Salerno – Il progetto del Corso Vittorio Emanuele e la prima Rappresentazione del territorio Comunale

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Con l’Unità d’Italia nella città di Salerno si avviò un dibattito di stampo urbanistico avente in oggetto l’espansione del Capoluogo e il miglioramento del suo ambiente che indirizzava le energie verso un ampio programma di opere pubbliche e private che avrebbero trasformato il piccolo comune in una nuova, più moderna e dignitosa realtà urbana. Dopo l’abbattimento di Porta Rotese avvenuta nel 1864, si procedeva alla rettifica della strada di Portarotese (attuale via Vernieri) che collegava l’omonima Porta con l’area del borgo del Carmine posto a nord-est della città. Il Consiglio Comunale del Febbraio 1866 deliberava, così, la miglioria della strada situata nell’area dell’Orto Agrario, progetto realizzato sotto la direzione dell’architetto Lorenzo Casalbore : “[…]Il signor Casalbore relatore ricorda che in settembre 1864 superando per la costruzione del traforo della ferrovia una immensa mole di materiale venne in concetto all’Amministrazione Comunale di rialzare col materiale stesso il tratto di strada dall’Orto Agrario al Carmine, di ribassare il tratto dall’arco di Portarotese alla casa rurale di Galdieri […]il Sindaco invita il Consiglio se intende di abbrivare il novello progetto dè lavori di ampli azione della strada portarotese compilato dal signor Casalbore […] a maggioranza di voti diciotto approva il progetto[…] verbale di seduta del dì di febbraio 1866” (da: Archivio di Stato di Salerno -Prefettura II serie, b, F. 418-). Con l’accettazione, nello stesso periodo, del nuovo progetto, firmato Malpica, del tratto di strada che avrebbe collegato il Largo Barriera (attuale Piazza Sedile di Portanova) con via dei Due Principati (1862), e con la definizione dell’area ferroviaria che prevedeva il collocamento fuori città della stazione (successivamente inaugurata nel 1866), nel 1865 si volle realizzare un nuovo asse di collegamento di quest’ultima con il Capoluogo come naturale prosecuzione del primo tratto già approvato. Nel novembre del 1865 si affrontava, dunque, la questione urbanistica riguardante il prolungamento del Corso Vittorio Emanuele da via dei Due Principati fino alla stazione ferroviaria con la presentazione del progetto preliminare di tale nuovo asse firmato dagli architetti Lorenzo Casalbore e Francesco Saverio Malpica: “[…] Trovandosi ora la stazione predetta in via di costruzione era ben naturale che il Consiglio fosse invitato ad emettere le sue determinazioni.[…] si è fatta redigere una pianta ampia, nella quale si comprende benanche la stazione della ferrovia, ove la strada deve pervenire[…] ad invito del signor Sindaco il signor Casalbore espone come da più tempo siasi progettata una strada che dovesse congiungere il largo Portanova  alla strada dè Due Principati[…] il Consiglio però dava nomina agli architetti che l’asse della novella strada doveva essere il prolungamento dell’asse della strada Piantanova […] Ma poiché il progetto primitivo si arrestava alla strada de’ due Principati, mancava tuttavia una pianta che avesse rilevate le località che intendono fra la detta strada de’ Due Principati fino alla Stazione, scopo ultimo della strada.[…] Fu quindi ad invito del Sindaco che egli unitamente all’architetto signor Malpica rilevò la pianta che ora è sotto gli occhi del Consiglio.[…]”(Da: Archivio Storico del Comune di Salerno -Patrimonio varie. Consiglio Comunale di Salerno Sessione Straordinaria di autunno 1865-). Il dibattito del Consiglio Comunale fu particolarmente animato da questioni legate alla definizione delle regole urbanistiche sottese alla progettazione del Corso come principale asse urbano della città. Venne criticata e scartata, ad esempio, l’ipotesi di realizzare dei portici ai lati del nuovo asse da alcuni Consiglieri (Capone e Vietri), per i quali la città non si prestava a imitare le tipologie architettoniche delle realtà urbane del nord Italia, per due semplici ragioni: da una parte, il clima differente e, dall’altra, il timore che il porticato avrebbe potuto oscurare i magazzini (giudizio, a mio avviso, forse troppo superficiale se consideriamo che i portici sono in generale un  luogo d’interscambio commerciale e soprattutto di aggregazione sociale). Al contrario il Consigliere Origlia, invece, accettava di buon grado la presenza dei portici, laddove, ancora il Consigliere della Monica, ipotizzava una piantagione di castagni americani ai margini del nuovo asse. Nonostante una tale profusione di proposte legate per lo più al miglioramento estetico del nuovo asse, nessuna di esse ebbe esito positivo. Il fine ultimo era, in realtà, già all’epoca, l’ottenimento di una maggiore superficie edificabile lungo il tratto del nuovo Corso, attuando le leggi appena varate sulla espropriazione dei beni immobili per opere di pubblica utilità (legge del 20 marzo 1865 n°2248. Del 14 maggio 1865 n°2279 e quella del 25 giugno 2865 n° 2359). Nel Novembre del 1866 fu presentato il progetto di massima dalla “Pianta Topografica di una parte orientale della città con lo schema della nuova strada dal largo Portanova fino alla stazione della Ferrovia”(custodito dell’Archivio storico del Comune di Salerno) firmato dagli architetti Malpica e Casalbore. Su tale pianta (disegno a penna su carta telata) in cui si evidenziavano tutte le aree che sarebbero di lì a poco espropriate. Partendo dal largo Portanova si osserva il nuovo asse stradale passante per le proprietà Granozio (in particolare il palazzo che affacciava su Largo Portanova). Proseguendo poi verso est notiamo le proprietà della famiglia Conforti fino alla strada dei Due principati, la strada Fiera Vecchia e, al di là di essa, si scorgono gli Orti della Mensa Arcivescovile denominati Ringo e Castello. Lungo il nuovo asse si possono notare anche le nuove strade che lo intersecheranno e, non lontano dall’area della stazione, di scorgono l’opificio Siniscalchi, il Macello, l’opificio Racccchetti, il Gazometro, i Molini e la fabbrica di panni di A.Latour. Esaminato il piano di massima, il Prefetto della Provincia del Principato Citeriore dichiarava la nuova strada Vittorio Emanuele di pubblica utilità e attuò gli espropri in funzione della legge del 25 Giugno 1865.  Nel Febbraio del 1867 venne presentato il piano descrittivo delle proprietà da espropriarsi per la realizzazione del nuovo asse viario. Dopo pochi giorni venne depositato nell’ufficio Comunale il piano di esecuzione dei lavori che poteva essere consultato per 15 giorni da tutti i cittadini, mentre la dichiarazione dei lavori e dei terreni da espropriare fu pubblicata sul “Giornale di Napoli” il giorno venerdì 22 febbraio 1867. Nel Settembre dello stesso anno la Prefettura di Salerno rese note al Sindaco di Salerno le indicazioni dei proprietari e dei terreni da espropriare e il conseguente prezzo che il Comune offriva per le espropriazioni (l’elenco venne poi pubblicato sul “Giornale di Napoli” del 18 Settembre 1867). Nell’Ottobre dello stesso venne nominato l’architetto Giuseppe Cerenza per la stima effettiva delle proprietà Ringo e Castello appartenenti alla Mensa Arcivescovile. Sempre nel 1867 venne realizzata, inoltre, dagli ingegneri Alfonso di Gilio e Carlo Pannaini, la prima Pianta del Comune di Salerno in scala 1:10.000 prodotta in carta su tela, china e acquerello, soddisfacendo, per la prima volta, un’esigenza avvertita fin dai primi anni del XIX secolo di un rilievo topografico di tutta la città di Salerno e del suo comprensorio. Nell’Archivio di Stato di Salerno è custodito il documento del Verbale di seduta del 15 Maggio 1868 riguardante il lavoro effettuato per la realizzazione della Pianta Ostensiva e il compenso economico da dare agli ingegneri : “[…] e’ all’ordine del giorno il rapporto della commissione nel lavoro commissionato dagli architetti signori Di Gilio e Pannaini da servire alla classificazione delle strade comunali  […] siffatto lavoro consiste in un lungo e dettagliato rapporto al quale scaturiva una pianta ostensiva, mercè cui le strade sono descritte per ragione di larghezza ed estensione nonché nei punti di partenza ei punti di sbocco[…]”(Da: Archivio di Stato di Salerno, Prefettura II serie,b, F. 81 anno 1868). La planimetria (Collezione Giannattasio) è una rappresentazione non molto dettagliata del Capoluogo ma, diversamente dal passato, si può ammirare tutto il territorio comunale con i confini coi limitrofi Comuni di Cava, Vietri e Pellezzano ad est, a nord con quello di Baronissi, e a nord-est con il Comune di San mango Piemonte. In una nota che precede le firme degli architetti si dice che la presente pianta non è tutta geometrica, la larghezza delle strade è quadrupla. Ritroviamo, poi, un elenco delle principali strade della città come il Corso Garibaldi, il Corso Vittorio Emanuele (ancora non completato), la Strada del Seminario o ancora quella di San Benedetto. Interessanti sono i fiumi e i torrenti ben rappresentati: si nota il fiume Irno con il suo affluente. il Torrente Grangano, i vari torrenti che solcano la pianura alluvionale di Pastena (ancora non urbanizzata), si vede molto bene il percorso del Torrente del Mercatello, il fiume Forno (il Fuorni), Picentino e le aree delle risaie nella Piana di Salerno a sud-est. Le colline sono ben evidenziate come tutti gli insediamenti limitrofi: Bignano, Ogliara, Matierno, Pastena, San Leonardo.  Interessanti sono le strade extraurbane come la via delle Calabrie, la Strada dei Due Principati, Strada San Nicola, Strada del Marchiafava, Strada del Fuso, Strada di Vietri, e quella “prima di Croce”. Il vecchio cimitero è evidenziato in località Fuso e la strada ferrata che costeggiava ancora la linea di costa. Infine è particolarmente interessante una pianta datata 4 Luglio 1877, legata a una Perizia relativa alla valutazione dei terreni già espropriati del signor Domenico Granozio (Archivio di Stato di Salerno, Atti Istrutttori, b 31): “Proprietà D.co Granozio traversata dalla nuova strada Fieravecchia e Barriera”. Si evidenzia, per la rima volta, il prolungamento dell’asse di via San Benedetto e la biforcazione dello stessa strada con una nuova, ovvero via Porta Elina, inoltre si nota anche una nuova strada denominata dopo qualche anno via Velia. Infine, possiamo vedere anche i primi palazzi realizzati lungo il nuovo Corso e sul lato nord-occidentale, l’abbattimento della Villetta, sempre di proprietà Granozio, con le aiuole e le vasche d’acqua, per la realizzazione dei nuovi assi.

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