14 luglio 1789, l’assalto alla Bastiglia e la fine di Maria Antonietta, “sventurata principessa”

0
39

Quando al re Luigi XVI, comunicarono, nel gennaio 1793,  che la Convenzione Nazionale lo aveva condannato a morire sulla ghigliottina, egli così si espresse, pensando alla moglie: Sventurata principessa! Il matrimonio con me le aveva promesso un trono. E ora? Che ne sarà di lei?”

Maria Antonietta era nata nell’Hofburg, la residenza imperiale di Vienna il 2 novembre 1755, penultima dei sedici figli di Francesco Stefano di Lorena, imperatore del Sacro Romano Impero e di Maria Teresa d’Austria. Alla nascita le erano stati imposti i nomi di Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo Lorena e le era spettato il titolo di arciduchessa d’Austria. Aveva trascorso una infanzia piuttosto serena nel castello di Schonbrunn. La sua educazione, affidata alla contessa di Brandein che la viziò molto, trascurando invece lo studio. A dodici anni infatti la giovane non sapeva scrivere e neanche parlare correttamente né il Francese né il tedesco. La sola lingua in cui si esprimeva correttamente era l’italiano, grazie al suo insegnante che era Pietro Metastasio, poeta di corte.

Alla morte del padre, avvenuta per un colpo apoplettico  il 18 agosto 1765 il potere passò nella mani della madre, che non potendo salire al trono, in virtù della legge sadica, governò avendo come coreggente il primogenito Giuseppe. Se già prima i rapporti coi figli erano piuttosto labili, dopo la morte del marito divennero ancor più evanescenti. Ella aveva il potere di terrorizzare i fanciulli e di non essere mai contenta del loro comportamento.

L’epidemia di vaiolo del 1767 portò via molti membri della famiglia imperiale, sconvolgendo i piani matrimoniali e le alleanze previste con le altre case regnanti europee. Per questo Maria Teresa si affrettò a concludere i matrimoni tra le sue figlie Maria Carolina, con Ferdinando IV di Borbone sul trono di Napoli e di Maria Amalia con Ferdinando I di Parma.

Naturalmente in quei piani era stato riservato un ruolo anche per Maria Antonietta, chiamata in famiglia Toinette.

Attraverso di lei la madre volle stabilire una alleanza con la Francia contro Prussia e Inghilterra che erano i più acerrimi nemici dell’Austria.

Chiusi gli accordi il 21 aprile del 1770 Maria Antonietta lasciò Vienna con un corteo di ben 57 carrozze.  Due settimane più tardi giunse a Shutten, sulla riva del Reno opposta a Strasburgo. Lì su un isolotto in mezzo al fiume si tenne il rito della Remise e la giovane smise, simbolicamente, gli abiti austriaci per vestire quelli francesi.

L’incontro con Luigi XV ed il Delfino avvenne a Compiegne e lì la giovane dovette rimanere piuttosto delusa. Il delfino che aveva all’epoca sedici anni era piuttosto goffo, impacciato e con una precoce pinguedine. Era insomma assai diverso dal ritratto che le avevano mostrato. Le nozze furono celebrate il 16 maggio dello stesso anno, ma il matrimonio rimase non consumato per diverso tempo. Il motivo non risiedeva in impedimenti di tipo fisico, ma era di natura psicologico. Il delfino era stato allevato nell’odio per l’Austria ed era ancora circondato da persone antiaustriache. Il perdurare della cosa mise in allarme persino Maria Teresa, che nelle sue lettere accusava la figlia di non essere capace di suscitare la passione del con sorte.

Lo stallo parve superato solo nel 1773, quando Luigi Augusto annunciò al sovrano che finalmente il matrimonio era stato consumato. Intanto nell’aprile 1774 il re Luigi XV, si ammalò di vaiolo e si spense in poco tempo. Così Luigi Augusto dovette succedergli sul trono e Maria Antonietta si ritrovò regina all’età di diciotto anni.

Ma il paese non l’amava. In occasione della cosiddetta guerra delle farine il drammaturgo Choderlos de Laclos organizzò la cosiddetta “marcia delle Amazzoni delle Halles” che si recarono a Versailles a chiedere pane al cospetto del re. Ed a quella occasione fu poi attribuita a Maria Antonietta quella frase, che forse non pronunciò mai, cioè:Se non hanno pane che mangino brioches.”

19 dicembre 1777 dette alla luce la primogenita, Maria Teresa Carlotta,  cui seguì il 22 ottobre 1781 l’erede al trono, Luigi Giuseppe. Più tardi sarebbero nati Luigi Carlo, morto giovanissimo a causa di una tubercolosi e dopo di lui Sofia Elena Beatrice.

Ma Maria Antonietta non riuscì mai a farsi amare né dagli aristocratici né dal popolo. Giravano nel paese libelli che la accusavano delle più atroci colpe, di avere degli amanti ed addirittura dopo la nascita dell’erede al trono ne mettevano in dubbio la paternità.

Intanto il paese si avvitava sempre più in una terribile crisi finanziaria che  nemmeno l’avvicendamento di diversi Ministri delle Finanze servì ad arrestarla. Al Calonne successero prima Lamenie de Brienne e poi Necker, inutilmente. L’inverno del 1788/89 fu uno dei più freddi del tempo e causò una terribile impennata del prezzo del pane. Gli assalti ai forni si susseguirono in tutto il paese e le truppe mandate a sedarle spararono malauguratamente sulla folla, inasprendo il clima già assai teso nel paese.

Infine, furono convocati gli Stati Generali e poco dopo il Terzo Stato si autoproclamò Assemblea Nazionale. La nazione precipitò nel caos ed il 14 luglio 1789 vi fu l’assalto alla Bastiglia. Era il preludio di quella che sarebbe stata la Rivoluzione Francese. Molti aristocratici scelsero di fuggire all’estero, mentre Maria Antonietta volle rimanere, ma la  scelta si rivelò perdente. Il re e la regina erano considerati, da strati sempre più ampi della popolazione, dei traditori della patria e, da parte di molti, si chiedeva che Luigi XVI fosse punito con la morte sulla ghigliottina.

Quando era oramai troppo tardi, il 21 giugno 1791 la famiglia reale tentò la fuga verso i Paesi Bassi, ma fu intercettata a Varenne e ricondotti a Parigi. Questa mossa mise il re in una posizione ancora più critica per la maggior parte dei cittadini. Il 20 giugno del 1792 vi fu l’assalto al Palazzo delle Tuileries e la famiglia reale fu catturata e richiusa nella prigione della Torre del Tempio. Il re, qualche mese dopo, fu processato e condannato a morte. Salì sul patibolo, posto nella attuale Place de la Concorde il 21 gennaio 1793.

In agosto dello stesso anno Maria Antonietta fu trasferita nella prigione della Conciergerie, registrata come Antonietta Capeto,  prigioniera numero 280. Fu poi sottoposta ad un processo che si rivelò poco più di una farsa.

I testimoni contro di lei erano 41 e furono ascoltati in quattro sedute che durarono due giorni. Si trattava di ministri, servi e gendarmi che erano stati in rapporto con la regina e quindi testimoni dei gravi fatti criminali attribuiti a Maria Antonietta, ma nessuno di essi fu in grado di produrre prove materiali a sostegno delle accuse. Si trattò solo di chiacchiere. Nella sua requisitoria, uno degli accusatori Fuquier- Tinville così concluse: “Preso esame di tutti gli atti trasmessi dall’accusatore pubblico, ne risulta che, parimenti a Messalina, Brunilde, Fredegonda e Caterina de’ Medici, qualificate un tempo regine di Francia ed il cui nome, per sempre odioso, mai si cancellerà dai fasti della storia, Maria Antonietta, vedova di Luigi Capeto, dal giorno della sua venuta in Francia è sempre stata il flagello e la sanguisuga dei francesi.”

Al termine dell’ultima udienza il presidente Herman le chiese se avesse qualcosa da dire in sua discolpa e la regina pronunciò queste parole: “Ieri non conoscevo i testimoni e non sapevo cosa avrebbero detto. Ebbene nessuno ha pronunciato niente di positivo contro di me. Chiudo osservando che fui solo la moglie di Luigi XVI e che dovevo pur conformarmi  alla sua volontà.”

Fuquier- Tinville ribadì le sue accuse e gli avvocati difensori improvvisarono le loro arringhe nel vano tentativo di convincere la giuria dell’innocenza della regina. Alla fine entrambi i difensori Tronson du Coudray  e Chauveau La Garde furono arrestati nella stessa sala delle udienze. I giurati ritiratisi per deliberare ed in una sola ora dichiararono la regina colpevole di alto tradimento. Stabilirono insomma la sua condanna a morte. Fu respinta anche l’ipotesi di un suo esilio negli Stati Uniti, come richiesto da Thoma Paine, uno dei padri fondatori della recete nazione.

Il 16 ottobre 1793 fu fatta salire sul patibolo e le sue ultime parole furono per il boia Henri Sanson cui, inavvertitamente aveva pestato un piede: “Perdonatemi, signore, non l’ho fatto apposta.”

Infine la lama scese sul suo collo e le spiccò la testa dal tronco. Il Sanson la raccolse dalla cesta e, afferrandola per i capelli, la mostrò al popolo festante.

 

 

 

 

 

 

Rif. Wikipedia, “Maria Antonietta, processo alla regina di Francia” di Vladimir Lopez Alcañiz, “Maria Antonietta” di Greta La Medica.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui