Daniel Oren

Gennaio 1, 2019 0 Comments Cultura , Teatro 434 Views
Al Verdi il 2018 si chiude con Il Rigoletto diretto da Daniel Oren

La passione, la vendetta e l’amore paterno – di Antonietta Doria-

Il Rigoletto presentato al Massimo cittadino è piaciuto nella sua veste tradizionalista,  rispettosa del libretto. Nessun cambio d’epoca, infatti per la rappresentazione del regista Riccardo Canessa, nessuna attualizzazione. Siamo nella Mantova del XVI secolo e  la maledizione e l’ abuso di potere caratterizzano lo snodo dell’opera  in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse(“Il re si diverte”) di cui la prima ebbe luogo, con successo, l’11 marzo 1851 al Teatro la Fenice di Venezia.

Il dramma, la passione, l’amore filiale, il tradimento e la sete di vendetta sono stati portati in scena a Salerno dall’orchestra diretta da Daniel Oren,  con l’assistente Gaetano Soliman,  il coro diretto da Tiziana Carlini,  le scene e costumi di Alfredo Troisi, le coreografie di Pina Testa. Il Duca di Mantova è il tenore  Antonio Poli e Pietro Adaini; Rigoletto è il baritono Amartvshin Enkhbat, Elia Fabiani;  Gilda è il soprano Gilda Fiume, Marina Manzò; Sparafucile è il basso Carlo Striuli;  Maddalena è il contralto Natalia Verniol;  Giovanna, la custode di Gilda è il mezzosoprano Victoria Shereshevskaya; il cavaliere Marullo è il baritono Roberto Calamo; il cortigiano è il tenore Matteo Borsa ed Enzo Peroni; il Conte di Monterone ed il Conte di Ceprano, Antonio Mazza; la Contessa di Ceprano ed il paggio della Duchessa, Miriam Artiaco.

E’ il Duca a sedurre la figlia del conte di Monterone, scatenando le ire del padre. Questi  maledice Rigoletto per essersi beffato delle disgrazie altrui, augurandogli la stessa sua sorte. Sarà  Rigoletto  a decidere di uccidere il  Duca quando scopre che quest’ultimo ha sedotto la sua amata figlia Gilda. Maddalena, intanto, la sorella di Sparafucil implora il fratello di non uccidere il Duca di cui si è invaghita anche lei. Il sicario decide di accontentare la sorella e di uccidere il primo viandante che avesse bussato alla locanda prima della mezzanotte. Gilda decide di sacrificare la sua vita per quella dei due uomini che ama: il padre ed il Conte; busserà lei alla locanda. Sarà la stessa Maddalena a rinchiudere il cadavere della fanciulla  in un sacco consegnandolo al padre Rigoletto. Il buffone di corte che pensava di gettare in mare il corpo del Duca sente quest’ultimo cantare la famosa aria de “La donna è mobile”, assalito dal dubbio e dal terrore, apre il sacco e vi scorge il cadavere della figlia. La maledizione di Monterone è compiuta. E con Canessa  la maledizione viene simbolicamente rappresentata da un feticcio; il mantello di Monterone diviene il sacco finale; è questo il fardello che Rigoletto porterà sulle sue spalle.

E’ il  3 giugno 1850 quando  Verdi scriveva a Piave: «In quanto al titolo quando non si possa tenere Le roi s’amuse, che sarebbe bello… il titolo deve essere necessariamente La maledizione di Vallier, ossia per essere più corto La maledizione. Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande, al sommo grande». La decisone finale sul titolo cadde sul nome del protagonista, cambiandolo da Triboletto, traduzione “letterale” dell’originale Triboulet, a Rigoletto (dal francese rigoler, che significa scherzare).

 

 

 

 

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