L’ultima opera pubblica del periodo Fascista a Salerno: l’Istituto Magistrale “Regina Margherita”

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Nel ventennio fascista assistiamo ad una radicale trasformazione di Salerno particolarmente sul piano urbanistico con la realizzazione di numerosissimi progetti che abbracciano sia l’edilizia privata che le opere prettamente pubbliche. E’ questo un periodo di accesi dibattiti sul futuro stesso della città, caratterizzato soprattutto sia dalla ricerca di linee guida al problema edilizio cittadino e al suo riassetto urbanistico, sia dal susseguirsi dei primi Piani Regolatori: il “Donzelli-Cavaccini” presentato nel 1915 ed approvato definitivamente nel 1925, il Piano di Camillo Guerra del 1934, il successivo piano di AlbertoCalza-Bini approvato nel novembre del 1937. Ricordiamo, nel settore opere pubbliche, ad esempio, la realizzazione del Campo Sportivo (Littorio), il Palazzo delle Poste, il Palazzo di Città, il Sanatorio antitubercolare, il Palazzo sede del Liceo “Tasso”, Palazzo Littorio (l’attuale Questura), il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” e il Palazzo sede dell’Istituto Magistrale “Regina Margherita”. Quest’ultimo complesso sorge in un’area in cui ritroviamo ancora ai primi anni del XIX un piccolo parco pubblico, la “Villetta”, posto allora, all’estrema periferia della città. Successivamente, come ben si può constatare nella Eidipsometria della città risalente al 1914 del Donzelli-Cavaccini, l’area viene occupata da diverse palazzine che rendono l’assetto urbanistico del rione Fieravecchia assai confuso. Si nota, inoltre, l’assenza dell’attuale Piazza XXIV Maggio al cui posto insisteva una sorta di crocevia tra Vicolo Fiera Vecchia, Via Comunale dei Principati e Via Irno (l’attuale Via Francesco Paolo Volpe). Con il Piano Regolatore Calza-Bini (1937) l’area in questione viene per la prima volta trasformata grazie anche a quei principi fascisti i urbanistica fascista che prevedono interventi di sventramento e realizzazione di piazze, slarghi e nuove direttrici viarie. Ad ovest di una piazza che ancor non ha assunto le dimensioni e la forma di quella attuale, sono presenti degli edifici affacciati su due nuove strade parallele che convergono verso l’attuale Via Fiera Vecchia. Poco prima l’approvazione del Piano Calza-Bini, in una lettera del 10 ottobre 1934, al Podestà di Salerno, avente come oggetto un progetto firmato dall’Ing.  Alfredo Ravera di un edificio scolastico per un  Istituto Magistrale, si legge: “Per la costruzione della nuova sede per il R. Istituto Magistrale di questa Città, mi onoro presentare alla S.V.ILL.ma il risultato del mio studio inteso alla ricerca di quella soluzione più conveniente, seguendo l’indirizzo tracciato dall’ON.le S.V., inteso ad abbinare -entro limiti di convenienza finanziaria-  il risanamento di un rione della parte vecchia della città onde creare una area libera sufficiente a contenere l’Edificio Scolastico….”. L’ingegnere Ravera presenta, in pianta, due soluzioni progettuali evidenziando in rosso gli edifici da espropriare, in azzurro la parte destinata all’Istituto e in nero i perimetri degli stabili non compresi dagli espropri. La prima soluzione progettuale, accompagnata anche dai relativi prospetti, presenta una pianta alquanto irregolare soprattutto per evitare un numero eccessivo di espropri. La seconda soluzione, definitivamente approvata, presentava, mostra, una pianta dell’Istituto più regolare: mentre ad ovest si rettifica Via Fiera Vecchia, ad est si realizza una piazza (indicata con la lettera A) simmetrica sulla quale si sarebbe realizzato l’ingresso principale, mentre i secondari sarebbero sorti sul fronte meridionale e su quello occidentale. Lo stile architettonico rispecchia i dettami fascisti anche se risulta essere meno aulico rispetto ad altri edifici come, ad esempio, Palazzo di Città o il Palazzo di Giustizia oppure ancora il Liceo Classico “Torquato Tasso”, tutti d’ispirazione classica. Nel caso dell’Istituto “Regina Margherita” le linee sono molto rigorose, sobrie ed essenziali accompagnate da pochi simboli del Regime. Entrambi le soluzioni progettuali sono, poi, accompagnate anche da vedute prospettiche. Il progetto viene approvato dal Provveditore delle Opere Pubbliche per la Campania con provvedimento del 13 Aprile 1936 n° 2244/5411 e successivamente anche confermato dal Comune di Salerno con le Deliberazioni del 06/07/1936 n° 615, e del 16/01/1936 n° 11 e reso esecutivo il 2 Maggio 1936. L’ammontare complessivo dell’opera, a base d’asta, fu di lire 3.212.600,00 di cui lire 2.163.301,22 per i lavori della scuola, mentre i restanti per l’indennità d’espropriazione. L’annuncio della realizzazione del l’istituto scolastico viene divulgato, come di consuetudine, anche sui giornali di allora, come ad esempio su “Il Popolo Fascista” del 14 gennaio 1939, con tanto di progetto e descrizione dell’opera. Il Contratto d’Appalto viene stipulato il 13 Marzo 1939 con l’Impresa Cav.Rocco Angrisani (la stessa che realizzò l’edificio del Liceo Classico “Torquato Tasso” inaugurato nell’Ottobre del 1932) e la Direzione dei lavori affidata allo stesso progettista Ing. Ravera con la collaborazione dell’Ufficio Tecnico Comunale. Il cantiere diviene operativo il primo Agosto 1939 ma, a causa della sopraggiunta guerra, l’esecuzione dell’opera subisce rallentamenti e sospensioni nel 1940 e nell’Aprile del 1941. Successivamente con una lettera del Podestà di Salerno si comunica che i lavori sarebbero stati ultimati direttamente a cura dallo Stato, mentre nello stesso anno l’impresa Angrisani decide la risoluzione del Contratto. Nell’Aprile del 1945 si esegue il Collaudo da parte del genio Civile firmato da Giuseppe Scalera, accompagnato da foto, calcoli strutturali e dal progetto definitivo dell’opera. Da un documento (non firmato) trovato nell’Archivio Storico del Comune di Salerno si evince che i lavori per la costruzione dell’edificio scolastico hanno conosciuto due fasi: la prima, anteguerra, con le espropriazioni e l’inizio del cantiere, la seconda probabilmente seguita dal Direttore dei lavori Cav. Geom. Iacuzio Gabriele, dal 1946 al 1953, con la definitiva conclusione della cantieristica suddivisa in 6-7 lotti grazie ai Fondi per i beni di Guerra. La sede scolastica finalmente inaugurata nel 1947, viene ulteriormente modificata ed epurata da alcuni simboli fascisti presenti sui prospetti progettati dall’Ing. Ravera.

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