REGIMEN SANITATIS SALERNITANUM: il trattato più celebre della Scuola Medica Salernitana

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In epoca medioevale si assiste a una generale diffusione di numerose malattie dovute principalmente alla mancanza di alimentazione e di morbi come l’avitaminosi correlati alla mancanza di vitamine. Molti acquedotti d’epoca romana, inoltre, vengono progressivamente abbandonati determinando, così, l’insorgenza di numerose patologie derivanti dalla mancanza di acqua potabile e dalla presenza di acquitrini, all’epoca assai estesi nelle campagne abbandonate. Proprio in questo periodo oscuro, tuttavia, nasce a Salerno la prima e più famosa istituzione medica di tutta Europa: la “Scuola Medica Salernitana”. Questa prima Università medica della storia si basa su numerosi principi della scienza della salute che uniscono teorie greche con quelle latine e arabe e si fonda sui dettami medici di Ippocrate, Galeno, Celso, Albucasis e Avicenna. Tra gli esponenti di rilievo ricordiamo Trotula de Ruggiero, prima donna medico vissuta intorno all’XI secolo e definita anche come semplice “Mulieres Salernitanae”, la quale dedica i suoi studi alla ginecologia e l’ostetricia per farli convergere in un libro dal titolo “De ornatu mulierum”. La Scuola Medica è però conosciuta principalmente per un altro libro il “Regimen Sanitatis Salernitanum” (Regola sanitaria salernitana), e noto anche con l’altro titolo di “Flos Medicinae Salerni” (Il fiore della medicina di Salerno), realizzato tra il XII e il XIII secolo, anche se alcuni studiosi affermano che possa risalire all’XI secolo. Poche sono le informazioni sull’autore di tale libro, anche se si ipotizza che probabilmente possa essere Giovanni Da Milano, discepolo del medico-letterato Costantino l’Africano. Con l’avvento della stampa viene, inoltre, per la prima volta, pubblicato grazie ad Arnaldo di Villanova (1480), medico spagnolo di Papa Bonifaco VIII, che all’epoca aggiunge alcuni suoi commenti. Il nucleo originario del testo non supera i 364 versi, ma con il tempo e con le numerosissime pubblicazioni si è passati ai 3520 versi.Il Regimen, che possiamo definire un vero e proprio trattato a carattere educativo-didattico, è in versi scritti in latino e costituisce una sorta di compendio di dettami salutari interpretati con frasi e parole molto semplici, tali da essere compresi da tutti.  Alla base delle teorie mediche presenti nel libro vi è quella umorale ippocratico-galenica tetradica legata ai 4 gruppi di umori ovverossia la bile nera, la bile gialla, la flegma e il sangue che sono poi corrispondenti ai quattro elementi naturali fondamentali (terra, fuoco, acqua, aria), alle 4 età della vita e alle 4 stagioni. In esso si affrontano problematiche ancora oggi centrali per la vita dell’uomo. In primis l’igiene personale, la qualità e lo stile di vita di una persona e il rapporto tra proprietà e caratteristiche degli alimenti e la salute umana. Interessanti i consigli presenti all’interno del libro come, ad esempio, il condurre una vita non stressante, determinata dall’autocontrollo, l’importanza della sobrietà per condurre una vita regolare e sistematica. Ricordiamo, ad esempio, il capitolo II “De confortatione cerebri” (sul ristoro del cervello): “Sul presto, il primo mattino, bagnati con acqua fresca dal catino, lava le mani, detergi gli occhi, distendi le membra in pochi tocchi, i capelli sian pettinati, i denti ben sfregati; ciò al cervello dà ristoro e pel benessere vale tant’oro. Dopo il pasto, dopo la cena, bagno caldo e passeggio al fresco con lena”.  Ci sono poi dei consigli sul rapporto con il cibo, per esempio nel capitolo VI “De dispositione ante cibi sumptionem” (Disposizioni prima del pasto): “Non accingerti a mangiare, se lo stomaco è ancor da svuotare. Dalla vera fame puoi sapere se un pasto leggero potrai avere”.  Poi ci sono dei precetti che indicano la buona abitudine di lavarsi, come nel capitolo XXIII “De lotione manuum” (sul lavaggio delle mani): “Per stare bene e sani spesso lavar le mani. Regalan i due vantaggi dopo il pasto i lavaggi: la mano pulita, e la vista acuta”. Negli ultimi capitoli, poi, vengono affrontate le tematiche inerenti le caratteristiche che hanno determinati cibi come il latte, i pesci, le carni, per esempio nel capitolo XXIX “De avibus esui aptis” (Sulle carni avicole edibili): “Squisiti gallina e cappone, così tortora, storno e piccione, quaglia, pernice urogallo, fagiana e merlo, tremula e fringuello”. Dopo la prima pubblicazione del libro nel XV secolo, assistiamo a numerose ristampe e modifiche del trattato che è stato tradotto in quasi tutte le lingue europee arrivando a già quasi 40 edizioni prima del 1501. Il testo giunto a noi, attraverso l’opera degli archivisti, rappresenta l’embrione della medicina contemporanea con precetti che possiamo, senza ombra di dubbio, riconoscere come basilari nella cura e nell’igiene del corpo e della mente. E, il caso, ahinoi, sembra quasi ricordare, in tempi di quarantena, quanto taluni precetti siano di essenziale rilevanza per la salute dell’individuo e della collettività.

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