Quel che resta oggi del Piano Regolatore Donzelli-Cavaccini

Febbraio 17, 2019 0 Comments Culturaurbana 719 Views
Quel che resta oggi del Piano Regolatore Donzelli-Cavaccini

Il percorso storico-architettonico e urbanistico da me intrapreso attraversa alcuni tratti del cuore della città di Salerno, toccando le aree ancora esistenti del primo Piano Regolatore del Capoluogo: il Donzelli-Cavaccini. Detto Piano di espansione urbanistica della città verso est, quindi in prossimità del fiume Irno. Fu presentato per la prima volta nel 1915, poi modificato nel 1922 e definitivamente approvato nel 1925, subendo ulteriori cambiamenti negli anni successivi a causa sia dell’incremento demografico che di varie problematiche legate agli espropri mai effettuati, tra cui l’ampia area occupata dalle Ferrovie dello Stato (che bloccò la naturale prosecuzione del Piano che vedeva in essa una serie di viali alberati, un parco fluviale e numerose piazze seguendo il tipico modello della città-giardino). Il mio percorso parte dall’incrocio tra Via Cacciatori dell’Irno e Via Michele Conforti, nel rione dei ferrovieri, a sud dell’allora Via Irno (attuale Via Nizza), dove si effettuarono i primi interventi edilizi voluti dal piano Donzelli-Cavaccini: 36 gradevoli palazzine per la  Cooperativa Case Ferrovieri.  Le prime case furono costruire intorno al 1925 e già nel 1928 molte di esse erano abitate, sebbene il rione venne definitivamente inaugurato il 28 ottobre del 1930 come riportato dal  giornale “Idea fascista” con una serie di foto dell’epoca. Parte di esso è ancora oggi esistente anche se alcune palazzine furono demolite a causa dei bombardamenti del 1943 e sostituite in seguito grossi palazzi. Il giornale riporta una descrizione dell’attuale Via Cacciatori dell’Irno allora strada n. 10: “E’la più lunga e bella del rione ferrovieri. Il piano regolatore prevede il congiungimento di questa via con via Diaz mediante ponte che dovrà attraversare la linea ferroviaria”, ad oggi mai realizzato. Superando Piazza Casalbore, l’allora Piazza Pasquale Paoli, si raggiunge un altro quartiere sempre voluto dal nuovo Piano urbanistico. Si tratta della prima  realizzazione di Case Popolari poste tra Via Nizza e Via Benvenuto Grafeo: 12  fabbricati eretti grazie al R.D. n°386 del 10 marzo 1926, nell’area del vecchio Cimitero, spostato proprio in quegli anni, e di un mercato delle erbe, anch’esso allontanato. Il progetto di tali graziose palazzine, con un numero massimo di 3 piani, fu redatto dall’Ing. Tommaso Gualano (Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico). I lavori iniziarono nel 1926  e si conclusero 4 anni dopo. Molte di esse furono danneggiate dai bombardamenti del ’43 e 2 furono demolite per la realizzazione di ulteriori palazzoni. Salendo da Via Piave, si raggiunge Largo Sterzi (a sud di Piazza San Francesco), attorno al quale si affacciano ulteriori palazzine popolari simili alle precedenti ma tipologicamente diverse per geometria, realizzate dall’Ing. Tommaso Gualano e completate nel 1931 dalla ditta Cooperativa Etna. Attraversando Piazza San Francesco (piccolo polmone verde che, secondo i progetti del piano Donzelli-Cavaccini, si sarebbe dovuto realizzare leggermente più a sud rispetto all’attuale collocazione), scorgiamo sul lato est le due Palazzine per i Postelegrafonici e più a nord le INCIS. Le prime, costruite all’inizio degli anni ’30 per gli impiegati delle Poste Italiane, sempre nella concezione dell’edilizia economica e popolare, furono realizzate con uguale tipologia, parallele e con corte interna. Costituite da un piano rialzato più ulteriori 3 piani, sono in muratura portante di blocchi di tufo giallo e tetto a falde. Le INCIS, i cui lavori iniziarono nel 1933 per concludersi  2 anni dopo, furono, invece, realizzate su progetto di Camillo Guerra. Si tratta di due 2 eleganti fabbricati di 5 livelli a forma di “C” con corte centrale e con 2 grossi portali d’ingresso simmetrici: uno prospiciente Piazza San Francesco e l’altro su Via Piave. Tipici dell’architettura razionalista sono i corpi scala vetrati e la forma tipologica classica dei due palazzi che viene riletta seguendo un’impostazione architettonica più moderna. L’area è ben descritta anche da una planimetria, presumibilmente del 1929, che utilizza ancora il tracciato del Piano Regolatore Donzelli- Cavaccini, custodita nell’Archivio Storico del Comune di Salerno, in cui si descrive l’impianto di illuminazione pubblica esistente e da realizzarsi. Da Piazza San Francesco si prosegue per Via Generale Ferrante Maria Gonzaga per giungere, superando Via dei Principati, alle scale che collegano Via Velia con  Piazza Principe Amedeo. Siamo nell’area detta “dei Mutilati”, il cui assetto urbano fu voluto, anch’esso, dal Piano Regolatore del 1925. Dal libro di G. Giannattasio “Un secolo in progetto”, il disegno del riassetto dell’area viene così intitolato : “Progetto di Piano Regolatore dei suoli di prop. Del sig.Cav.Uff. Carlo Granozio in Salerno fra il Corso V.E.-Via S. Benedetto- Via Velia- Via Arge- e Fieravecchia”. Esso prevedeva anche la realizzazione di ulteriori scale, a sud, da via San Benedetto (mai realizzate), e di 4 palazzine sulla piazza ottagonale il cui progetto è dell’Ing. Camillo Guerra risalente al 3 giugno 1926. Il cantiere si aprì solo 10 anni dopo grazie al lavoro dell’impresa di costruzione “Giovanni di Napoli” e per volere della Cooperativa “Edilizia fra Mutilati ed Invalidi di Guerra”. Ma diverse problematiche economiche portarono, infine, alla sola realizzazione di due palazzine alla fine degli anni ’30 e una parte del corpo di fabbrica della Casa del Mutilato. Dalla piazza dei Mutilati percorriamo, concludendo, Via Gugliemo da Ravenna per giungere nell’area dove furono realizzati, tra il 1928 e il 1931, per gli impiegati delle Ferrovie dello Stato, 3 dei 4 edifici previsti dal Piano –  Case Economiche per i Ferrovieri – posti proprio in prossimità del centro antico di Salerno,  tra Via Bastioni e Via Arce. Un fabbricato è in linea con Via Bastioni ed è a 5 piani, asservito da 5 corpi scala, un altro è posto perpendicolarmente al primo con 2 scale interne, quindi più piccolo e il terzo, più piccolo ancora, ha un sol corpo scala e  fu progettato dall’Ing. Francesco Cortesani, Capo della sezione Lavori di Salerno delle Ferrovie dello Stato. I palazzi creano, inoltre, una sorta di piazza che  attualmente è  adibita a parcheggio.

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