Monte San Liberatore e il suo Monastero. Tra cielo e mare.

0
486

Chissà a quanti stia capitando, come al sottoscritto, in questo lungo tempo di quarantena, che riaffiorino frequentemente alla memoria ricordi legati a stagioni più libere e serene, di belle passeggiate fuori porta o di piacevoli brevi soggiorni anche all’estero. E proprio ultimamente, viaggiando di qualche anno a ritroso nel tempo, la mia memoria mi portava a un’afosa Domenica d’inizio Luglio del 2013 mentre risalgo, col mio compagno, monte San Liberatore. In realtà, quello che noi salernitani definiamo “monte” altro non è che una collina alta 466 metri, posta in posizione dominante ad ovest di Salerno, collocata tra la città e l’inizio della Costiera Amalfitana. Il suo antico nome è Monte Buturnino, decantato in alcuni versi del poeta latinista cavese Marco Galdi : “ Ecce Buturninus praerupto vertice…..”. Tale collina dalla strana forma gobbuta mi ha sempre affascinato e seppur non appartenga al Comune di Salerno, geograficamente è parte integrante del suo territorio. Caratterizzata da una scarsa vegetazione, per lo più, di piante mediterranee sul lato Vietri, è invece ricoperta da fitti boschi sui versanti di Cava e di Salerno. Fare trekking su San Liberatore vuol dire, dunque, avere un diretto contatto con una natura caratterizzata da ricca vegetazione di piante e fiori mediterranei, respirare aria salubre e soprattutto godere di un panorama di estrema bellezza che abbraccia buona parte del territorio salernitano: dal lontano Cilento alla Piana di Paestum, a sud, la Costiera Amalfitana, ad ovest e la vicina città di Cava de’ Tirreni con le montagne di Sarno e quelle della Valle dell’Irno a nord. Dopo aver percorso un tratto della statale 18 che collega Vietri sul mare a Cava de’ Tirreni, a metà strada seguo le indicazioni per la frazione di Alessia, un piccolo borgo di case e vie d’epoca medioevale addossato sul versante nord di Monte San Liberatore. Parcheggiata l’auto, ci incamminiamo verso un valico poco più in alto, dal quale s’inizia il vero e proprio percorso che porta alla vetta: un sentiero caratterizzato da una risalita di media difficoltà che inizialmente attraversa un bosco di macchia mediterranea caratterizzata da corbezzoli, quercioli e ontani. Superato il tratto ombreggiante del bosco, il percorso inizia a inerpicarsi tra rocce e bassi cespugli di rosmarino mirto e altre piante aromatiche tipiche delle aree rocciose esposte a sud. Ricordo di esserci soffermati per un attimo ad ammirare il Golfo di Salerno per poi proseguire con una serie di tornanti gradonati. Alla fine di uno di essi, ad accogliere il passante vi è un’antica cappella detta della “Pietà”, al cui interno è collocata una piccola Lourdes risalente agli anni ’30 dello scorso secolo. Quasi alla fine delle rampe, superata una grande croce monumentale, raggiungiamo un Santuario dedicato a Cristo Re. Il cancello, purtroppo, è chiuso da diverso tempo, ma attraverso una rapida ricerca su internet, salta fuori che la chiesa che si vede attualmente visibile risulta essere solo la navata destra di quella più antica, mentre in quella di sinistra, dove adesso si trova una sala per l’accoglienza dei pellegrini, era ubicata l’antica sepoltura delle suore benedettine. Per alcuni studiosi, la chiesa fu edificata intorno al 1000 d.c. da monaci greci, secondo altri invece essa fu edificata verso l’VIII secolo al tempo del Principe longobardo Arechi II. Nel medioevo il monastero appartenne, dunque, alle suore benedettine e prosperò per molti secoli fino al suo lento declino a partire dal XVII secolo in poi. All’inizio dello scorso secolo il parroco della frazione di Alessia, Don Giorgio Salierno, volle recuperare l’eremo ormai abbandonato nell’incuria più totale. Il restauro durò per molti anni e si completò nel 1948. Altra interessantissima notizia è la collocazione del vallone di Alessia che affianca monte San Liberatore. Esso era il luogo ideale per assistere al “Ludis colomborum” che tradotto vuol dire il Gioco dei colombi: un’antica particolare caccia ai volatili di origine longobarda che prevedeva la cattura dei colombi migratori attraverso grandi reti tese ai valichi e poste tra gli alberi. Veniva praticato nel mese di Ottobre su tutte le colline che circondavano la Valle Metelliana. Proseguendo il percorso che dall’eremo porta fin sulla vetta, raggiungiamo una grande croce di ferro costruita nel 1955 dal Comm. Adinolfi di Salerno, la cui struttura risulta assai singolare poiché è a sezione trapezoidale per consentire una facile visione dai tre comuni limitrofi: Salerno, Cava de’ Tirreni e Vietri sul Mare. Il monte è stato, nel passato, rappresentato attraverso le numerose mappe cartografiche e raffigurazioni storiche di Salerno. Ricordiamo, in particolare, l’immagine della città risalente al 1783 che ritroviamo in un libro del viaggiatore e disegnatore Jean-Claude Richard de Saint-Non: una pittoresca acquaforte del Capoluogo dove si nota sulla sua parte occidentale ergersi dal mare la collina di San Liberatore con, quasi in cima ben evidente, il Santuario. Nel famoso “Atlante Marittimo delle Due Sicilie” del cartografo Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, ritroviamo un foglio dedicato al Golfo di Salerno inciso nel 1786, in cui si nota la linea di costa con le principali emergenze orografiche costiere tra le quali San Liberatore ben indicato. Sulla cima, da cui si gode di una visione circolare di estrema bellezza, si scorgono alcuni ruderi, probabilmente degli antichi punti di avvistamento contro le incursioni dei pirati. San Liberatore è una importante meta per chi pratica escursionismo e risulta parte integrante di un percorso del C.A.I. rientrante nel sentiero detto “delle colline orientali” di Cava de’ Tirreni che collega Monte Caruso con Monte San Liberatore. Quando finirà questo triste periodo e quando, finalmente, avremo la possibilità di muoverci liberamente, consiglierei a tutti una passeggiata su San Liberatore. Anche se in parte difficoltosa, al termine della stessa si è appagati ampiamente dalla visione del mare, del cielo e della costa salernitana, dalla sua natura così bella e rigogliosa e tale visione non fa altro che distendere l’animo umano e arricchirlo di tante utili, emozioni sane e positive.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui