Le opere d’arte di cultura gotica nella Cattedrale di Salerno

0
78

Le realizzazioni artistiche di cultura angioina all’interno della Cattedrale di Salerno, oltre ad essere poche sono il più delle volte fagocitate o nascoste dalle realizzazioni che precedono o susseguono questo interessante periodo. Al rifiorire dell’arte gotica, corrisponde, tuttavia, una sorta di passaggio politico-culturale che vede la crescita della vicina città di Napoli e, di conseguenza, il lento e inesorabile declino di Salerno. Secondo quanto documentato scrupolosamente dallo storico Antonio Braca, tale tendenza artistica, in realtà, era già presente sotto gli Svevi, soprattutto sotto Federico II e Manfredi (XIII secolo d.C.). All’inizio del ‘300 Napoli divenne, con Roberto d’Angiò, un importante centro artistico con la presenza in città di personaggi di un certo rilievo in ambito culturale come Giotto, Simone Martini, i fratelli Bertini o Tino di Camaino.  La committenza era in particolare dettata da famiglie altolocate o anche dalla classe ecclesiastica. Salerno come tutte le città della provincia, risente di riflesso del filone artistico e culturale della città di Napoli. La cultura gotico-angioina si riflette, in particolare, nella scultura e nei monumenti funebri sulla scia dei modelli arnolfiani. La cultura di stampo toscano e in particolare senese si dilaga dalla capitale verso i centri minori compresa la stessa Salerno, dove, all’interno della Cattedrale (e solo in essa tranne nella Cappella San Ludovico), sono presenti numerose opere che attestano la cultura gotica: nei monumenti funebri che utilizzano sarcofagi d’epoca romana dove si presentano, il più delle volte, ancora sculture dell’epoca ma con l’aggiunta dei coperchi di stampo angioino, ma anche in alcuni affreschi presenti sia nel quadriportico che all’interno del sacro immobile. Superato il portale detto “dei Leoni”, si entra all’interno del quadriportico della cattedrale, fulgido esempio di arte romanica. Sulla destra si scorge un particolare monumento funebre dedicato al Vescovo di Acerno, Antonio Syrraca. L’elegante struttura (risalente al 1436) è costituita da un reimpiego di un sarcofago d’epoca romana, inscritto all’interno di una tipica edicola gotica. Il fronte della cassa presenta, al centro, la Madonna col bambino mentre ai lati sono scolpiti gli stemmi del casato. La copertura è caratterizzata dalla scultura del defunto in abiti vescovili. Di particolare interesse risulta anche l’affresco, in parte perduto, in cui si rappresenta, in stile tipico tardo-gotico, la Madonna col bambino con teste di angeli e santi. Sul lato nord del quadriportico, ritroviamo, all’interno di una ulteriore nicchia, un affresco che rappresenta il Crocifisso con San Pietro e San Matteo ai lati. L’immagine, non molto nitida, risale alla fine del XIV secolo e risente ancora della cultura giottesca. Sempre sul lato settentrionale, posta tra due colonne, ritroviamo un ulteriore sarcofago d’epoca romana, del III secolo d.C., sul quale sono state scolpite due figure alate che sorreggono una tavola sulla quale vi è lo stemma di due casati ovvero quello dei Sanseverino e l’altro dei del Balzo. Si tratta della tomba di Marchisia del Balzo (risalente al 1367) seconda moglie di Ruggero Sanseverino, un importante feudatario angioino. Sui lati corti ritroviamo due grifi alati con candelabro. Proseguendo verso il lato orientale del deambulatorio, riscontriamo due lastre tombali che inizialmente si pensavano risalenti all’XI secolo ma che in realtà, proprio per la tipologia del disegno, che mostra una edicola gotica sotto la quale è posto il defunto, risulta risalente al XIV secolo. Verso la porticina lato sud, sempre su parete, si possono ammirare altre due lastre tombali, di buona fattura: si rappresentano due personaggi all’interno di edicole trilobate ovvero Marinello Santomagno (1372) e Tommaso Santomagno (1323). Proprio di fronte a queste ultime, sul pilastro del quadriportico si nota una parte di affresco che rappresenta l’Annunciazione, sempre di cultura gotica-angioina, realizzata all’incirca alla fine del XIV secolo. Le lastre sepolcrali presenti sia nel quadriportico che all’interno della Cattedrale, in realtà, erano posizionate sul calpestio della chiesa fino alla seconda metà del XIX secolo, allorquando furono effettuate delle modifiche della pavimentazione e si optò per la posa in opera a parete di tali lastre, anche per meglio preservarle dall’incuria. Entrati nella Cattedrale, e superata la navata centrale, raggiungiamo quella meridionale dove ritroviamo numerose opere pittorico-scultoree di stampo gotico. Quasi alla fine della navata, verso il transetto, è collocato un interessante monumento funebre costituito da un sarcofago d’epoca romana riutilizzato nel medioevo e da un coperchio con un guerriero angioino scolpito giacente ornato da abiti militari: si presenta con le mani conserte e l’abbigliamento dell’epoca, una maglia a collo alto, la spada al suo fianco, capelli lunghi e sul pettorale una grande stella che fa riferimento, in realtà, alla nobile famiglia Stellati (inizio XIV secolo). Il fronte della cassa (a tinozza) presenta, invece, una scena ad altorilievo in cui ritroviamo il mito di Bacco e Arianna e, nella parte bassa, la scena di una vendemmia con satiri che schiacciano l’uva. Di fronte al monumento funebre è collocato un altro sarcofago, quello del Consigliere Reale Giacomo Capograsso. La cassa è sempre d’epoca romana, mentre il coperchio presenta tre tondi (clipei) scolpiti, su cui sono rappresentati, ai lati, gli stemmi della famiglia e al centro la Madonna col Bambino sullo stile di Tino di Camaino.  Vi è una scritta sul bordo con la precisa datazione del sepolcro (1340). Sul fronte del sarcofago, invece, ritroviamo una serie di strigilature con, al centro, un tondo ovvero il viso del defunto e, agli angoli del monumento, due figure una maschile e l’altra femminile. Sul retro del monumento è collocata una interessante crocifissione in stucco di stampo gotico del XIV secolo. Non lontano, all’interno di una intercapedine, nella Cappella della Purificazione o Della Calce, è presente un affresco in stile gotico provinciale e raffigurante la Madonna con Bambino e San Antonio Abate (doveva far parte del corridoio esterno alla chiesa chiamato Terra Santa). L’affresco risale all’incirca alla fine del ‘300. Lungo la navata settentrionale vi sono altri elementi d’alto pregio storico-artistico di stampo gotico-angioino. Addossata alla parete nord e in prossimità delle scale che portano alla Cripta scorgiamo un grande monumento funebre che accoglie il corpo della regina Margherita di Durazzo (madre del re Ladislaio) morta nel 1412 di peste. L’opera è un tipico esempio di monumento funebre di stampo gotico molto in voga nel ‘300 e inizio ‘400. Realizzata dall’artista Antonio Baboccio da Piperno (la cui firma, malridotta, la si legge su un pilastrino centrale che sorregge la cassa). L’artista che ha lavorato tra Napoli e Milano, posiziona 4 Cariatidi addossate ai pilastrini (Regalità, Prudenza, Fede e Fortezza) che sorreggono il monumento. Sulle due facce lunghe della cassa si rappresentano la regina con le damigelle di corte ai lati. Particolarità di tale raffigurazione è che Margherita è vestita con abiti di terziaria francescana, mentre gli abiti delle damigelle riflettono la moda dell’inizio del XV secolo. Al di sopra della cassa ritroviamo la defunta giacente su un letto a baldacchino con due angeli ai lati che spostano le tende. Il monumento, fino al 1811 collocato all’interno del Convento di San Francesco (soppresso per diventare carcere maschile), è mal posizionato, non documentato e poco illuminato! Proprio di fronte a tale monumento sono presenti dei lacerti di affreschi gotici che raffigurano la leggenda dei pellegrini di san Giacomo di Compostela (la sosta in locanda). Nella cappella di Santa Maria degli Angeli è collocata, in una nicchia, una statua lignea della Madonna col Bambino (posizionata fino al ‘700 in prossimità dell’altare maggiore). Di particolare bellezza, essa è databile alla seconda metà del ‘300 (per volontà dall’arcivescovo Guglielmo Sanseverino). Osservando il viso di entrambi i soggetti si comprende che lo stile risente dell’influsso umbro-marchigiano. Nel transetto sulla parete nord, in prossimità dell’ingresso alla Sagrestia, è collocata una lastra tombale del XIV secolo la cui incisione ricorda la sepoltura dei canonici per volere dell’Arcivescovo Guglielmo Sanseverino. Al di là della porta della Sagrestia è posizionato un pluteo dove, sotto degli archi, sono collocati sei santi con al centro la Madonna. Spicca una santa in particolare Santa Caterina. L’opera è della scuola di Tino di Camaino e risale al XIV secolo. Più avanti ritroviamo il monumento funebre del 1414 dell’Arcivescovo Bartolomeo D’Aprano: il sarcofago, d’epoca romana è sorretto da leoni, su di esso di scorge all’interno di tre tondi, Gesù deposto, la Madonna e San Giovannino, sul coperchio ritroviamo il defunto giacente. Sulla volta dell’abside di sinistra (del SS. Sacramento) scorgiamo, oltre il mosaicato, parti affrescate come quella del XV secolo raffigurante il Battesimo di Gesù. Sulla parte meridionale del transetto, invece, è collocato sotto una nicchia gotica, un interessante affresco (Madonna dell’Umiltà) con due santi ai lati tra cui quello col saio, a sinistra, raffigurante San Severino, di scuola giottesca partenopea, molto probabilmente di Roberto D’Oderisio (metà XIV secolo). Sotto l’affresco è posizionato un ulteriore monumento funebre, il sepolcro di Tommaso Santomagno (vescovo di Capaccio) del 1382. Anche in questo caso la cassa è d’epoca romana rilavorata, con al centro la Madonna del melograno, mentre sulla copertura è presente il defunto giacente.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui