Palazzo Pinto: i restauri e le nuove sale della Pinacoteca

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Lungo Via Mercanti, l’antica via Drapperia (dal nome utilizzato per indicare i negozi di drappi presenti in zona) fin dal medioevo centro commerciale nel cuore dell’antica Salerno, si affacciano numerosi edifici di alto pregio storico-architettonico. Tra questi, uno in particolare, Palazzo Pinto, nasce dal sedime di alcune strutture medioevali per giungere a noi, così come lo vediamo, nella forma definitiva dell’ultimo intervento di modifica risalente all’incirca al XVIII secolo. I proprietari appartenevano, da una parte, ad un ramo del casato dei Pinto, famiglia di origine normanna, e dall’altro, a un ulteriore ramo della famiglia residente in Largo Campo. L’impianto originario, costituito dall’insieme di più abitazioni d’epoca normanna, traspare dalle cornici e dagli arconi decorati a tarsie policrome e dalle numerose colonne di spoglio presenti al piano terra, elementi molto utilizzati tra l’XI e il XII secolo. Al momento ospita, al primo piano, la Pinacoteca Provinciale (ampliata in occasione della interessante mostra temporanea ancora presente “A sud del barocco, geografia di un tempo dell’arte” a cura di don Giovanni Citro che terminerà a fine mese), mentre al piano terra, lungo via Mercanti, alcuni locali ospitano da 12 anni un servizio front-office dell’azienda ospedaliera S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona. Dal 2012, infine, all’interno della corte quattrocentesca, è impiantata la sede dell’Enoteca Provinciale. Il secondo piano, invece, ospita ampi saloni con una elegante cappella gentilizia con volta ellittica decorata da pregevoli stucchi, recentemente recuperata. Come ben descrive lo storico Vincenzo De Simone, le origini di Palazzo Pinto si riscontrano in un “quartiere di lignaggio”, ovverossia dall’unione di più case molto vicine sorte attorno a un cortile comune. Alla base dello storico ed elegante palazzo numerose colonne di spoglio, d’epoca romana, riutilizzati in epoca Salerno medioevale, ne abbelliscono l’esterno. Come descrive il prof. Paolo Peduto, via Mercanti, era un susseguirsi di: “estesi ed leganti porticati, sorretti da colonne e capitelli di spoglio, dove i mercanti, appunto, svolgevano la loro attività. Di tali portici sono rimaste alcune tracce ben visibili anche se per la maggior parte esse rimangono inglobate nei vani dei negozi moderni”. Anche nel caso di Palazzo Pinto, al pian terreno sono ben evidenti cornici ed archi con tarsie policrome in particolare lungo vicolo Pinto, elementi architettonici risalenti al periodo tra il XI e il XIII secolo secolo. Ancora nel XVI secolo ritroviamo il perdurare del quartiere di lignaggio nonostante molti elementi architettonici uniformassero già l’intero luogo. Alla fine del XVI secolo, si assiste, inoltre, a un ulteriore ampliamento delle proprietà da parte dei Pinto con l’occupazione, verso occidente, della cappella sconsacrata di Sant’Antoniello, ancora ben in vista lungo via Mercanti, attualmente sede di una nota pasticceria. Ma è solo dal XVII secolo in poi che l’insieme inizia a prendere la forma tipologica di unico e signorile palazzo. Dal taccuino del Catasto Onciario del 1754 si estrapola una descrizione di massima: “Don Matteo Pinto patrizio, possiede in detto distretto nel luogo detto casa Pinto una casa palaziata consistente in due botteghe con cellaro, cortile coperto, stalla, rimessa e due appartamenti sopra consistenti il primo in 12 stanze, il secondo in 16 stanze e galleria e loggia, confinante da levante con don Ottavio Ferraro, da mezzogiorno con don Carlo e Domenico Granozio, da ponente con la chiesa di Sant’Antoniello e da tramontana con via Regia”. La facciata principale è costituita da una sobria partitura decorativa e da un grande portale d’ingresso, in pietra calcarea, con lo stemma dei Pinto posto sul concio chiave.  Tutti i balconi presentano lo stesso timpano ad arco ribassato con un fregio circolare al centro. Lo stemma affrescato lo ritroviamo sulla volta d’ingresso dell’androne accompagnato però anche da un cappello vescovile (un componete della famiglia divenne, infatti, arcivescovo nel secondo decennio del XIX secolo, Fortunato Pinto). Dall’androne, sulla sinistra, si diparte la scala seicentesca che porta ai due piani superiori. La famiglia Pinto abbandonò il Palazzo solo nei primi decenni del secolo scorso. Nel frattempo l’edificio divenne di proprietà provinciale con l’obbligo di trasformarsi in Biblioteca, presente fino al 1961, e Pinacoteca (dal 18 marzo 2001) con i quadri della famiglia Pinto ai quali si aggiunsero, nel tempo, in particolare tra le due Grandi Guerre, numerosi altri quadri il cui ambito cronologico va dal XV secolo fino agli inizi del XX. Il primo consolidamento e restauro del palazzo risale agli anni ’70 dello scorso secolo, grazie alla volontà perseguita dalla Provincia di Salerno e dall’Azienda ospedaliera, che fin dall’inizio considerarono tale luogo come attrattore culturale di particolare importanza. I lavori di recupero e restauro del primo piano, per la realizzazione della Pinacoteca Provinciale, si conclusero nel febbraio del 2001, dopo due anni circa di cantiere (intervento primo lotto). Poco dopo, a seguito dell’approvazione del programma d’intervento di restauro conseguente alla Conferenza dei servizi avvenuta il 31 Ottobre 2001 a cui collaborarono la Soprintendenza, il Comune di Salerno la Provincia e l’Azienda Ospedaliera, si avviarono ulteriori lavori di consolidamento e recupero dal 2007 secondo un mutuo contratto tra Provincia di Salerno e la Regione Campania, avente l’obbiettivo di creare un centro caratterizzato da spazi espositivi, per convegni ed eventi culturali (intervento secondo lotto). Detti restauro e consolidamento strutturale dell’edificio erano finalizzati alla completa valorizzazione del patrimonio storico- architettonico e culturale di un involucro di particolare importanza per tutto il Capoluogo. Altra data importante è il 2010 che vede l’inizio dei lavori dell’area posteriore, quelli della corte quattrocentesca e dei locali per l’info-point enoteca, posti al piano terra (intervento terzo lotto). Dai lavori eseguiti dall’Architetto Ruggiero Bignardi, progettista e Direttore dei lavori, si evidenziò un prezioso arco catalano del XV secolo, lavorato in pietra (di piperno vulcanico) da artisti spagnoli di Maiorca. Secondo l’architetto, l’elemento architettonico rappresenta un disegno che segue i tipici stilemi dell’architettura rinascimentale meridionale del XV secolo, periodo (quello del regno aragonese) di grande fervore culturale per i nostri territori. L’arco è a sesto ribassato ed è sorretto da due capitelli caratterizzati da eleganti decorazioni floreali ben recuperati grazie alla maestria della Prometeus Restauri. Assieme all’arco fuoriuscirono anche ulteriori colonne di spoglio d’epoca romana e un loggiato sempre in pietra di piperno. Un arco con caratteristiche tipologiche simili (portale ad arco depresso inquadrato) è presente lungo via Masuccio Salernitano non lontano da Largo Dogana Regia. La corte quattrocentesca è fruibile (anche se non sempre aperta se non in particolari occasioni di mostre e convegni) dal settembre 2012. A seguito di questo importante recupero, i lavori proseguirono al piano primo sempre sotto la direzione dell’architetto Bignardi. L’architettura normanna caratterizzata dalla la fusione di più stili, da quello arabo al romanico fino ad arrivare al bizantino, è ben evidente anche all’interno di Palazzo Pinto, nelle nuove sale della Pinacoteca, da poco recuperate e aperte al pubblico. La sinergia e la creatività degli artisti dell’epoca normanna hanno dato vita a uno stile davvero originale e nuovo per il periodo. Ritroviamo le eleganti decorazioni parietali esterne in Palazzo Pinto che colloquiano perfettamente con quelle di Castel Terracena posto poco più a nord. Stesso discorso vale anche per l’atrio del Duomo di Salerno: lungo il quadriportico e sulla sommità dell’imponente campanile sono ben evidenti decorazioni (motivi ornamentali) lapidee con intarsi di tufo grigio cotto e travertino che riprendono la tradizione e la cultura normanna. Elementi decorativi simili sono presenti anche nelle monofore e nelle bifore di Palazzo Fruscione o ancora nelle decorazioni di Palazzo Pernigotti. Dalla comunanza di tali elementi decorativi si deduce che il periodo normanno fu per Salerno un momento di grande riqualificazione architettonica e urbanistica, visibile sia nelle costruzioni religiose che in quelle pubbliche e residenziali.

Monofore fruscione by Jack56 is licensed under CC BY 3.0

E nelle nuove sale della Pinacoteca si possono ammirare, come attesta Ruggiero Bignardi all’interno del libro “Il restauro di Palazzo Pinto a Salerno”, ulteriori elementi decorativi d’epoca normanna, come, ad esempio, una fascia a losanghe triangolari contrapposte a tondi centrali a tarsia geometrica definito da due file di mattonelle di argilla, dove la policromia è dettata dal tufo grigio di base a blocchetto di concio e dal tufo giallo che forma la parte interna del disegno.

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