5 Aprile 1934, in ricordo di Salvatore Di Giacomo

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-di Giuseppe Esposito

Il 5 aprile del 1934, moriva Salvatore Di Giacomo, forse il più grande poeta in lingua napoletana di tutti i tempi. Molte delle sue poesie furono trasformate in canzoni che andarono ad impreziosire il repertorio della canzone classica napoletana.

Oggi nell’87° anniversario della sua morte, ci piace ricordarlo con i versi di una delle sue composizioni più ricche di atmosfera e più conosciute. Una poesia che piaceva anche a Pier Paolo Pasolini che ne fece una versione in italiano. Si tratta della celeberrima e struggente “Pianefforte ‘e notte”:

 

Nu panefforte ‘e notte

Sona luntanamente

E ‘a museca se sente

Pe ll’aria suspirà.

 

È ll’una, dorme ‘o vico

Ncopp’’a  ‘na nonna nonna

‘e nu mutive antico

‘e tantu tiempe fa.

 

 Dio, quanta stelle ‘n cielo

Che luna! E c’aria doce!

Quanto ‘ne bella voce

Vurria sentì cantà!

 

Ma sulitario e lento

More ‘o mutivo antico;

se fa cchiù cipo ‘o vico

dint’’a ll’oscurità.

 

Ll’anema mia surtanto

Rummane a sta fenesta.

Aspetta ancora. E resta,

‘ncantannese a pensà.

Noi non sentiamo le note di quel pianoforte, eppure esse risuonano dentro di noi, come non potrebbero quelle di un pianoforte vero. La suggestione delle parole del poeta sono più forti della realtà. Ed è questa la magia dell’arte, quella di saperci trasportare in un altrove, dove l’anima dimentica se stessa e sogna, dimenticando anche gli affanni del presente. E quando le note del pianoforte di Di Giacomo tacciono, ci sentiamo più soli.

 

 

 

 

(Unknown authorUnknown author, Public domain, via Wikimedia Commons)

 

 

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