4 Novembre 1737, nasce il teatro più bello del mondo: il Real Teatro di San Carlo

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-di Giuseppe Esposito-

La sera del 12 gennaio 1817 vi fu a Napoli l’inaugurazione del Real Teatro di San Carlo. Si trattava però della seconda inaugurazione. Quella seguita al rogo che nella notte del 12 febbraio 1816 aveva divorato il teatro. La notizia era finita sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e, sei giorni  dopo il disastro, Ferdinando IV incaricò l’architetto Antonio Niccolini di ricostruire il San Carlo, identico a quello distrutto dalle fiamme. I lavori furono condotti a tempo di record e trecento giorni dopo ecco che fu possibile aprire il teatro per la sua nuova inaugurazione.

Quella sera tra il pubblico vi era anche lo scrittore francese Stendhal che, rapito dalla bellezza della sala, ebbe a scrivere:

Finalmente il gran giorno: il teatro San Carlo riapre i battenti. Grande eccitazione, torrenti di folla, sala abbagliante. All’ingresso scambi di pugni e spintoni. Avevo giurato di non arrabbiarmi e ci sono riuscito. Ma mi hanno strappato le falde dell’abito. Il posto in platea mi è costato 32 carlini (14 franchi) e 2 zecchini, un decimo del palco di terz’ordine.

La prima impressione è di essere piovuti nel palazzo di un imperatore orientale. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. Niente di più fresco e imponente insieme, qualità che si trovano di rado così congiunte. L’apertura del San Carlo era uno degli scopi del mio viaggio e, cosa unica per me, l’attesa non è stata delusa. Non c’è in tutta Europa che, non dico si avvicini a questo teatro,  ma che ne dia la più pallida idea. Questa sala ricostruita in soli trecento giorni è come un colpo di Stato. Essa garantisce al re, meglio della legge più perfetta, il favore popolare.

Ma la prima inaugurazione del più antico teatro d’opera in Europa era avvenuta la sera del 4 novembre 1737, nel giorno dell’onomastico di Carlo di Borbone, il sovrano che tenne il trono di Napoli e di Sicilia dal 1734 a 1759 e che fondò la dinastia dei Borbone di Napoli, su trono fino al 1860, anno della invasione piemontese.

Il teatro voluto da Carlo aveva una capienza di 3000 posti ed aveva richiesto una spesa di 75.000 ducati, pari a 3.750.000 di euro attuali. Fu costruito in appena otto mesi dall’architetto Giovanni Antonio Medrano e dal costruttore Angelo Carasale.

Lo stemma delle Due Sicilie sovrastava imponente il meraviglioso arco scenico e la sala si fondeva con esso nella magnificenza e nella grandiosità dell’architettura. Gli arredi erano tutti del colore ufficiale della casa dei Borbone Due Sicilie, cioè d’azzurro, colore che fu poi sostituito dal rosso all’arrivo dei piemontesi, mentre allo stemma sull’arco scenico fu sovrapposta la croce dei Savoia.

La nascita del San Carlo precedette di 41 anni quella della Scala di Milano e di 51 anni quella della Fenice di Venezia.

La sera del 4 novembre 1737 andò in scena l’opera Achille in Sciro, sui versi di Metastasio e sulla musica di Domenico Sarro, che, in quella occasione, diresse anche l’orchestra.

Ad interpretare la parte di Achille, fu, secondo una consuetudine del tempo, una cantante, Vittoria Tesi, detta la Moretta. Con lei in scena vi furono anche Anna Peruzzi, detta la Parrucchierina ed il tenore Angelo Amorevoli.

Il successo fu strepitoso, travalicò le frontiere ed ebbe risonanza in tutta Europa, facendo di Napoli la capitale europea della musica. Da quel momento il palcoscenico del San Carlo divenne un traguardo ambito per tutti gli artisti lirici in carriera. Su quelle tavole passarono musicisti quali Haydin, Bach e Gluck, cantanti quali Lucrezia Angeloni, detta la Bastardella e Caterina Gabrielli detta la Cochetta, tra le più richeste del tempo. Né potevano mancare i castrati da Raffaelli a Farinelli, a Gizziello ed infine a Giambattista Velluti, l’ultimo castrato a calcare le scene.

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