L’antica fontana del quadriportico della Cattedrale di Salerno

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Una caratteristica peculiare di molti monumenti del cento storico di Salerno è l’utilizzo di materiali di reimpiego d’età classica soprattutto nel Medioevo.  Fusti, colonne, capitelli, sarcofagi e architravi d’epoca greco-romana si scorgono  in diverse chiese tra le quali San Benedetto, il tempio di Pomona, San Massimo e ancora Santa Maria de Lama e Sant’Andrea, ma è soprattutto all’interno della Cattedrale salernitana che ritroviamo il maggior numero di elementi di reimpiego, documentati e ben descritti da numerosi storici dell’arte, tra cui l’archeologa Angela Palmentieri e lo storico Antonio Braca. Nell’ambito dell’uso di “spolia”, quest’ultimo ha focalizzato l’attenzione particolarmente su una fontana un tempo presente al centro del quadriportico, molto probabilmente collocata durante la consacrazione della chiesa nel 1084 ad opera di papa Gregorio VII (ben evidenziata e descritta in alcune vecchie illustrazioni) frutto di quel  rinnovato interesse archeologico successivo alle scoperte dei siti storici di Pompei, Ercolano e di una maggiore attenzione rivolta ai reperti antichi dell’area di Paestum a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. La prima documentazione visiva della fontana presente nell’atrio del Duomo fino al 1825 è di Paolo Antonio Paoli (Presidente dell’Accademia Pontificia di Roma) il quale, sul finire del XVIII, rappresentava la fontana decontestualizzata dal resto dell’ambiente sacro concentrandosi sulla forma e descrivendone anche la provenienza (l’area archeologica di Paestum -metà V secolo a.C.): “ ….Conca antica di granito larga circa 16 palmi di diametro…..che stava anticamente dentro il Pesto nel luogo scavato e più basso..”. Ma, ancora prima del Paoli, il monumento è riportato nelle descrizioni di alcuni scrittori. Nel 1580 l’arcivescovo di Salerno, il cardinale Marsilio Colonna, fornisce una dettagliata descrizione dell’elemento decorativo, mentre più di un secolo dopo, nel 1681, Antonio Mazza, nella sua guida storica della città così la descrive: “Ad atrium quadrilaterum cum porticis supra marmoreas columnas……. In cuius medio perennis fons unico marmoreo granito lapide fabrefacto cubito rum triginta latitudinis in gyrum emensae conspicitur”. Dell’inizio degli anni ’80 del XVIII secolo è una bella immagine (quadriportico con la monumentale fontana al centro) contenuta all’interno del libro realizzato dall’abate Jean-Claude Richard de Saint-Non “Voyage pittoresque, ou description des royames de Naples et de Sicilie”, disegno di Louis- Jean Desprez. L’ambiente, ritratto dal basso verso l’alto, evidenzia tutto l’elegante colonnato che custodisce al suo centro la zampillante fontana. Molto simile è la stampa dello storico tedesco Heinrich Schultz, autore di un libro di studi sull’architettura medioevale dell’Italia meridionale tra il 1832 e il 1842 il “Denkmaler der Junst des Mittelalters in Unteritalien”. Il disegno del quadriportico evidenzia, anacronisticamente, ancora la presenza della fontana zampillante costituita da un unico blocco di granito (in realtà sottratta nel 1825). L’architetto parigino Francois Debret è autore di una raccolta di incisioni, stampe e carte geografiche dal titolo “Voyage en Italie” realizzata all’inizio del XIX secolo all’interno della quale ritroviamo la pianta della Cattedrale di Salerno (Catalogo online delle opere grafiche, sculture e pitture della Scuola di belle arti di Parigi -ENSBA). In essa notiamo visibilmente una sproporzione tra il quadriportico e l’interno della sacra struttura: il primo sembra avere, infatti, le stesse dimensioni dell’interno della chiesa. Ma, ciò che cattura l’attenzione dello storico è ancora una volta il colonnato del quadriportico con la grande vasca della fontana al suo centro. Un’altra rappresentazione dell’area sacra dell’architetto francese Jean-Baptiste Ciceron Lesueur contenuta nel suo “Voyage en Italie: Environs de Naples” del 1822 (frutto del suo interesse per la monumentalità delle chiese e degli edifici e in particolare per i materiali d’epoca greco-romana reimpiegati nel periodo medievale e disegna) evidenzia in maniera dettagliata l’atrio del Duomo e la fontana al suo centro. Nello stesso anno l’architetto tedesco Friedrich von Gartner, che trascorse in Italia un breve periodo studiando le antichità del territorio, rappresentava anch’egli l’atrio della Cattedrale con meno precisione rispetto ai suoi predecessori e forse anche con un po’ di immaginazione, riportando nella parte superiore del nartece (loggia barocca), sulla facciata, una grande bifora al posto del finestrone. Anche qui è ancora presente, ma non per molto, l’ampia vasca della fontana monumentale. Nel 1825, per volere del re Ferdinando I di Borbone, la fontana venne spostata dal quadriportico del Duomo di Salerno (al suo posto fu collocata la vecchia vasca del fonte battesimale che si trovava inizialmente vicino il pulpito grande coperta da un ciborio) per essere posizionata all’interno della vanvitelliana Villa Comunale (l’antica Villa Reale) di Napoli. Nell’elegante parco realizzato in raffinato gusto francese, ritroviamo un lungo viale con, una fontana al centro che accoglieva inizialmente un gruppo scultoreo di Partenope e Sebeto di Giuseppe Sammartino (1781), sostituito, qualche anno dopo, dal Toro Farnese per ordine di Ferdinando IV (come ben si nota in una illustrazione del 1824 di Saverio Della Gatta, esposta al Museo di San Martino a Napoli). Nella metà degli anni ’20 del XIX secolo, quest’ultimo fu collocato all’interno del Museo Archeologico di Napoli e sostituito proprio dalla vasca salernitana assemblata su quattro grandi leoni, in stile neoclassico, che sorreggono la fontana (progetto questo dell’architetto Pietro Bianchi). Allo stato attuale, la Villa Comunale vive un periodo di particolare abbandono e anche la stessa fontana (detta anche delle Paparelle) si presenta piuttosto malandata. Dalla siccità dell’estate del 2017 in poi l’acqua non zampilla più e la tazza di porfido è totalmente ricoperta da uno strato di calcare. In generale, tutto il monumento è in completo abbandono ed è oggetto, purtroppo, dell’incuria, della maleducazione e dell’indifferenza della società moderna. Sarebbe opportuno e auspicabile che il monumento, tanto caro ai salernitani, ritorni nell’atrio del Duomo dove senz’altro sarebbe meglio preservato protetto: esso è parte integrante di un ambiente (fin dall’XI secolo) storico col quale era, fino ai primi del XIX secolo, in piena sinergia architettonica. E’ bene che proprio le Istituzioni locali si impegnino nell’affrontare tale problematica prima che la continua trascuratezza finisca per danneggiare irrimediabilmente la maestosità di questo monumento.

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