Salerno: l’incuria e l’abbandono nelle fontane del Centro Storico

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Cultura Urbana di Daniele Magliano

 

E’ sempre un piacere passeggiare per le strade di Salerno soprattutto quando la città si presenta in parte deserta, come nel giorno giorno di Ferragosto da poco trascorso, soleggiata e calda ma non troppo, grazie a una piacevole brezza marina che accarezza la sua costa. Tale connubio mi ha spinto  a percorrere i vicoli del centro storico.I negozi quasi tutti chiusi e l’assenza della solita calca che si concentra lungo i dedali principali dell’antica città, mi hanno permesso di godere della bellezza dei suoi palazzi antichi e degli scorci dei vicoletti e degli slarghi che s’intrecciano e creano un’atmosfera davvero suggestiva. E’ la storia della città che mi parla , con i suoi monumenti e le chiese medioevali, i palazzi nobiliari, le sue fontane ma anche i piccoli elementi storici che testimoniano pienamente le sue antiche origini. Il susseguirsi di colonne e capitelli , componenti architettonici di spoglio prelevati dalle antiche strutture di età etrusca e romana che adornano e ingentiliscono attualmente i palazzi di più recente costruzione risalenti per lo più al XVII secolo, mi fanno anche capire quanto sia antica la città.E’ un’emozione senza tempo e senza confine quella che mi avvolge tra i vicoli più stretti, caratterizzati,nella loro parte alta, da belle arcate poste tra un palazzo e l’altro, oppure dinnanzi alle innumerevoli edicole votive, piccole o grandi che siano, esempio tipico del culto religioso e di manifestazione spontanea e popolare.La mia passeggiata mi ha portato oltre,  superando via dei Mercanti, giungendo all’antica e famosa Via Drapperia, che collega Porta Nova con Via Giovanni da Procida e raggiungo il cuore antico della città : Largo Campo o Sedile di Campo. L’area era denominata Campus Grani in epoca romana e in essa si effettuava il mercato del grano per divenire successivamente successivamente il punto nevralgico della città dove si svolgeva la vita commerciale del Capoluogo. Su tale slargo si affacciano bellissimi edifici come il settecentesco Palazzo Genovese con il suo elegante e grande portale con timpano spezzato o anche il palazzo seicentesco del Barone Bottiglieri con il suo imponente portale di tufo.E’ in questo luogo che trova , forse , anche il simbolo fortemente iconico di tutto il centro storico di Salerno : la fontana dei pesci. Bellissima! Quale salernitano non la conosce? Così come la vediamo è un insieme di elementi architettonici e storici di diversa datazione. La fontana , addossata al palazzo che chiude frontalmente via Dogana Vecchia, inizialmente era libera e la sua datazione è presumibilmente legata alla fine del Cinquecento e agli inizi del Seicento come si può constatare dalla presenza della vasca bombata e dai due mascheroni con ghirlande, elementi sicuramente originari. Solamente nel XVIII secolo la stessa viene poggiata al palazzo retrostante e diviene monumentale. Sempre di quel periodo è la soluzione della nicchia centrale e delle due paraste a destra e a sinistra, che sorreggono a loro volta una muratura sulla quale sono poste quattro semipignatte floreali. I delfini di metallo sono più recenti e risalgono alla fine dell’800.Con mio grande rammarico scopro, immediatamente, che la fontana è asciutta. Il momento storico-climatico non è dei migliori e si è dovuto purtroppo chiudere l’erogazione della ormai preziosa acqua. Ma ciò che più mi ha fatto addolorato è lo stato di conservazione della fontana soprattutto all’interno della vasca . In essa v’era di tutto : immondizia varia , carte , barattoli , bottiglie, contenitori di plastica con elementi di lavorazione di cantiere, credo sabbia.

Sono rimasto basito!

Il monumento simbolo di Salerno in queste condizioni? Cerco, senza esiti, le parole per descrivere la mia rabbia e la mia impotenza; sarebbe bastato anche qualche esercente della zona per togliere tutto quel pattume! Perché mortificare l’elemento simbolo della nostra città nell’ indifferenza più gretta del popolo?L’errore è innanzitutto di chi insozza il monumento, ma certo non posso credere che nessuno sia consapevole della sua importanza architettonica, al punto da considerarla addirittura una pattumiera? Sarebbe il caso di comprendere forse se chi di dovere, nel settore nettezza urbana, sappia di tale scempio.Risalgo pensieroso dal Largo Campo dirigendomi verso Largo Abate Conforti e noto che anche la sua fontana è asciutta. Molto bella anch’essa, elemento centrale ed elegante che caratterizza tutto lo slargo. Risalente al periodo a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, poggia su un basamento a tre gradini e ha una vasca a forma ottagonale. In essa sono presenti 4 delfini di metallo dai quali sgorga l’acqua e , a forma di coppetta, si erge al centro una ulteriore vaschetta di metallo. Quest’area dove presumibilmente vi era il foro dell’antica Salerno romana, è abbellita anche da monumenti architettonici come la chiesa dell’Addolorata con annesso Convento di Santa Sofia o l’ottocentesco Convitto Nazionale, ma anche qui tale fontana è diventata ingiustamente un deposito di rifiuti : di nuovo bottiglie di plastica , vetro, un indumento forse dimenticato erroneamente, cicche di sigaretta, barattoli vari e cartacce e, anche in questo caso, tutto nell’indifferenza più atroce!Tale situazione è davvero insostenibile per una città che si definisce “turistica” ma in cui il significato di turismo è forse ignoto e in cui primeggia ancora la maleducazione e la poca cura dei suoi plurisecolari elementi d’arte. La mia passeggiata termina così, con la delusione provata di fronte a questi scempi, gli unici che la mia vista ha potuto tollerare e documentare. Ancora un altro colpo e credo che sarei morto per la collera e il dolore!

Daniele Magliano

 

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