Un bimbo dormiente in Piazza Plebiscito: l’opera insolita dell’artista Jago

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Posizionata su una delle più belle piazze d’Italia, Piazza Plebiscito a Napoli, l’antico Largo di Palazzo dal caratteristico emiciclo porticato di murattiana memoria che si estende ai fianchi della neoclassica chiesa ferdinandea dedicata a San Francesco di Paola, delimitata lateralmente dai due palazzi gemelli della Prefettura e Palazzo Salerno e chiusa, frontalmente alla basilica, da una delle quattro residenze dei Borbone, Palazzo Reale, l’insolita installazione è l’opera dello scultore originario di Frosinone, Jacopo Cardillo, alias Jago, che vive e opera attualmente nel rione Sanità. Comparsa da poco più di un mese, l’opera è la rappresentazione in marmo bianco di un neonato ripiegato su se stesso con gli occhi chiusi, in posa dormiente. Il bimbo mostra attaccato al ventre una sorta di cordone ombelicale che viene rappresentato sotto forma di catena piantata al terreno (simbolo della limitata indipendenza). Dal forte impatto visivo, la scultura è di media grandezza e inscritta in un riquadro di un metro e sessantacinque per lato e alta sessantaquattro cm. Jago materializza quest’opera dal titolo Look down (guardare in basso), utilizzando un gioco di parole molto attuale “lockdown” legato al tremendo periodo pandemico del Covid-19 o anche all’idea dell’incatenamento (impossibilità di agire). L’opera è un’amara riflessione sulla fragilità di una parte del nostro tessuto sociale che vive, purtroppo, in questo momento storico, in situazioni di grande difficoltà sia economica che sociale. Lo stesso artista afferma: “Il significato della mia opera? Andatelo a chiedere a tutti quelli che, in questo momento, sono stati lasciati incatenati nella loro condizione. “Look down” è l’invito a guardare, ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili”. Di particolare bellezza, la scultura sembra quasi abbandonata a se stessa, con una certa volontà simbolica: il corpo scultoreo, sottoposto alle intemperie del clima, è privo di qualsiasi linea difensiva, attaccato anche da eventuali gesti vandalici (il bimbo ha già sul piedino un “minolo” reciso). L’opera d’arte è nata grazie anche alla collaborazione della Fondazione San Gennaro.

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