S.O.S. Comune di Salerno ed Enti preposti: l’Associazione Contaminazioni segnala l’incuria nel centro storico (passeggiata del 25 maggio 2022).

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 Si è conclusa, lo scorso martedì14 giugno, la terza e ultima escursione-passeggiata di “Cultura Urbana I edizione”, frutto dell’omonima rubrica della testata giornalistica di “salernonews24” (alla riscoperta del centro storico di Salerno come contenitore di un ampio patrimonio storico- architettonico di grande rilievo), e dell’opera creativa dell’Associazione Culturale “Contaminazioni”, a sua volta affiancata dall’Associazione “Parco Sichelgaita” con la Presidente prof. Clotilde Baccari Cioffi. A conclusione di questi primi appuntamenti, diversi interrogativi sono emersi rispetto ad alcune problematiche riscontrate durante i tre percorsi.  La prima passeggiata dello scorso 25 maggio ha disvelato le meraviglie di un quartiere che, forse più degli altri, conserva un fascino particolare grazie alla presenza dei suoi elementi storico-architettonici di forte impatto visivo e alle tante storie e leggende che s’intrecciano a quei luoghi: l’Orto Magno. Si è partiti dai ben noti “Ponti dei Diavoli”. Allo stato attuale, l’antico acquedotto, mortificato dalla cementificazione oltraggiosa degli anni passati, appare quasi completamente inglobato dall’urbanistica selvaggia poco rispettosa dell’antico monumento. L’imponente struttura, dai caratteristici archi a sesto acuto, realizzati ancor prima dell’anno 1000 (dunque unici nel loro genere tipologico) risultava, in parte, coperta da una impalcatura e in pessimo stato di conservazione. Abbiamo assistito, negli ultimi anni, a due piccoli crolli, uno nel 2015 e un altro nel luglio del 2021. Il primo, avvenuto esattamente il 9 maggio del 2015 nei pressi di via Leopoldo Casses, fece scattare immediatamente l’intervento di messa in sicurezza ad opera degli operai degli dell’Ufficio Comunale manutenzione Patrimonio Artistico. Nel 2021, invece, con un sopralluogo di alcuni tecnici del Comune, si valutava lo stato di salute dell’opera e gli eventuali interventi di recupero. Nello stesso anno, nel mese di luglio, una piccola porzione dell’acquedotto è, purtroppo, venuta giù minacciando soprattutto l’incolumità dei passanti. Le impalcature realizzate dopo l’ennesima caduta di alcune pietre in questi giorni sono in via di rimozione.  Una raccolta fondi (Art bonus per gli “Archi del Diavolo” Comune di Salerno e Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino e Università degli studi di Salerno) per il recupero e consolidamento dell’opera, non ha portato, finora, alcun esito positivo. Nei prossimi giorni verranno posizionate delle reti metalliche protettive mentre, ad opera degli archeologi dell’Università di Salerno, si procederà alla rimozione della vegetazione che ha, in parte, indebolito la struttura, in attesa (si spera) di un intervento di consolidamento esaustivo, globale e definitivo. Poco più in là, nel rione Mutilati e precisamente nei pressi di via Paolo Diacono, si può scorgere una piccola porzione delle mura realizzate dal longobardo Arechi II. Due storici, in particolare ci forniscono una chiara descrizione: l’Amarotta, in una sua planimetria, parla di un “Muro a monte del distretto militare (ex abbazia di san Benedetto), al rione Mutilati. E’stato datato dal De Angelis all’ultimo decennio del secolo XI e dal Castelluccio agli anni ottanta dell’VIII secolo (Arechi II). Alto circa undici metri e spesso un metro o poco più, il manufatto era tracciato in direzione nord- est, da via S. Alferio a un fortino tuttora esistente… In pianta la lunghezza risulta circa centocinquantasei metri; oggi ne sono rimasti non più di cinquanta”. Nel fotografare il setto, lo storico Matteo La Rocca qualche anno fa ha evidenziato, inoltre, un’ulteriore torretta con una monofora che sporge nella parte più a oriente della porzione muraria, il muro di ronda, la torretta con cupolino arabeggiante e una cannoniera d’epoca spagnola. La constatazione sullo stato di conservazione di questa antica e importante struttura difensiva evidenzia, purtroppo, un degrado e un abbandono imbarazzante. Fagocitata dalla cementificazione dello scorso secolo, anche se, per fortuna, non ancora abbattuto, l’opera è attualmente in preda alle erbacce e al conseguente decadimento, vittima anch’essa, dell’indifferenza di tutti, e persino (tranne in pochissimi casi) degli enti pubblici preposti alla tutela e della classe intellettuale e storica cittadina.  Soffermandoci, poi, su via San Benedetto, davanti al Museo Provinciale (attualmente chiuso da tempo), antica sede del Real Castelnuovo” dove dimorò, all’inizio del XV secolo, la regina Margherita di Durazzo, ci si imbatte in una fontana, non coeva alla dimora storica, ma legata ad un’antica leggenda angioina  che racconta del tragico amore tra  la giovane e bella ancella della regina Margherita, Antonella, e il valoroso guerriero Raimondo (amico di Ladislao figlio della regina). La fontana è in condizioni deplorevoli, ricettacolo di cartacce e pattume vario, nonostante la sua importanza storica, appare abbandonata a se stessa: senza alcun cartello che faccia riferimento alla leggenda d’inizio ‘400, di chi è la responsabilità? Proseguendo il percorso, ci siamo soffermati nei pressi di un piccolo atrio, luogo di collegamento tra via San Michele e Largo San Petrillo, dove si possono ammirare parte dell’apparato decorativo della dimora del normanno Roberto il Guiscardo: sono tracce di eleganti fasce decorate ad intarsio con motivi geometrici e monofore e bifore costituite da conci di tufo giallo che si alternano a quello grigio accompagnati anche da elementi laterizi. Anche qui, nessun cartello che faccia riferimento al ritrovamento medievale, e tutto questo in una città che si definisce “turistica”. Che fine ha fatto il pannello presente fino a pochi anni fa? Nel percorso rientrava anche vicolo dei Sediari, in cui, nella sua parte cieca, lato est, è presente una nicchia ogivale sulla quale, fino agli inizi degli anni ’70, era collocato un affresco (probabilmente appartenuto alla chiesa della Santissima Annunziata de Orto Magno e raffigurante l’Annunciazione) staccato, recuperato, e attualmente esposto nel Museo Diocesano. L’intero muro andrebbe sottoposto a recupero così come la nicchia ogivale e il sottostante riquadro rettangolare con elaborata cornice in stucco. Si potrebbe anche applicare una copia dell’affresco originale proprio all’interno della nicchia ed eventualmente illuminare il tutto, insieme anche alla colonna di spoglio presente proprio di fronte tale elemento architettonico. A conclusione della nostra prima passeggiata ci siamo avvicinati, infine, a un antico sarcofago posto all’interno del quadriportico della Cattedrale anch’esso legato a un’antica leggenda d’epoca normanna che ha come protagonisti Guglielmo II, nipote di Roberto il Guiscardo, e la nobile moglie Guaidalgrima (o Gaitelgrima). Non molti anni fa il Rotary Club, in collaborazione con la Soprintendenza BEAP di Salerno, l’Università di Salerno, la Curia Diocesana e l’Unione dei Ciechi, posizionò, vicino a ogni sarcofago, dei pannelli indicanti informazioni generali per ciascuno di esso. Allo stato attuale gli stessi appaiono tristemente rovinati, sbiaditi e senza nemmeno più le indicazioni, nonostante si possano notare alcuni riferimenti descrittivi con codici “QR code”, installati all’ingresso nord della Cattedrale. Si auspica, pertanto, una maggiore attenzione e sensibilità affinché si possano ripristinare le preziose didascalie su tutti i sarcofagi, a loro tempo posti a imperitura memoria delle figure storiche di rilievo della città, ponendo all’ingresso del quadriportico, inoltre, anche una semplice ma esplicativa planimetria descrittiva delle opere presenti.

 

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