11 Novembre, la leggenda dell’Estate di San Martino

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di Giuseppe Esposito-

Anche stamattina, come ogni mattina, appena sveglio, mi son levato dal letto, presto come d’abitudine. A quell’ora è ancora buio e dalla strada non sale ancora alcun rumore.  È un momento tutto mio e mi piace godermelo, prima che le cure della giornata irrompano e mi travolgano. In cucina, accendo la piccola luce, posta sui fornelli che lascia la stanza in penombra, carico la moka, la metto sul fuoco. Poi sulla parete opposta getto un’occhiata al calendario. Oggi  mi informa che è giovedì 11 novembre e che il santo del giorno è San Martino. Mi accorgo, allora, che come ogni anno, è difficile sfuggire alle suggestioni evocate da questo giorno che evoca quelle immagini che per prima vedemmo sui libri di lettura delle scuole elementari. Quelle del nobile cavaliere che, con la spada, divide il suo mantello e fa dono della metà ad un povero sprovvisto delle vesti adatte ad affrontare l’inverno oramai quasi alle porte.

A tale episodio è legata la leggenda dell’Estate di San Martino. Un fenomeno che non ha una sua certezza, ma che si verifica intorno alla metà di novembre, regalando qualche giornata di sole ed un leggero rialzo della temperatura. La leggenda di questa effimera estate è di origine soprattutto cristiana e nella tradizione popolare la sua durata è così definita: “L’estate di San Martino dura tre giorni e un pochino.”  In realtà il fenomeno non ha una durata ben definita ed alcuni scienziati ne hanno spiegato l’insorgenza con un ritorno dell’anticiclone che dalla Spagna trova, sovente, la forza di espandersi all’Europa tutta, apportando il bel tempo un po’ ovunque.

Il senso della leggenda cristiana dovrebbe esser quello che nel momento in cui ognuno di noi si apre agli altri e riesce a compiere un gesto di generosità, la nostra vita muta ed è come se riuscissimo a scacciare via la parte negativa di essa, ossia l’inverno. Inoltre da quel gesto spesso si ottiene molto più di quanto si sia dato.

All’estate di San Martino sono legati molti detti della saggezza popolare quali:

Da San Martino l’inverno è in cammino.”; “Chi vuol bere del buon vino zappi e poti a San Martino.”  E ancora: “Per San Martino cadono le foglie e si spilla il vino.” Ed infine, per i più gaudenti: “Per San Martino si mangia la castagna e si beve del buon vino.”

Tuttavia la cosa che più di ogni altra è riuscita a fissare nel nostro animo l’emozione del giorno di San Martino e della sua fugace estate è sicuramente la poesia che la gran parte di noi ha imparato sui banchi delle scuole elementari. La poesia è quella di Giosuè Carducci che ha per titolo appunto:

 

San Martino

La nebbia agli irti colli

Piovigginando sale

E sotto il maestrale

Urla e biancheggia il mar;

 

ma per le vie del borgo

dal ribollir dei tini

va l’aspro odor dei vini

l’anio a rallegrar.

 

Gira sui ceppi accesi

Lo spiedo scoppiettando

Sta il cacciator fischiando

Sull’uscio a rimirar

 

Tra le rossastre nubi

Stormi di uccelli neri

Nel vespero migrar.

 

Leggi o reciti a memoria questi versi ed, immancabilmente, senti scendere nell’animo una pace dolce ed una lieve malinconia di tempi che non torneranno mai più.

 

 

 

 

 

 

“San Martino – Lucca Cathedral” by Kotomi_ is licensed under CC BY-NC 2.0

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