Le nuove Sale del ‘700 nel Museo Diocesano “San Matteo” di Salerno

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Il 14 Dicembre del 2019, in era pre-covid, 2 nuove sale espositive del Museo Diocesano di Salerno furono inaugurate, alla presenza di Sua Eccellenza Mons. Andrea Bellandi, del Direttore del museo Don Luigi Aversa e di Sua Eccellenza Mons. Rino Fisichella, al cui interno sono conservate ed esposte opere risalenti per lo più al XVIII secolo, legate alla città di Salerno e, in generale, alla produzione artistica del territorio campano. Precedentemente custodite, all’ombra dei depositi del Museo stesso, grazie all’esposizione delle nuove sale, queste preziose opere hanno trovato la giusta collocazione per la fruizione dei visitatori, confermando l’importanza del Museo nell’ambito storico-artistico della città di Salerno. Riaperto nel giugno di quest’anno, il Museo accoglie le nuove sale al piano superiore attigue a quelle dedicate alle opere pittoriche del XVII secolo. La prima sala che si apre al visitatore, la più piccola, è la Sala “Arte e Fede” (Immagini della Fede a Salerno), al cui interno ritroviamo dipinti di piccolo e medio formato realizzati tra il XVII secolo e il XIX e provenienti dai Depositi del Museo. Essi evidenziano uno spaccato artistico della religiosità locale che trasmette la sacralità attraverso le immagini mariane e non solo, che converge nel dipinto della Maddalena posto in fondo alla piccola preziosa sala. Di particolare bellezza espressiva, fu realizzata da Andrea Vaccaro intorno al XVII secolo. La rappresentazione pittorica, proveniente dalla Sacrestia della Cattedrale di Salerno, e appartenuta, inizialmente, alla collezione di quadri di Fabrizio Pinto, evidenzia fortemente la condizione emotiva della Maddalena piangente nell’atto del   pentimento. Illuminato dalla luce della rivelazione, il personaggio, inoltre, sembra raggiungere una sorta di estasi mistica come manifestano sia il movimento del corpo, sia gli occhi che guardano verso l’alto. Tra le altre tele ritroviamo quella della “Mater Dolorosa incoronata da putti angelici”, realizzata alla fine del XVIII secolo, olio su tela di Giacinto Diano acquistata dal Museo di Napoli nel 1962. L’artista, sempre impegnato sulla linea artistica di matrice romana e partenopea, rappresenta la Madonna incoronata da due putti evidenziandone la suprema regalità della Figura intenta alla Passione di Cristo. La sala attigua, del “Settecento” (Nel segno del Solimena), molto più ampia della precedente, grazie alla sapiente collocazione dei punti luce, valorizza tele di media grandezza sempre provenienti dai Depositi del Museo ma anche dal Palazzo Arcivescovile, e tutte risalenti al periodo sei-settecentesco. Nella sala sono esposte opere artistiche di alto valore, di stampo barocco partenopeo, sulla scia di artisti come Angelo Solimena, Francesco Solimena, Matteo Chiarelli, Michele Ricciardi o ancora Nicola Malinconico. Entrati nella grande sala, spiccano sulla parete di sinistra 4 tele realizzate di Angelo Solimena e provenienti dal Palazzo Arcivescovile, che rappresentano: “Loth e le figlie”, “Sacrificio di Isacco”, “Saul agitato” e “Giuditta e Oloferne”, tutte copie degli originari realizzati dal figlio del Solimena, Francesco. Erroneamente considerato tra i primi artisti della corrente del “rococò” napoletano, quest’ultimo è in realtà pienamente immerso nello stile “Barocco napoletano” di scuola formatasi dalla tradizione decorativa del grande artista Luca Giordano, in parte rielaborata. Secondo la critica d’arte Mina Bacci, di fatto, i quadri di Francesco Solimena sono caratterizzati da una elegante configurazione delle scenografie architettoniche distribuite in maniera quasi teatrale, dove anche in poco spazio si ritrovano, spesso, numerosi personaggi ben collocati in ambientazioni per lo più caratterizzati da archi e colonne antiche, ben decritti con particolare minuzia e con calcolato taglio di luce quasi sempre proveniente da sinistra. Sempre sulla sinistra ritroviamo una tela di Nicola Malinconico, “Adorazione dei Magi”, proveniente dalla donazione Ruggi d’Aragona e poi collocata nella Cattedrale di Salerno. Risalente al 1694, l’olio su tela, risente della scuola di Luca Giordano ma con tratti innovativi dettati proprio Francesco Solimena.  La scena è divisa da una colonna in rovina (simbolo pagano riscattato dalla salvifica nascita di Cristo) che evidenzia l’irrequietezza di un cavallo da un lato, mentre sulla destra si presenta una scenografia quasi teatrale dove l’inquietudine si affievolisce con la visita e l’adorazione dei Magi.Del complesso benedettino di San Giorgio a Salerno è la realizzazione, legata agli interventi di riqualificazione della chiesa, della tela bi-frons con le “Sante Archelaide, Tecla e Susanna”. Ultimamente restaurata, l’olio su tela ha la firma di Matteo Orgitano e risale all’ultima decade del XVII secolo. Il dipinto a double-face, proprio per la sua particolarità, doveva essere collocato, molto probabilmente, al centro di un ambiente di passaggio, in maniera tale da poter essere ammirato su entrambe le facciate. Al centro è posta Santa Archelaide che guarda il Divino rivolgendosi verso l’alto, mentre prega per l’umanità rivolgendo le mani verso il basso. Di scuola di Francesco Solimena è il quadro raffigurante la “Madonna col Bambino e i santi Vito e Domenico” di Matteo Chiarelli il quale riprende l’impianto del gruppo dei santi rappresentato su una pala realizzata da Francesco (la pala di Santa Maria dei Martiri eseguita tra il 1705 e il 1707) per la chiesa napoletana di San Pietro Martire. Interessante è la figura di San Domenico, severa e monumentale, mentre la figura di San Vito risulta essere più grossolana e dunque ascrivibile a un allievo del Maestro. Oltre ai tanti quadri presenti in sala, spiccano otto statuette di marmo che rappresentano i quattro Evangelisti e i santi Desiderio, Festo, Procolo e Sossio, realizzati dall’artista Matteo Bottiglieri realizzati tra il 1725 e il 1728. Gli Evangelisti erano posizionati nella Cappella Lembo della Cattedrale di Salerno, mentre gli altri all’interno della Cappella Mazza sempre nel Duomo del Capoluogo campano. Quasi al centro della sala è posta la statua lignea policroma e dorata proveniente dalla chiesa di San Martino a Salerno (chiesa di Santa Apollonia) e risalente alla seconda metà del ‘700, raffigurante San Martino vescovo. La statua alta più di due metri (trasferita nel Museo nel 1964) è in posa benedicente, con preziosi abiti vescovili, sul cui piviale damascato si notano le figure di San Pietro e San Paolo.

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