Tra Storia e Leggenda all’ombra del Forte “La Carnale” (il monumento abbandonato)

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Tra le tante le leggende che aggiungono colore alla storia della città di Salerno, una in particolare si lega strettamente all’origine e al significato dell’appellativo col quale si è soliti indicare il fortino cinquecentesco (risalente al Viceregno spagnolo) che si erge, lungo la linea di costa, sulle ultime propaggini di Colle Bellaria: la “Carnale”. Tra avvenimenti storici ed elementi fantastici legati al credo religioso, la leggenda rientra in un ciclo di racconti che legano il popolo salernitano e quello saraceno. Come tutte le città della costa campana, anche la città di Salerno, nel periodo longobardo, fu terrorizzata dalle continue scorribande dei saraceni capeggiati da Abd-Allah, e più il tempo passava, più la popolazione era stremata e indebolita dalla ferocia e dalla forza delle milizie avversarie. Un giorno, tuttavia, su uno dei colli che circondano la città, a un cacciatore apparve San Fortunato il quale assicurò l’intervento Divino e una sicura vittoria solo se il popolo salernitano fosse stato spronato a combattere i saraceni con estremo vigore. Un primo miracolo accadde poco tempo dopo, allorquando Abd-Allah rimase schiacciato da una grossa trave caduta sull’agareno nei pressi dell’altare della chiesa dedicata ai Santi Martiri, impedendo così che abusasse di una povera donna, sua vittima. Ciononostante, l’assedio continuò col suo successore Abd-el-Melik, causando ulteriore ed estremo disagio a tutti i salernitani confortati, tuttavia, dalle amorevoli premure di Landelaica, seconda moglie del principe longobardo Guaiferio, che dava loro cibo e assistenza. Mentre il fronte di scorribande e terrore si concentrava sulle città di Benevento e Capua, il principe, seguendo il consiglio di San Fortunato, sferrò un attacco improvviso proprio nei pressi della sponda orientale del fiume Irno non lontano dal Colle Bellaria, in una battaglia molto violenta e sanguinosa in cui persero la vita circa 1000 saraceni. Da tale cruento episodio, il fortino fu battezzato col nome di “Carnale” o “Carnaia”. Il luogo su cui sorge la Carnale, realizzata dal Vicerè Parafan de Ribeira nel 1563, fu successivamente postazione dalla quale vennero dirette le operazioni di rivolta da parte di Ippolito da Pastina (il Masaniello salernitano) contro il governo spagnolo nel 1647.

di dominio pubblico

La battaglia tra longobardi e saraceni si concluse con l’intervento dell’Imperatore Ludovico II e il suo esercito, al quale si associarono ulteriori milizie da parte di Landolfo di Suessola. Salerno fu salva, assediata per tanto tempo ma mai capitolata.

Marianne Casamance, CC BY-SA 4.0
OpenStreetMap contributors, CC-BY-SA

La storica Luciana Baldassarri racconta che pochi saraceni superstiti della battaglia della Carnale, dopo un lungo viaggio in mare, approdarono nella Bassa Provenza, dove fondarono, nell’immediato entroterra la cittadina di Salernes. Allo stato attuale il fortino risulta essere in condizioni di estremo abbandono, mortificato dal degrado e infestato dalle erbacce. Di proprietà dell’Ente Provinciale, è da ben cinque anni chiuso al pubblico, mentre si aspetta ancora di vederlo, come da proposta dell’Ente stesso fatta alla Regione Campania, trasformato in centro d’esposizione d’arte e luogo di dibattiti sulla famosa “Dieta Mediterranea”. Tuttavia, tra dibattiti e proposte, il monumento continua ad essere dimenticato e a non esprimere le sue infinite potenzialità.

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