Un futuro nuovo per l’Archivio di Stato di Salerno: intervista al Direttore dott. Raffaele Traettino

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Dall’inizio di quest’anno, il dott. Raffaele Traettino ricopre l’incarico di Direttore dell’Archivio di Stato di Salerno. Calorosamente accolto nel suo ufficio, ci intratteniamo in una piacevole conversazione.

 Innanzitutto, noto che l’esperienza la entusiasma particolarmente: quali sono le prospettive del suo operato nel prossimo futuro?

 Fare il Direttore di un Archivio vuol dire applicare una professionalità a tutto tondo, che non si riduca certamente al solo lavoro all’interno dello spazio archivistico quindi alla conoscenza, per esempio, dei documenti, della loro collocazione o della loro conservazione, nel senso stretto del termine come può essere un restauro. Il Direttore di un archivio è in realtà il gestore dei Beni Culturali, il che vuol dire sostanzialmente occuparsi di tutti i settori dell’Amministrazione. C’è, ad esempio, l’aspetto della contabilità che consente di fare programmazioni economiche, primo step da affrontare per poter comprendere meglio l’Archivio e per poter progettare anche il futuro. Gennaio e febbraio sono, in realtà, i mesi della programmazione che focalizza innanzitutto le priorità legate alla sicurezza del Patrimonio, progettando degli interventi in collaborazione di alcuni Enti come, ad esempio la Soprintendenza (che io ringrazio). Salerno ha molti spunti interessanti che la rendono sicuramente unica, mi riferisco al patrimonio storico pergamenaceo.  La prima cosa che ho fatto, poi, oltre a tener aperta tutti i giorni la cappella di San Ludovico, è stata sgomberarla di tutte le bacheche presenti in essa. L’obiettivo, in realtà, è di trasformare la cappella in un luogo espositivo non solo di documenti, ma magari anche di una sola opera d’arte contemporanea, perché il medioevo (parliamo del ‘200 e ‘300) è un momento di rottura con la classicità. Così come quel periodo ha significato per la cultura il momento dell’uscire fuori di sé, allontanarsi dalla classicità per poi ritornarci alla fine del XIV secolo, noi oggi possiamo creare un parallelismo con il medioevo, dunque parlare un linguaggio simile ma, al tempo stesso, completamente diverso che è quello dell’arte contemporanea (esposta nella cappella). L’Archivio deve aprirsi all’arte innanzitutto perché ci troviamo in un palazzo storico che custodisce, al suo interno, sia opere d’arte che opere architettoniche, e il nostro dovere è quello di valorizzare non soltanto i documenti ma anche il patrimonio storico-architettonico dell’Archivio.  Ad esempio, si potrebbe pensare ad un’opera d’arte che richiama l’universo e la condizione femminile nel XIX secolo.

Con la delibera della Provincia (numero 215) del 2015, si è prevista l’Alienazione di alcuni beni immobili della stessa. Alla fine dello scorso anno si è profilata nuovamente l’ipotesi di dismissione dell’Archivio di Stato di Salerno, ci sono novità a tal proposito?

Non vedo pericoli, in questo periodo. Comprendo le ragioni della Provincia, ma in effetti il palazzo dell’Archivio è “vincolato”, esiste cioè un vincolo storico-artistico e questo mi rassicura molto.  Quello che dobbiamo fare adesso, in realtà, è difenderci da altri pericoli che sono, ad esempio, il danno al patrimonio o una cattiva valorizzazione dello stesso.

Considerando che il patrimonio custodito all’interno dell’Archivio abbraccia 10 secoli, circa, di storia locale dal 992 d.C. fino al periodo post-unitario ed è di proprietà del Ministero dei Beni Culturali, come si risolverebbe il presente contrasto tra i due Enti ovvero i Beni Culturali e la Provincia di Salerno.

La struttura, ripeto, non corre alcun pericolo: sia il palazzo sia tutta la documentazione presente al suo interno fanno parte dei “Beni Culturali”. Io sono convinto che Provincia e Archivio di Stato possano lavorare insieme per valorizzare tutto il patrimonio presente nell’immobile. In ogni caso, l’Archivio di Stato non ha voce in capitolo all’interno di un eventuale alienazione e dunque acquisto: questi aspetti riguardano le nostre Direzioni generali. Ciò che più mi preme dire è, invece, proprio la collaborazione reciproca tra Provincia e Archivio per la valorizzazione di tale luogo.

Sono previsti nuovi incontri, attività culturali o esposizioni che possano richiamare la curiosità del pubblico verso la conoscenza dei preziosi documenti custoditi nell’Archivio Storico, permettendo di scoprire l’importanza e valore dell’immobile stesso.

Sono molto onorato di questo incarico; il Direttore è in realtà il primo Custode dell’Archivio, e tale particolare responsabilità la sento molto forte, quella cioè di conservare ma anche trasmettere al pubblico il patrimonio culturale presente in esso. Sono sicuro che riusciremo a organizzare eventi che potranno richiamare anche persone che, in realtà, l’Archivio non lo frequentano. Stiamo sperimentando un sistema comunicativo diverso, attraverso i social, qualcosa che possa rendere più immediato, e soprattutto di maggiore fruizione ciò che è, in realtà, di nicchia. Il documento non è un elemento immediato come un quadro o una scultura, esso richiede un impegno notevole poiché, prima di tutto, bisogna leggerlo anche per intero. A volte esso è redatto in una scrittura non di agevole comprensione per cui le mostre documentarie risultano spesso ostiche per il grande pubblico. Le mostre vanno pertanto presentate in maniera più immediata sfruttando le modalità di comunicazione tipiche dell’arte visiva. Si potrebbe attirare il grande pubblico attraverso il contatto diretto con i documenti, oppure attraverso l’arte (pittura/ scultura) non solo contemporanea o anche quella che possiamo considerare nuova forma d’arte come il fumetto come strumento di mediazione rispetto al mondo dei documenti per un pubblico esterno all’ambiente che non intende affaticarsi troppo nella comprensione degli stessi. Ad esempio non è affatto semplice leggere le scritture realizzate prima del XVII secolo, le cosiddette “normalizzate”, realizzate fino al ‘500, per le quali occorre la conoscenza di determinate regole che permettono una lettura agevole. Fino al XVI secolo, inoltre, la scrittura (quella utilizzata negli Uffici Pubblici – manifestazione del potere sovrano ma anche di quello ecclesiastico -) presenta graficamente delle norme tecniche precise, il cui schema si interrompe dopo il ‘500.

Saluto cordialmente il dott. Traettino con un augurio di speranza e di un prolifico operato per una gestione all’insegna di un sempre maggiore interesse di pubblico. L’Archivio è, di fatto, la città di Salerno.

Per ulteriori approfondimenti  leggi :

L’Archivio di Stato di Salerno e le sue ricchezze-

La Cappella di San Ludovico: un gioiello di arte gotica a Salerno

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