12 gennaio 1817, nasce la “draisina”

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di Giuseppe Esposito-

Vi sono al mondo oltre un miliardo di biciclette, pari cioè al doppio del numero delle automobili circolanti; questo è pertanto il mezzo di locomozione più diffuso in tutto l’orbe terracqueo.

La si usa per diporto, per andare a fare la spesa o a comprare il giornale, oppure per fare  sport. Ve ne sono quindi di tutti i tipi, a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare. Le ultime ad arrivare sul mercato sono state quelle elettriche, ossia quelle dette a pedalata assistita. Viene dunque spontaneo chiedersi a chi sia venuta in mente, per la prima volta, l’idea di un mezzo a due ruote.

Si potrebbe rispondere che è una questione di genio, ma in questo caso occorre usare il termine con la maiuscola, poiché anche questa volta c’entra quello che è il Genio per antonomasia, cioè il nostro grande Leonardo Da Vinci.

Infatti, se si scorre quello che è stato definito Codice Atlantico, si incontra, tra le tante macchine da lui pensate, alla pagina 133, il disegno di quella che si può definire a tutti gli effetti una bicicletta, anche nel senso moderno della cosa. La macchina illustrata è infatti un veicolo a due ruote, con un telaio di legno, un manubrio collegato alla ruota anteriore e, sorprendentemente pedali, catena e mozzi alle ruote. E pensare che siamo nell’anno 1490!

Quell’idea, per quasi tre secoli non trovò nessuna applicazione pratica e bisogna arrivare al 1791 perché il francese conte di Sivrac mettesse a punto una sorta di veicolo su due ruote che egli chiamò “Celèrifere”. Si trattava di un prototipo piuttosto rudimentale, in pratica un asse di legno collegato a due ruote, privo di sterzo e di pedali, da spingere coi piedi.

Circa vent’anni dopo, fu la volta di un aristocratico tedesco, il Barone Karl Ludwig Drais Von Sauerbronn a mettere a punto un nuovo modello di veicolo che era, in pratica, l’evoluzione di quel celerifero di De Sivrac, cui era stato però aggiunto un manubrio per dirigere la ruota anteriore, il telaio era stato sagomato in maniera meno approssimativa ed era stato collegato a due ruote a raggi d’acciaio, mentre il sedile era stato reso regolabile in altezza.

Per questo suo modello, cui sarà poi dato il nome di “draisina”, il barone Von Drais ottenne, il 12 gennaio 1817, un brevetto. A suo parere il suo mezzo avrebbe potuto soppiantare il cavallo riducendo così le spese di gestione. In tal modo una larga fetta di popolazione avrebbe potuto disporre di un mezzo di locomozione personale, a basso costo e veloce.

Purtroppo questa sua previsione andò completamente disattesa e la draisina diventò uno strumento di divertimento per giovani appartenenti alla aristocrazia od alla ricca borghesia.

In Inghilterra, infatti, il mezzo ideato da Von Drais, venne chiamato “hobby horse”, ossia cavallo da divertimento. Era frequente in tutta la prima metà dell’Ottocento, vedere eleganti signori attraversare le strade o i parchi in sella all’hobby horse. Lo stato pessimo in cui erano tenute le strade a quei tempi, limitava la velocità del mezzo che al massimo riusciva a raggiungere punte di 15 chilometri all’ora.

Il costruttore di carrozze Denis Johnson ebbe l’idea di fondare delle scuole in cui si poteva imparare ad andare in sella al nuovo mezzo. Più tardi lo stesso Johnson ebbe l’idea di organizzare delle gare di hobby horse.

Nella seconda metà del XIX secolo la draisina cadde in disuso, per lasciar posto ad altri mezzi quali il velocipede. Un mezzo a due ruote di cui quella anteriore era altissima ed a cui erano collegati due pedali a leva.

Ma poi anche il velocipede divenne obsoleto quando nel 1877 due soci inglesi Sutton e Starley fondarono una azienda per la costruzione di mezzi meccanici cui diedero il nome di Rover. La fabbrica a partire dal 188 cominciò a mettere sul mercato quella che fu chiamata la Rover Safety. Si trattava in pratica del primo vero prototipo della moderna bicicletta, costituito da un telaio metallico, con un manubrio collegato alla ruota anteriore che, poco dopo, fu dotato di pedali, trasmissione a catena e mozzi alle ruote, entrambe dello stesso diametro.

Agli inizi del XX secolo la Rover si dedicò poi alla costruzione di tricicli per passare infine alla costruzione di automobili. Attività questa portata avanti fino ai giorni nostri.

 

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