Torino: città Eclettica, Esoterica e Reale.

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Posizionata al centro di un ampio ventaglio di vallate e a breve distanza dalle Alpi Cozie, nel punto più stretto della Pianura Padana, Torino beneficia di una gioiosa posizione geografica. Descrivere brevemente il capoluogo piemontese non è impresa semplice, ma potremmo, tuttavia, dare alcune definizioni che riflettono in pieno le peculiarità che lo rendono così unico e speciale. La città è stata oggetto, nei secoli, di evoluzioni urbanistiche che vanno inizialmente dall’epoca romana, con l’antica Augusta Taurinorum, di forma quadrata (il castrum) che rispecchiava l’accampamento fortificato, a quella medioevale, allorquando la città si riduce notevolmente lasciando ancora intatto l’impianto quadrato d’epoca romana con la parziale modifica di alcune insule grazie al rifiorire di attività artigiane e commerciali. Con il trasferimento del Duca di Savoia Emanuele Filiberto da Chambery (Francia) a Torino (metà del XVI secolo), la città subisce una ulteriore forte evoluzione urbanistica grazie anche alle mire espansionistiche dei Savoia sul territorio piemontese: Torino diviene capitale, in primis, per motivi strategici e politici. Alla fine del ‘500 la città passa dai 5.000 abitanti ( del XV secolo) a 20.000 e  si realizza una nuova cinta difensiva con mura bastionate e un fortilizio la Cittadella militare. L’area vicino all’attuale Piazza Castello subisce notevoli modifiche con la costruzione dell’attuale Palazzo Madama (il Castello), il Palazzo Ducale, la Zecca e  le Armerie, tutte con caratteristiche tipologiche e architettoniche simili e ben distinte dal resto dell’abitato circostante. Intorno alla metà del ‘600 il capoluogo si presenta quasi completamente trasformato e con tutte le peculiarità di  una città capitale che ospita, al suo interno, l’Università, la Cavalleria Reale, il Teatro Regio, l’Archivio di Stato, il Duomo e la chiesa di San Lorenzo. Ma i reggenti Savoia esigono un’ulteriore svolta urbanistica secondo uno sviluppo ben preordinato. Assistiamo a una mutazione e un ampliamento della città in tre fasi storiche che porteranno la città, nel ‘700,  ad assumere la sua particolare forma a mandorla. Il primo ampliamento è verso a sud, impostato su un’arteria viaria, l’attuale Via Roma, in asse con l’ingresso del Palazzo Ducale. Si realizzano anche numerosi isolati con grandi ed eleganti edifici, a connotazione aristocratica. Il secondo ampliamento si concentra nell’area est, verso il fiume Po. Si realizza un ulteriore asse viario, l’attuale Via Po che risulta obliqua, mentre la piazza del Castello viene raddoppiata. Nascono, anche in questo caso, numerosi isolati urbani con cortili e giardini. Il terzo ampliamento è rivolto ad ovest con l’asse principale Via Carmine con un polo urbano dato dall’attuale Piazza Savoia. In questo caso gli isolati e i cortili interni risultano più piccoli e solo alla fine del ‘700 alcuni punti della città vecchia vendono ristrutturati. L’assetto viario ottocentesco della città è, dunque, la sommatoria delle varie trasformazioni urbanistiche applicate nel secolo precedente. Ma è proprio del XIX secolo la prima definizione che caratterizza la città e cioè quella di “eclettica”. Secondo il torinese Roberto Gabetti l’eclettismo è la “sistematica tendenza ad accogliere consapevolmente, attraverso l’analisi di monumenti appartenenti a civiltà lontane nel tempo e nello spazio, elementi da ricomporre secondo coerenti principi storici, modi tipologici caratteristici della destinazione di ciascun edificio (religiosi termali ferroviari) o ancora secondo accostamenti bizzarri e stimolanti”. Dalla metà dell’800 Torino assiste ad uno sviluppo industriale, culturale e museale, accompagnato da una borghesia imprenditoriale che diviene la committenza di numerosi edifici pubblici e privati. L’eclettismo è ben evidente nelle stazioni di Porta Susa e Porta Nuova, in Piazza  Carlo Felice e in quello dello Statuto, lungo Corso Vittorio Emanuele e Corso San Maurizio, sulle facciate dei palazzi di committenza borghese e nobiliare. Persino nella Mole Antonelliana si riflettono studi e sperimentazioni di numerose tecniche costruttive. Altra definizione  di Torino è quella di “esoterica”, di una città “sospesa tra le forze del bene e quelle del male”, il cui fulcro si concentra in Piazza Castello nei presi della fontana dei Tritoni. Si definisce Porta dell’Infinito quella posizionata in Piazza Solferino in prossimità della Fontana Angelica realizzata con tipologia costruttiva di stampo massonico con i suoi gruppi di statue poggianti su basamenti di granito. L’area definita “negativa” della città risulta essere Piazza Statuto, anch’essa abbellita da una fontana, quella del  Frejus, la quale, si crede, nasconda un varco per gli inferi, come sembrerebbe confermare la statua dell’angelo posta in cima che si paragona, in reltà, a Lucifero. A Torino ha sede, inoltre, il più grande museo egizio del mondo, dopo quello di El Cairo, e si ipotizza, addirittura, ma con molta improbabilità, che la città stessa sia stata fondata dagli antichi egiziani. Altro luogo molto particolare è la chiesa della Gran Madre di Dio (voluta da Vittorio Emanuele I di Savoia) nome desueto per una chiesa cristiana e molto più vicino alla nomenclatura pagana di “Grande Madre” letta secondo una concezione di fecondità e trasformazione. All’esterno della chiesa sono posizionate due statue simboleggianti la Fede e la Religione, di cui la prima, secondo alcuni studi esoterici, indicherebbe con lo sguardo la posizione esatta dove sono celate le informazioni del Sacro Graal. Non possiamo non ricordare, infine, che nel Duomo di Torino è custodita una delle reliquie più interessanti della Fede cristiana: la Sacra Sindone, l’antico sudario che  conserva l’immagine, in negativo, di un uomo, forse Gesù (la scoperta è di fine XIX secolo). La Sindone è ancora oggi oggetto di dibattiti e riflessioni sull’autenticità o meno del sacro lenzuolo. Un’altra definizione è senz’altro quella di Torino  “reale”, di una città che  oltre  Palazzo Madama , tra i più rappresentativi edifici del Piemonte, sede del Museo Civico di Arte Antica, e al Palazzo Reale tra le più importanti residenze sabaude, adiacente alla centralissima Piazza Castello, ospita anche, a pochi passi dal centro urbano, la Reggia di Venarìa Reale. Progettata dall’Arch. Amedeo di Castellamonte a metà del ‘600 come residenza di caccia di Carlo Emanuele II, essa è considerata capolavoro dell’architettura barocca e del paesaggio grazie ai sui magnifici ed estesi giardini. Bellissima è la Galleria Grande realizzata da Michelangelo Garove e Filippo Jurava, ma anche la  Cappella di Sant’Umberto, la Scuderia Grande e la Citroniera. Di Benedetto Alfieri è il Rondò con le statue delle stagioni. La reggia è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1997. attualmente è centro policulturale. La La struttura ha avuto un’evoluzione nel tempo molto tormentata: essa vive il suo massimo splendore nel settecento, mentre un declino sempre più oscuro l’avvolge dall’800 in poi, quando viene trasformata in  Caserma Militare dal re Vittorio Emanule II, per poi essere abbandonata nella metà del ‘900, diventando rudere. Dalla seconda metà del XX  secolo, tuttavia, iniziano gli interventi di recupero di restauro e valorizzazione della reggia e nel 1997 viene annunciata la volontà di recuperare l’intero complesso con la conclusione dei lavori nel 2011 in contemporanea con i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un patrimonio storico culturale assolutamente da visitare!

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