La trasformazione degli ex opifici industriali in Europa – Uno sguardo sull’area della ex Marzotto a Salerno

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All’indomani dell’approvazione e della cantierizzazione dei lavori di “riconversione” degli ex opifici industriali della Marzotto a Salerno, vorrei riproporre la stessa tematica da me, circa 3 anni fa, sollecitato da alcune riflessioni sollevate dalle novità in atto. Negli anni ’80, molti ex opifici vennero riconosciuti, per la maggior parte, patrimonio culturale e industriale da conservare, recuperare, rispettare e far rivivere. Allo stato attuale, esiste in Italia un numero cospicuo di realtà ex industriali che necessiterebbero di interventi urbani e soprattutto di un reintegro delle stesse nel tessuto antropizzato. Come nel resto d’Europa, anche nel nostro bel paese esistono diverse realtà di questo genere: ex opifici industriali i cui volumi sono stati, in parte, recuperati e valorizzati in virtù soprattutto del loro stesso valore “storico-architettonico”. L’esempio forse più importante in Europa di riconversione di aree industriali dismesse è quello del bacino della Ruhr in Germania. In Italia interventi di riqualificazione di aree industriali dismesse sono ad esempio gli ex opifici Pirelli a Milano trasformati nell’attuale Università Bicocca, ma anche quella della ex Michelin, fabbriche del noto pneumatico dismesse alla fine degli anni ‘90, nella città di Trento, dove l’area è stata armoniosamente collegata con il centro storico del capoluogo, da un lato, e il fiume Adige, dall’altro. Si è realizzato un nuovo quartiere “Le Albere”, firmato da Renzo Piano, costituito da edifici di 4-5 piani al massimo con viali alberati, un bel parco verde attrezzato e un museo “il Muse”, il tutto seguendo i dettami dell’architettura ecosostenibile. L’unica pecca progettuale, in questo caso, è forse il completo abbattimento dei volumi industriali che ha quindi cancellato per sempre quella che poteva essere la memoria storico-industriale del sito. Molto interessante è, poi, il recupero di un vecchio cementificio a Barcellona in Spagna. Acquistato nel 1973 dall’architetto Ricardo Bofill. Dei 30 silos che componevano l’impianto industriale, il progettista ne conservò 8 trasformandoli in uffici, in un grande studio di architettura e in una elegante abitazione. Più di quarant’anni fa l’architetto intuì, dunque, il valore di quelle volumetrie industriali e nel suo progetto aggiunse finestre, affacci e percorsi vari, scolpendo tutto ciò che era l’originale involucro e restituendo un nuovo edificio che, a grandi linee, rispetta le sue originali forme architettoniche. Grazie, inoltre, alla collaborazione di artisti catalani, l’edificio definito “La Fabrica” è diventato nel giro di pochissimi anni un involucro caratterizzato da un design particolarissimo. L’area è, poi, ingentilita da tanto verde, cipressi, eucalipti e diverse piante mediterranee. Rivolgendo il mio interesse alle aree industriali dismesse di Salerno, anch’esse in attesa (o in fase) di riconversione e soprattutto di reintegrazione nel tessuto cittadino, da esempio ex ceramiche D’Agostino e la fabbrica Marzotto, resto con la speranza che i futuri progetti per queste aree non diventino l’occasione di interventi speculativi che alimentano gli interessi di poche persone, ma una vera missione di rinascita della città che rispetti  le volumetrie degli opifici che sono parte della storia industriale della stessa  e dunque una sorta di  patrimonio  archeologico industriale urbanistico  da salvaguardare. Occorrerebbe soprattutto uno studio di un’adeguata connessione di tali aree dismesse con la città con la completa restituzione delle stesse ai salernitani, con la realizzazione di nuove piazze, percorsi pedonali con tanto verde attrezzato, residenze, uffici, negozi e centri d’interesse socio-culturale e, perché no, un nuovo e più adeguato museo dello “Sbarco” o della “Ceramica” evitando la realizzazione di corpi voluminosi dal forte impatto ambientale, tanto di moda negli ultimi anni. E’ una semplice questione di civiltà che spero risorga nel cuore di tutti i cittadini che devono essere essi stessi guardiani del proprio territorio contro gli interessi di quanti percepiscono nel cemento una mera occasione di guadagni veloci o, peggio ancora, merce di scambio per obiettivi più oscuri. Queste le mie riflessioni di quasi tre anni fa. Nel frattempo ho perso, purtroppo, un po’ di quella fiducia che avevo ancora nel 2017. La mia speranza è crollata al cospetto delle notizie degli ultimi mesi relative all’ex area Marzotto. Il 20 Giugno dello scorso anno è stato portato all’attenzione della Commissione Urbanistica Edilizia il progetto riguardante il Comparto residenziale CR-30 (area ex Marzotto), e con Delibera di Giunta Comunale n°243 del 4 Luglio 2019 è stato adottato, con le modalità previste dal Regolamento di Attuazione per il Governo del Territorio della Regione Campania n°5 del 4 Agosto 2011, il Piano Urbanistico Attuativo relativo all’area dell’ex Marzotto, approvato, poi, sempre  con Delibera di Giunta Comunale n°328 del 3 Ottobre 2019. Si tratta della costruzione di ben 3 grattacieli (i più alti di tutta la Provincia di Salerno) di quasi 60 metri di altezza (altra colata di cemento), accompagnati da un ulteriore Centro Commerciale (di cui nemmeno si avverte un reale bisogno) un parcheggio e un ristorante. E’ questo un progetto che sembrerebbe modificare considerevolmente la previsione di Piano Regolatore Comunale adottato alla fine del 2018. Come ben si nota nella Tavola P1.11 riguardante il “Sistema Mobilità”, in essa era presente un nuovo asse comunale che dall’area a monte dello stadio Arechi passa sull’area ex Marzotto per poi riallacciarsi in via Allende, lato mare. Sulla Tavola “Comparto edificatorio CR-30 -prevalentemente residenziale-” si distingue molto bene il tracciato della nuova viabilità, a monte, in rosa, l’area omogenea di trasformazione a destinazione prevalentemente residenziale, e in verde, il verde attrezzato e sport, lo stesso è riportato anche sulla Tavola P0 -Trasformabilità Urbana. Nel nuovo progetto tali linee urbanistiche sono state completamente stravolte: la strada comunale di collegamento con via Allende. Scompare, mentre tutta la fascia di verde, larga quasi 40 metri (area di rispetto prevista dal PUC – Piano Urbanistico Comunale) viene completamente annullata. Al suo posto ritroviamo un Centro Commerciale e gli uffici con dei parcheggi. E’ questa una ennesima variante urbanistica in corso d’opera in cui, ancora una volta, la volontà dell’Amministrazione Comunale sembrerebbe soccombere a quella degli imprenditori edili. Dell’area dell’ex opificio Marzotto, non resta già più nulla, tutto è stato abbattuto, nemmeno una porzione della vecchia struttura è rimasta in piedi. In una città in cui la “memoria storica” viene progressivamente e sistematicamente cancellati, forse è arrivato il momento di aprire un serio e costruttivo dibattito urbanistico, in cui il cittadino sarà chiamato a esprimere la propria posizione.

Le foto del centro residenziale “ Le Albere” sono state prelevate dal sito www.lealbere.it ; le foto dell’ex cementificio recuperato dall’Arch. Ricardo Bofill provengono dal sito www.idealista.it/news ; la foto della ex fabbrica Pirelli proviene dal sito www.unimib.it/ateneo/storia; l’attuale situazione dell’Università Bicocca foto prelevata dal sito https://www.informazionesenzafiltro.it/da-fabbriche-di-produzione-fabbriche-della-cultura-viaggio-nella-milano-industriale/

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