La suggestiva Abbazia del Monte Tubenna

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La quarantena che continua a tenerci chiusi tra le mura domestiche attraversando questi giorni di festa, non fa che riportarmi alla mente tanti ricordi di semplici passeggiate nel circondario di Salerno. Una di queste, accompagnata da una nota di dolce nostalgia, mi riaccende l’anima di grandi emozioni: la visita presso l’Abbazia del Monte Tubenna. Situato lungo le ultime propaggini meridionali dei monti Picentini e appartenente al Comune di Castiglione del Genovesi, parte integrante dell’hinterland salernitano, il monte Tubenna è un imponente massiccio, alto ben 834 metri, che si colloca tra il mare e l’Appennino Campano. Nel corso di un trekking con mio padre verso la sommità del monte, alla fine degli anni ’80, vidi per la prima volta la sacra struttura posizionata a 630 metri s.l.m., allora ancora abbandonata. Ricordo ancora, con trepida emozione, quell’esperienza che mi permise ammirare la città di Salerno da una particolare angolazione, quella di nord-est, la cui visuale in realtà abbraccia non solo il centro abitato ma anche tutte le verdi colline circostanti e soprattutto l’ampio golfo che va dalla Costiera Amalfitana fino al Cilento a sud. A distanza di molti anni ho avuto l’occasione di ritornare in quei luoghi, nell’estate del 2014, assieme al mio compagno. Con mia grande meraviglia, notai che l’abbazia era stata in parte recuperata. L’area attorno il sagrato era stata risanata e adibita a spazio pic-nic, con numerosi tavoli in legno e semplici coperture lignee. In quel fine Agosto di 6 anni fa anche la chiesa era aperta e quindi visitabile. Facendo delle indagini sulla storica struttura sacra, salta fuori che l’Abbazia era dedicata alla Madonna e fondata nel XII secolo da San Guglielmo da Vercelli sulle rovine di un tempio pagano. Il Santo, in viaggio verso la Terra Santa, dimorò in Campania e in particolar modo nell’avellinese dove realizzò, non lontano da Sant’Angelo dei Lombardi, una cittadella monastica dedicata al Santissimo Salvatore, dove morì nel 1142. Nel monastero, in questione, viveva una comunità di benedettini cirstercenzi. Il luogo sacro, per anni, fu meta di numerosi pellegrinaggi. Intorno al 1700, la struttura fu ridotta a Reggia Cappellonia Laicale, iniziando una progressiva decadenza. Nel frattempo i frati benedettini abbandonarono il Monastero anche a causa del forte brigantaggio locale. Nel 1818, grazie a un Concordato tra lo Stato Borbonico e la Santa Sede, anche l’Abbazia, come tutte le Diocesi in difficoltà economiche, passò al Demanio dello Stato e i suoi beni furono ripartiti. La chiesa fu soppressa nel 1848. La sacra struttura è costituita da un fabbricato d’ingresso, antico luogo di abitazione dei frati, accanto al quale si poggia la massiccia torre campanaria. Da tale volumetria, recuperata non molti anni fa, si accede ad un piccolo cortile interno che dà alla chiesa preceduta da un pronao. La chiesa è suddivisa in due navate comunicanti mediante due arcate a sesto acuto. All’interno della navata meridionale si possono ammirare due affreschi raffiguranti uno l’Annunciazione e l’altro la Madonna col bambino, entrambi del XV secolo e recuperati anch’essi da poco tempo. Rimasi davvero molto colpito dalla bellezza di tale Abbazia che spero venga in un prossimo futuro recuperata nella sua totalità. Negli ultimi anni è diventato punto di riferimento per una interessante iniziativa legata alla valorizzazione del contesto artistico, culturale e turistico del territorio con l’interessante iniziativa – Premio d’arte e Cultura “Città del Tubenna” –  organizzata dalla Pro Loco di San Mango Piemonte e da quella del Comune di Castiglione del Genovesi.  Il luogo sacro si mostra davvero suggestivo grazie anche all’area che lo circonda: territorio ameno nonché punto particolarmente panoramico dal quale si può ammirare tutta la città, il mare, le colline e le valli che la circondano. E, in definitiva, un luogo che consiglierei vivamente a tutti coloro i quali vogliono un po’ di tranquillità e serenità a pochissimi chilometri dal centro di Salerno!

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