Prato della Valle: una realtà urbana viva

Agosto 13, 2018 0 Comments Culturaurbana 867 Views
Prato della Valle: una realtà urbana viva

Culturaurbana-di Daniele Magliano-

C’è una città dell’Italia settentrionale che un detto popolare definisce : “ la città dei tre senza ”. Si tratta di Padova, la città appunto del Santo senza nome, il portoghese Sant’Antonio che  passò qui gli ultimi anni della sua vita, per diventare per i padovani “ il Santo ” tanto venerato. E’ anche  la città del “ Caffè senza porte ”, famoso ed elegante caffè letterario posto in pieno centro e voluto dall’ architetto Giuseppe Jappelli nel 1831 per ricreare un luogo destinato ai dibattiti politici ed accademici. Il caffè fu sempre aperto per più di un secolo fino alla prima guerra mondiale e precisamente fino al 1916.

 

La città è  infine conosciuta anche per il suo “ Prato senza erba ”, così denominato in ragione di come la piazza si presentava fino al XVIII secolo e  ancora oggi tra le più grandi d’Europa, seconda solo alla Piazza Rossa di Mosca. Tante sono le caratteristiche della città che meritano attenzione, dal centro urbano col suo grazioso nucleo storico, caratterizzato da portici, piazze ed eleganti caffetterie, alla sua meravigliosa Basilica del XIII alla Cappella degli Scrovegni dell’inizio del XIV secolo, al duecentesco Palazzo della Ragione col suo caratteristico tetto a forma di nave rovesciata. Ma è proprio al “ Prato senza erba ”, ovvero Prato della Valle, con la sua particolare forma ellittica che rivolgo la mia attenzione. Fin dal medioevo sede di fiere, feste pubbliche e giostre, addirittura luogo di famose prediche da parte di Sant’Antonio, quest’area rimase per secoli terreno paludoso di proprietà della vicina Abbazia benedettina di Santa Giusta, risalente al X secolo. Nel Museo Civico degli Eremitani, ritroviamo, in una delle sale destinate alla pittura del XVI e XVII secolo, un interessante quadro di Giorgio Fossati ( 1773) che rappresenta un’immagine del luogo, a volo d’uccello, nel vivo di una  corsa dei fantini a pochissimi anni dalla trasformazione del grande invaso voluta dal Provveditore veneziano Andrea Memmo che renderà tale area un vero e proprio monumento urbano. Sul quadro ben si nota, in alto a sinistra, l’Abbazia di  Santa Giustina, sempre in alto al centro il campanile della chiesa di San Leonino, demolita agli inizi dell’800. Sulla destra, poi, tutto di color bianco, si nota un edificio di proprietà del Cardinale Antonio Amuleo, immobile adibito a Collegio per giovani della nobiltà veneta, distrutto dopo un incendio nel 1822, al suo posto fu realizzato, e tutt’ora lo si può ammirare, un edificio a due piani con loggia ad archi in stile neogotico.

          

 

Nel 1775 l’Abate e progettista Domenico Cerato ricreò, dopo un’attenta bonifica dell’area, una sorta di canale ad anello centrale tagliato da quattro ponti dai quali dipartono 4 viali con al  centro un’ampia aiuola detta isola Memmia. Lungo l’anello interno del canale artificiale sono presenti 38 statue , mentre su quello esterno 40, tutte scolpite con pietra di Costozza e realizzate tra il 1775 e il 1883. Le statue raffigurano i  grandi personaggi illustri di Padova. Lungo i ponti, invece, le statue rappresentano personaggi politici, Papi e Dogi. Questa veloce trasformazione ebbe come finalità ultima quella di ricreare un luogo dedicato al tempo libero, ai mercati e agli spettacoli. A  distanza di tanti anni la piazza è ancora oggi un luogo fortemente fruibile dal cittadino dove la sua parte nord ospita un mercato ortofrutticolo nei giorni feriali, le bancarelle del vestiario di sabato e il mercato dell’antiquariato ogni terza Domenica del mese. Abbellita da un centinaio di platani fino al 1990, la piazza è adornata oggi da 50 aceri ricci che garantiscono, nelle assolate e calde giornate estive, una giusta ombreggiatura.

Si tratta, dunque, di una piazza viva, che accoglie numerose  iniziative di stampo sociale, sportivo ed anche enogastronomico. In un periodo in cui è costante il consumo di suolo e le superfici naturali vengono sempre più ricoperte da cemento e catrame, mettendo a rischio anche le cosiddette aree protette dal punto di vista naturalistico e geomorfologico, la Ragion di Stato realizza opere che non sempre captano le reali esigenze dei cittadini, ambienti e paesaggi urbani lontani anni luce dalla concettualità   dei vuoti urbani come Prato della Valle, in cui è evidente il connubio spazio attrezzato verde – cittadino. Una visita alla piazza del prato della Valle permette a chiunque di  toccare con mano ciò che è il senso del buon vivere di  uno spazio urbano a misura d’uomo, beneficiando di un’esperienza formativa per le attuali generazioni che sono, purtroppo, sempre meno sensibili alla qualità dell’ambiente urbano in cui siamo inseriti.

 

Fotografie a cura dell’Arch. Daniele Magliano

 

 

 

 

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