Una leggenda normanna: la vicenda di Boemondo I d’Altavilla, primogenito di Roberto il Guiscardo

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Dopo aver sconfitto l’ultimo principe longobardo Gisulfo II, nel 1077, Roberto il Guiscardo assediò la città di Salerno dove rinforzò torri e palazzi preesistenti e in particolar modo il Castello. Sotto il suo regno due importanti strutture, il Duomo e Castel Terracena, vennero realizzate. Proprio l’interno di quest’ultima (la cui collocazione precisa all’interno del centro storico risulta, allo stato attuale, ancora poco chiara) fu teatro di un fatto che intreccia vicende storiche reali a racconti leggendari e che ha come protagonisti la seconda moglie di Roberto il Guiscardo,  Sichelgaita e i figli del principe: Boemondo primogenito nato alla prima moglie Alberanda di Buonalbergo (di stirpe normanna) e Ruggiero nato da Sichelgaita (sorella di Gisulfo II).

In contrapposizione alle cronache dell’epoca, la vicenda ci presenta la seconda moglie del Guiscardo sotto un profilo diverso rispetto alla tradizione. Definita, di fatto, dallo storico Amato “Donna saggia, bella e nobile, onesta, pudica, virile nell’anima e nei consigli”, ritroviamo, invece, una principessa perfida e vendicativa. Pur di vedere il proprio figlio a capo del nuovo Principato di Salerno, la donna cercò in tutti i modi di liberarsi del primogenito di Roberto. E, così, accadde che improvvisamente Boemondo si ammalasse di un male misterioso che nemmeno i più bravi medici della Scuola Salernitana erano in grado di debellare. Il ragazzo che, dopo tante cure, sembrava migliorare di salute, lentamente iniziò di nuovo a star male, lamentando forti dolori addominali e febbre alta. Temendo il peggio, furono mandati dei messaggeri dal Guiscardo, all’epoca impegnato in una battaglia per restaurare il suo potere nelle terre pugliesi, per avvertirlo dell’imminente pericolo di vita del figlio. Ma dopo neanche un’ora dalla partenza dei messi, Roberto si presentò in Castel Terracena scosso da un sogno premonitore, nel quale il Priore della Scuola Medica Salernitana, presentatosi al suo cospetto, lo sollecitava a ritornare a Salerno in soccorso del primogenito avvelenato da Sichelgaita. Sceso da cavallo, Roberto si precipitò nella camera del figlio e poi in quella della moglie, giurandole di vendicare la morte del giovane uccidendola con lo stesso pugnale che aveva in quell’istante in mano. Intimorita e attanagliata dai rimorsi, la principessa fece convocare al suo cospetto un mago-indovino il quale salvò la vita di Boemondo grazie a un filtro magico, unico rimedio contro il suo male oscuro. Dopo pochi giorni, infatti, la salute del giovane cavaliere ritornò vigorosa. Tuttavia, le sorti dei due figli del Guiscardo furono molto diverse. Grazie anche all’intercessione della stessa Sichelgaita (che riuscì a convincere i baroni pugliesi) Ruggiero divenne Duca di Puglia e successivamente ottenne anche tutto il principato di Salerno dove vi morì, malgrado ancora adesso la sua sepoltura non sia stata identificata. Boemondo, invece, partecipò alla prima crociata con la presa di Antiochia della quale divenne il Signore, ma durante un viaggio di ritorno verso Salerno, morì e venne sepolto a Canosa. I due fratellastri paradossalmente morirono nello stesso anno 1111. Pochi secoli dopo, Boemondo viene ricordato, inoltre, anche nel famoso poema eroico la “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso, appellato col nome di Conte di Cosenza.

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