S.O.S. Comune di Salerno ed Enti preposti: l’Associazione Contaminazioni segnala l’incuria nel centro storico (passeggiata del 7 giugno 2022) .

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La seconda delle tre passeggiate di “Cultura Urbana I edizione”, frutto dell’omonima rubrica della testata giornalistica di “salernonews24” (alla riscoperta del centro storico di Salerno come contenitore di un ampio patrimonio storico- architettonico di grande rilievo), e dell’opera creativa dell’Associazione Culturale “Contaminazioni”, sapientemente affiancata dall’Associazione “Parco Sichelgaita” con la Presidente prof. Clotilde Baccari Cioffi, si è tenuta il 7 giugno scorso, con la tematica: Capitelli e colonne di spoglio.  Sono davvero tanti i capitelli e le colonne d’epoca romana sparsi lungo gli slarghi o gli stretti percorsi del centro storico della città di Salerno, conosciuta anche con il particolare appellativo di “Città delle 100 colonne”. Si tratta di elementi d’architettura decorativa che, in realtà, per la maggior parte, svolgono funzione statica incrementando la stabilità dell’edificio stesso. Sono presenti lungo le facciate o anche negli angoli di numerosi palazzi. L’uso degli spolia ha inizio nel medioevo sotto la dominazione longobarda prima e soprattutto sotto quella normanna poi, in un periodo storico particolarmente florido dal punto di vista storico- architettonico. In questo contesto storico-urbanistico si utilizzano colonne di spoglio d’epoca romana provenienti da più località. Un interessante e approfondita ricerca della studiosa di archeologia Angela Palmentieri affronta l’argomento del reimpiego di elementi romani nel medioevo salernitano focalizzandosi, poi, in particolare sul Duomo di Salerno. La nostra interessante e piacevole escursione ha messo in luce la bellezza e la copiosità delle colonne di spoglio nel cuore del centro storico cittadino, riscontrando, purtroppo, anche in queste occasioni numerose problematiche. Il nostro percorso è partito dallo storico Palazzo Pinto, di antiche origini normanne, il cui impianto originario è costituito dall’insieme di più abitazioni dell’epoca come traspare dalle cornici e dagli arconi decorati a tarsie policrome e dalle numerose colonne di spoglio presenti al piano terra, elementi molto utilizzati tra l’XI e il XII secolo. Attualmente ospita, al primo piano, la Pinacoteca Provinciale mentre al piano terra, all’interno di un elegante corte quattrocentesca, ritroviamo l’info-point Enoteca Provinciale, sul lato di via Mercanti ritroviamo il punto accoglienza e prenotazioni AOU Ruggi. Nota dolente è che la corte con l’Arco Catalano, (interamente in pietra di piperno vulcanico lavorato dagli artisti spagnoli di Maiorca) non è sempre aperta al pubblico, se non esclusivamente in occasione di eventi culturali o mostre. Secondo l’architetto Ruggiero Bignardi progettista e Direttore dei lavori (nello specifico, il cantiere iniziava nel 2010 per concludersi anni dopo), l’elemento architettonico rappresenta un disegno che segue i tipici stilemi dell’architettura rinascimentale meridionale del XV secolo, periodo (quello del regno aragonese) di grande fervore culturale per i nostri territori. L’arco è a sesto ribassato ed è sorretto da due capitelli caratterizzati da eleganti decorazioni floreali ben recuperati grazie alla maestria della Prometeus Restauri. Tale elemento di alto pregio architettonico resta pertanto non fruibile al pubblico, ma per una città che si definisce turistica è una condizione accettabile? Proseguendo la passeggiata, dopo una breve sosta davanti a una nota pasticceria, l’antica sede della cappella delle Anime del Purgatorio, ci si è soffermati, nell’area della Curtis Arechiana, lungo l’antica area della Curtis dominica in prossimità della reggia del longobardo Arechi II. Su tale area si evidenziano archi a tutto sesto di mattoni pieni, eleganti capitelli di ordine corinzio e fusti scanalati, tutti elementi architettonici (colonne di spoglio) che appartenevano al Sacrum Palatium arechiano. Anche in questo caso, l’incuria predomina. Nell’angolo tra via Dogana Regia e via Arechi, in cui ritroviamo anche la splendida chiesa di San Salvatore de Drapparia, una colonna di spoglio liscia è in precarie condizioni statiche (sebbene messa in sicurezza) mentre il capitello corinzio risulta particolarmente degradato. Più a sud ritroviamo altre due colonne di spoglio, di cui quella angolare mostra solo parzialmente il capitello occultato dall’intonacatura del palazzo, mentre l’altra è aperta solo sul lato est. Quest’ultima però è in parte nascosta da assi di legno e da fili elettrici che si poggiano al suo capitello, mentre l’angolare s’intravede semplicemente in quanto nascosta da ulteriori fili elettrici e un cartello stradale. Mancano del tutto cartelli o indicazioni che facciano riferimento agli elementi architettonici qui presenti. La nostra passeggia si è conclusa nell’area antistante San Pietro a Corte, dove, proprio nell’angolo, tra via dei Canali e Largo San Pietro a Corte un’altra colonna con il fusto completamente scheggiato, e il capitello con le volute anch’esse malridotte è ulteriormente mortificata dalle auto parcheggiate a ridosso dell’elemento storico. In quest’ultima tappa si è parlato anche di un pulpito ligneo (si tratta del basamentale composto da quattro colonne con capitelli lignei) non più visitabili nell’antica chiesa arechiana ma esposti nel Victoria and Albert Museum di Londra. Rientranti a livello stilistico nell’arte romanica, i capitelli sono, rispetto agli ordini classici romani e greci, di fatto, di forma quasi cubica e ottenuti smussando nella zona inferiore gli spigoli con una serie ritmica di figure, sagome e piante di vario genere. Nelle variegate raffigurazioni di piante, fiori e simboli vari ritroviamo l’arte puramente romanica anche se si evidenziano già elementi legati a quella gotica come, ad esempio, l’aureola lanceolata di Santo Stefano (che si raffigura soltanto dal 1200 in poi) o anche gli abiti degli scagnozzi nel martirio di Santo Stefano (anch’essi del XIII secolo). Al termine della seconda passeggiata di Cultura Urbana, emergono alcune riflessioni. Escludendo il quadriportico della Cattedrale e la chiesa di San Benedetto, possiamo affermare che le colonne e i capitelli del centro storico si presentano come elementi architettonici che, in linea generale, non godono di buona salute. Ad esempio, non lontana dalla chiesa longobarda di Santa Maria De Lama, superata una colonna angolare costituita da fusto liscio e capitello a calice, ritroviamo una ulteriore colonna maltenuta, con il capitello di ordine corinzio in parte distrutto e sul quale passano vari fili elettrici. Tale elemento architettonico è oltretutto poco rispettato, direi quasi mortificato, dagli abitanti dell’area di via Porta Rateprandi, che lo hanno trasformato, di fatto, in luogo di conferimento della spazzatura. A tal proposito gli Enti preposti cosa fanno? Di chi è la responsabilità? Altra colonna a dir poco violentata negli ultimi anni a causa della noncuranza e dell’indifferenza della gente è quella posta ad angolo tra via delle Botteghelle e vicolo Grimoaldo. Si tratta in realtà di due colonne angolari poste all’inizio di quest’ultima: quella posta a nord è ancora integra per quanto maltenuta, quella a sud, invece, risulta addirittura privata del capitello portato via presumibilmente da un piccolo camion che ha lasciato il suo segno anche lungo l’inizio del vicolo. Questi sono solo alcuni esempi dell’assoluta mancanza di rispetto per questi preziosi elementi storici; potrei citarne anche altri come, ad esempio, una colonna posta su via Mercanti diventata ormai, nella più palese indifferenza del proprietario del negozio che l’affianca, il supporto di luci a led. Auspicando che la proposta di Contaminazioni delle “Passeggiate urbane” possa infondere quella curiosità e quel giusto amore per la propria identità storica, patrimonio millenario dei nostri avi e dei nostri eredi. L’appello va principalmente al Comune, la Provincia e a tutti gli Enti che sono preposti alla vigilanza di un bene preziosissimo ma che anche assai delicato.

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