25 Aprile, il profumo della libertà

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-di Giuseppe Esposito-

Sono trascorsi settantacinque anni da quel lontano giorno del 25 aprile 1945, in cui Sandro Pertini, membro del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con sede a Milano, incitava gli italiani di quelle zone ancora sotto l’occupazione nazifascista all’insurrezione generale. Le parole di Pertini rilette oggi ancora ci danno un’emozione profonda:

Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.”

Sembra di sentirla la voce di quello che sarebbe poi diventato uno dei presidenti della Repubblica, nata dalla lotta al fascismo,  più amati. Il simbolo vivente di un’Italia unita: forza dei siboli e dlle idee!

Quella data fu poi eretta a festa nazionale, in memoria del giorno in cui gli Italiani che, per vent’anni avevano dovuto subire un regime liberticida, un regime che li aveva spinti nel rogo immane di una guerra sciagurata, una guerra che per la prima volta aveva coinvolto tutti, anche i civili e non solo i militari, gli italiani, dunque arrivarono a riassaporare la libertà. Certo con l’appoggio di armi straniere, ma non va certo sottovalutato il valore di quanti, come lo stesso Pertini si erano impegnati nella guerra di liberazione partigiana.

Poi, col trascorrere del tempo, il significato di quella riconquista era andato affievolendosi e per molti la celebrazione del 25 aprile era divenuta un po’ retorica. L’abitudine dei nuovi italiani alla libertà aveva loro fatto smarrire l’importanza di essa. Era avvenuto quello che Calamandrei aveva ben sintetizzato quando affermava che: “La libertà è come l’aria, ci si accorge della sua importanza quando comincia a mancare.”

Addirittura, negli ultimi anni, qualcuno le cui idee politiche erano rimaste impigliate in una strana nostalgia per lo sciagurato ventennio, avevano cominciato a contestarla. Qualcuno era arrivato a voler equiparare i caduti per la libertà ai morti fascisti che a quella libertà si erano opposti. Follia che solo la lontananza da quelle sofferenze immani inflitte al popolo italiano potevano giustificare.

Oggi quella celebrazione cade in un periodo in cui di nuovo stiamo assaporando il gusto amaro della privazione della libertà. Certo questa volta abbiamo scelto volontariamente di privarcene, per salvare noi stessi e gli altri da un nemico subdolo e non meno pericoloso di quel regime di tirannide. Tuttavia l’angoscia che ci prende di fronte alla mancanza di una data in cui potremo davvero dirci di nuovo completamente liberi, credo che cominci a rassomigliare a quella che dovette stringere il cuore di quanti quel tempo, ormai lontano, furono costretti a viverlo.

Per questo credo che sia importante, oggi come allora comprendere, come solo uniti si può vincere. Solo rinunciando alla faziosità ed agli egoismi si possa tornare ad una vita normale.

Questa pandemia sembra essere quasi un monito per quanti avevano dimenticato l’importanza di quella riconquista. Un monito a ricordare che la libertà non è una conquista da fare una tantum, ma che bisogna saperla difendere, che essa non è scontata e che dipende dal nostro modo di agire.  Certamente il nostro modus vivendi si era sempre più connotato di egoismo e di una eccessiva importanza data al denaro ed alla affermazione dell’io contro l’altro. La fede nel liberismo, espressione deteriore dell’egoismo ci aveva spinti a stravolgere i valori che connotano una comunità. Allora raccogliamo questo monito e, quando avremo di nuovo riconquistato la nostra libertà, operiamo in modo da rifondare la nostra nuova esistenza su dei valori che ci rendano di nuovo una nazione in grado di affrontare le sfide che il nostro tempo ci pone davanti. Che questo 25 aprile rinnovi in noi una spinta ideale a mettere da parte le divisioni ed a tornare ad essere un popolo ed una nazione.

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