4 marzo 1958, la Legge Merlin

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Il 4 marzo 1958, compariva sulla Gazzetta Ufficiale la legge 20 febbraio 1958, n. 75. Era una legge della repubblica Italiana più conosciuta come legge Merlin, dal nome della senatrice che l’aveva promossa. Il titolo completo di tale legge è:

Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.”

In forza di tale legge le case di tolleranza furono chiuse e fu introdotto il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Quanto invece alla prostituzione volontaria in sé, compiuta da uomini e donne maggiorenni e non sfruttati, fu considerata legale. Si ritenne infatti che essa fosse il frutto di una libera scelta individuale che la Costituzione garantiva come parte delle libertà dell’individuo inviolabili in base agli articoli 2 e 13 della stessa.

La legge che era stata in vigore fino a quel momento prevedeva che si eseguissero dei controlli sanitari periodici sulle prostitute, divenuti poi estremamente sporadici sotto la spinta dei tenutari delle case chiuse, timorosi di perdere la loro licenza di gestione della attività, nel caso fosse emerso qualche problema di tipo sanitario o di inadempienza.

La proposta della senatrice Merlin si rifaceva alla loi Richard che aveva portato alla chiusura dei bordelli rancesi e che prendeva il nome da una ex prostituta, Marthe Richard. Costei eletta consigliera nel 4° arrondissement di Parigi, presentò, il 13 dicembre 1945,  al Conseil Comunal la sua proposta di chiusura delle case di tolleranza, attaccando nel suo discorso di presentazione, non le prostitute, ma la società, responsabile, a suo parere, della dissolutezza organizzata e brevettata e della criminalità organizzata che beneficia della prostituzione regolamentata.

La senatrice Lina Merlin aveva già presentato nell’agosto del 1948 una sua proposta di legge che si ispirava oltre che alla loi Richard, quando ripresentò il suo progetto di legge nel dicembre del 1948 si rifece anche alla Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, che era in discussione all’assemblea dell’ONU e che fu approvata  il 2 dicembre del 1949.

A suggerire l’idea della legge, sembra che fosse stato anche l’onorevole Umberto Terracini che si era, a suo tempo, laureato con una tesi sulla prostituzione.

La presentazione del progetto di legge contro la compravendita del sesso e della riscossione da parte dello Stato della tassa di esercizio, fu, per la Merlin, il suo primo atto parlamentare.

Una spinta all’avvio dell’iter parlamentare della proposta Merlin fu data anche dall’ingresso dell’Italia nell’ONU, per il quale il nostro paese dovette sottoscrivere una serie di convenzioni internazionali, tra le quali anche la”Dichiarazione Universale dei  diritti dell’uomo” e la già citata Convenzione contro la tratta degli esseri umani.

Ciononostante l’iter parlamentare fu piuttosto difficile e la proposta dovette essere presentata più volte, poiché le lungaggini della discussione sia in aula che nelle commissioni portò diverse volte alla scadenza della legislatura.

La proposta Merlin trovava oppositori anche in seno al suo stesso partito, il PSI. Tra questi vi fu il dottor Gaetano Pieraccini che seppur concordava sulla chiusura della case di tolleranza, voleva che la prostituzione restasse regolamentata per motivi di salute pubblica. A causa del suo lunghissimo iter la legge non poté essere votata da molti dei suoi oppositori che erano, nel frattempo già defunti.

La forte opposizione in Parlamento fece si che per arrivare all’approvazione della legge occorressero circa dieci anni, poiché ad ogni scadenza della legislatura occorreva presentarla di nuovo e affrontare di nuovo le discussioni. A favore della legge erano schierati i comunisti ed i democristiani, contro i liberali, i radicali, i momarchici, i socialdemocratici e frange dello stesso PSI.

Perplesso sulla legge era anche il filosofo Bendetto Croce che così scrisse:

Eliminando le case chiuse non si distrugge il male che esse rappresentano, ma il bene col quale è contenuto ed accerchiato quel male.”

Contro chi sosteneva che la legge violasse le libertà individuali, come ad esempio i liberali, la Merlin rispondeva che essa non impediva la prostituzione ma solamente il suo sfruttamento da parte dello Stato. Tuttavia anche un socialista del calibro di Pietro Nenni, non era molto convinto della bontà della proposta. Ma la Merlin per vincere quelle resistenze minacciò di rendere pubblico l’elenco dei socialisti titolari della licenza di tenutari di case di tolleranza.

Finalmente si giunse ol 20 febbraio del 1958 all’approvazione della legge. Essa prevedeva anche l’istituzione di un corpo di polizia femminile cui conferire la missione di prevenzione e repressione dei reati di sfruttamento della prostituzione e della lotta alla delinquenza minorile.

Per molti l’approvazione della legge fu un passo avanti, una svolta positiva, ma molti rimaneva contrari nel timore di epidemie di malattie veneree che, per fortuna non si verificarono ed anche di quello del dilagare della prostituzione nelle strade cittadine. Cosa questa che si è invece purtroppo verificata. Per cercare di far abrogare la legge i vecchi tenutari dei bordelli si costituirono nell’associazione denominata APCA, cioè Associazione Proprietari di Case Autorizzate.

La senatrice Merlin fu oggetto di ripetute minacce di morte e fu costretta ad un periodo di semiclandestinità.

Molte furono le pubblicazioni giunte in libreria sull’argomento. Una delle più note fu quella della giornalista Carla Voltolina, moglie del futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il volume della Voltolina si in titolava “Lettere dalle case chiuse” ed attraverso le lettere scritte alla Merlin da molte delle antiche ospiti di quelle case, attraverso la loro prosa ingenua e sgrammaticata metteva in luce tutto lo squallore di quegli ambienti.

Nostalgico dei bordelli era uno dei giornalisti più noti del panorama italiano, Indro Montanelli che mandò in libreria un suo libello dal titolo “Addio Wanda”. In esso si leggeva, ad un certo punto:

… in Italia, un colpo di piccone fa crollare l’intero edificio basato su tre fondamentali puntelli: la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Poiché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia.”

Negli ultimi decenni tuttavia il traffico di donne ed i lauti guadagni ad esso collegati sono finiti nelle mani delle mafie internazionali. L’immigrazione clandestina di vere e proprie schiave straniere del sesso ha riempito le nostre città e le nostre periferie di un fenomeno sempre più fuori controllo e, talvolta, intollerabile ed ha reso necessario  riaprire il dibattito intorno a quella legge Merlin che compie oggi 63 anni.

Molte sono state le proposte mai giunte ad effetto. Molti sindaci di città hanno più volte proposto l’istituzione di zone rosse in cui concentrare l’esercizio de meretricio, come avviene in molti paesi stranieri. Ma per la legge vigente ciò potrebbe adombrare per i comuni, che non possono legiferare in merito, il reato di favoreggiamento della prostituzione. Ma lo spettacolo indecoroso e che ha assunto in moltissimi casi proporzioni insopportabile per il pubblico decoro, richiede che si ponga mano ad una nuova regolamentazione del fenomeno. Non si può più costringere i cittadini ad assistere a manifestazioni davvero indecorose. Ma la soluzione del problema non è facile anche se oramai non più rinviabile.

“File:Lina Merlin grave Padua.jpg” by Nicola Quirico is licensed with CC BY-SA 4.0. To view a copy of this license, visit https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0

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