10 Agosto, San Lorenzo

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San Lorenzo. Io lo so perché

Tanto di stelle, per l’aria tranquilla

Arde e cade, perché sì gran pianto

Nel concavo cielo sfavilla.

 

Sera d’agosto, sera di san Lorenzo. Un caldo afoso, opprimente ci ha tenuto in ostaggio per tutto il giorno. Un ondata di caldo africano, una delle estati più calde dell’ultimo secolo, si legge sui giornali. Ed ecco che su quei fogli si torna a disquisire del cambiamento climatico e delle colpe di cui l’uomo è responsabile e che porteranno il piante al collasso. Già i ghiacciai vanno scomparendo. Il ghiaccio dell’Artico si scioglie e si prevede per i prossimi anni un innalzamento del livello dei mari che inghiottiranno gran arte delle zone costiere.

La pandemia intanto infuria ed ha messo l’uomo dinnanzi alla sua non più ignorabile fragilità. Non si sa se e  quando questo terribile virus lascerà tregua a questa umanità alo sbando, incerta e priva ormai di ogni riferimento. Eppure nonostante tutto sembra che l’uomo non sappia rinunciare al male e ti entrano in casa le immagini dell’esplosione che ha squassato Beirut, la capitale del Libano e la cui causa pare sia da attribuire ad un atto di guerra.

Se fosse ancora vivo il Pascoli saprebbe a cosa attribuire, oggi, la causa del gran pianto delle stelle, nel cielo concavo sopra di noi.

Sono seduto sulla sdraio in terrazzo, questa sera a cercar refrigerio al gran caldo che ci opprime da giorni. Qui tra le innumeri piante, accumulate nel corso degli anni. Il ficus nell’angolo cresciuto a dismisura a formare quasi un’esedra vegetale, i due Benjamin alti fino al soffitto ed i gerani rossi della balaustra. In fondo le margherite bianche ed un ibiscus dai fiori bianchi con al centro una macchia purpurea.

Finalmente un leggero alito di vento agita le fronde ed allevia il fastidio della calura. Il sole è tramontato da un po’ dietro la casa e nel cielo scuro hanno preso a brillare lontanissime piccole stelle dalla luce tremolante.

Il mare, in fondo, è stato ingoiato dall’oscurità.

Ed io sento infine scemare la tensione che mi accompagna durante il giorno. In questo momento, fanciullescamente fisso il cielo in attesa che qualche stella cadente righi il buio con la sua scia luminosa. E, come per incanto, ogni pensiero sembra aver abbandonato la mente e lasciato sgombro l’animo.

Gli affanni privati, l’insoddisfazione per questa vita in cui sono scivolato sembrano sopiti. Non avverto più nulla e mi sento in pace. Nessun volto emerge dal passato, né dal travagliato presente. Ogni cosa sembra distante da me. Mi viene in mente un termine che ha il sapore dei tempi del liceo: atarassia. Ecco questo antico termine descrive, forse, esattamente la mia condizione in questo preciso istante. Condizione strana ed inattesa.

Gli occhi volti al cielo, le membra abbandonate sulla sdraio, sono in attesa di un evento che ignoro se si materializzerà, ma la mia mente è sgombra e l’animo leggero. Non so se su quello sfondo scuro vedrò cadere una stella, ma quell’attesa, quella sospensione sono per me una condizione di strana beatitudine. Come quando si è in viaggio nel mezzo del cammino tra il luogo di partenza e quello di arrivo, in quella condizione in cui il tempo sembra aver perso d’importanza. Mi abbandono a questa condizione e mi sembra di cominciare a galleggiare in quell’aria oscura, felice e sottratto alle leggi della gravità terrestre.

Sono felice … sono felice … sono felice, vado ripetendomi, ma mi accorgo in quello stesso istante di aver commesso un errore. Quelle mie parole, pur se appena sussurrate hanno rotto l’incantesimo e quella felicità è svanita di colpo.

Era dunque così effimera? E cosa è dunque la felicità? Un assenza di sé? Una mancanza della coscienza? È dunque uno stato simile alla morte? E per contro cos’è la vita? Un continuo patire? Un avvertire il peso della nostra infelicità, della nostra delusione? È quel desiderio di fuggire, di dimenticare? Misera cosa, dunque è la vita, o lo è solo la mia, infilata in questo tramonto di cui solo da poco ho cominciato a prendere coscienza. Un tramonto che preclude i sogni e le speranze. Ogni possibilità di prendersi una rivincita sugli sgambetti che la vita ci ha fatto. La vita … un assoluto mistero … Ed attendo che nel cielo compaia la scia d’una piccola stella cadente.

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